Diamond League: Bellò si ripete in 1:58.97

06 Agosto 2022

Primato personale eguagliato per l’ottocentista azzurra, quarta a Chorzow (Polonia). Vallortigara 1,88 nell'alto, Randazzo 7,63 e poi si ritira nel lungo, Ponzio 20,81 nel peso

 

di Nazareno Orlandi

La vera Elena Bellò. La mezzofondista azzurra eguaglia il primato personale a Chorzow, in Polonia, nella nona tappa della Wanda Diamond League: 1:58.97 e quarto posto negli 800 metri vinti dall’oro mondiale indoor Ajee Wilson (Usa, 1:58.28). Quarto posto anche per Nick Ponzio con 20,81 nel peso e per il bronzo iridato Elena Vallortigara che non fa meglio di 1,88 nell’alto, con tre errori a 1,92, in un pomeriggio senza temperature estive allo stadio Slaski. Un solo salto, e sesto posto nel lungo con 7,63 (+1.0), per Filippo Randazzo, ritirato per precauzione dopo aver avvertito un fastidio muscolare. Tra i risultati del meeting, spicca il 10.66 (+0.5) di Shelly-Ann Fraser-Pryce: per la giamaicana cinque volte oro iridato è la migliore prestazione mondiale dell’anno nei 100. Nell’asta 6,10 per lo svedese Armand Duplantis.

BELLÒ - Non è più una novità, quest’Elena Bellò così competitiva tra le grandi. La mezzofondista delle Fiamme Azzurre, non pienamente soddisfatta dal suo Mondiale (out in semifinale), aveva voglia di riscatto e allo stadio Slaski si è vista tutta la sua attitudine: quarta piazza con il primato personale eguagliato di 1:58.97, stesso identico tempo del Golden Gala Pietro Mennea, e soprattutto una condotta di gara che ne ribadisce l’intelligenza tattica, la capacità di lettura e la determinazione. Scortate dalla ‘pacer’ Aneta Lemiesz le ottocentiste passano in 57.49 a metà gara: quando si ferma la lepre, la vicentina si mette sulla scia della statunitense Sage Hurta, sempre per vie interne, senza paura di stare davanti alla ricerca del crono. Sul rettilineo finale, si concretizza la rimonta della campionessa del mondo indoor Ajee Wilson (1:58.28 per la vittoria), che scalza anche la Hurta (1:58.40), e proprio sul traguardo è anche la slovena Anita Horvat (1:58.96) a superare per un centesimo l’azzurra, che termina quindi con un prestigioso quarto posto che infonde fiducia a una manciata di giorni dagli Europei di Monaco di Baviera. 

“Sono soddisfatta - le parole della vicentina allenata a Giussano, in Brianza, da Alessandro Simonelli - ho avuto qualche giorno di difficoltà da Eugene in poi, anche muscolarmente non ero al 100%. Ero abbastanza tesa per questa gara, ho avuto un fastidio che non ho più sentito all’inizio di questa settimana: quindi ho deciso di prendere e partire perché avevo bisogno di tornare ad avere le buone sensazioni della prima parte di stagione. Inoltre volevo gareggiare qui con l’obiettivo di guadagnare punti per la finale di Zurigo, che è un mio sogno nel cassetto: con la posizione di oggi dovrei essere dentro. Ho avuto sensazioni positive anche se non mi sento ancora al top e si è visto nella volata: non era spettacolare, ma piano piano tornerà tutto a posto e non vedo l’ora di correre agli Europei, adesso che ho riacquisito fiducia”.

VALLORTIGARA - Venti gradi e poco più, pedana umida, condizioni non certo ideali per il salto in alto: la prova di Diamond League non si accende per nessuna. Quasi tutte fuori con tre errori a 1,92, tra cui il bronzo mondiale Elena Vallortigara, che oltrepassa 1,88 alla seconda e poi si arrende quattro centimetri più in alto, con un terzo tentativo ben impostato (chiude quarta). Proseguono solo l’ucraina Yaroslava Mahuchikh che però deve ricorrere a tre assalti per domare il 1,92 e l’uzbeka Safina Sadullayeva, ok alla prima, poi eliminata a 1,95. È comunque Sadullayeva al primo posto perché Mahuchikh rinuncia a 1,95 e poi sbaglia per tre volte 1,98. “Era bagnato e a volte un po’ ventoso, ma la verità è che oggi non mi sentivo al top, le ultime settimane sono state toste”, il commento dell’azzurra tornata a 2,00 a Hayward Field.

RANDAZZO - La racconta così, Filippo Randazzo: “Quando ho staccato ho sentito una piccola fitta al femorale. È l’altra gamba, la sinistra, non la destra infortunata nei mesi scorsi. Penso non sia nulla di che, ma per precauzione ho smesso di saltare. Appena rientro in Italia vedremo cos’è e se riuscirò ad essere agli Europei di Monaco”. Dura soltanto un salto il rientro internazionale del catanese nel lungo. L’azzurro delle Fiamme Gialle, finalista olimpico a Tokyo, abbandona la gara dopo il 7,63 iniziale (+1.0) che lo fissa al sesto posto. L’8,13 del campione olimpico Miltiadis Tentoglou (Grecia) guida la classifica sugli 8,09 dello statunitense Steffin McCarter e del cubano Maykel Massó.

PONZIO - È la stessa misura della finale mondiale di Eugene, conclusa al nono posto. Nick Ponzio (Athletic Club 96 Alperia), in una gara in parte condizionata dal maltempo, come l’intera prima parte del meeting, è quarto con 20,81, prestazione ottenuta al quarto lancio. Il più “lungo” è l’argento mondiale Joe Kovacs (21,79) che all’ultimo lancio sfila il successo al neozelandese Tom Walsh (21,70) ed è terzo l’altro americano Josh Awotunde (21,35).

CAMPIONI DEL MONDO: GIOIE E DOLORI - Gli aggettivi, per lei, sono finiti: Shelly-Ann Fraser-Pryce timbra il miglior tempo dell’anno con 10.66 (+0.5), un centesimo meglio della finale iridata in Oregon. Armand Duplantis, no, non può perdere: 6,10 in Slesia nell’asta per il primatista del mondo. Non perde nemmeno la travolgente giamaicana Shericka Jackson che spara un notevole 21.84 nei 200 metri (+0.2) e stacca la bahamense regina dei 400 Shaunae Miller-Uibo (22.35). Vittorie dopo l’oro mondiale di Eugene anche per il quattrocentista Michael Norman (Usa, 44.11), l’ostacolista brasiliano Alison Dos Santos nei 400hs (47.80), l’ottocentista keniano Emmanuel Korir (1:45.72), la pesista Chase Ealey (20,38), i martellisti Pawel Fajdek (Polonia, 81,27 record della Diamond League) e Brooke Andersen (Usa, 75,76). Cade invece il campione del mondo del triplo Pedro Pichardo (Portogallo, 17,29/-0.6), battuto dal cubano di Roma Andy Diaz (Libertas Unicusano Livorno), seguito dal suo coach Fabrizio Donato, di cui martedì ricorrono i dieci anni dalla splendida medaglia di bronzo delle Olimpiadi di Londra: 17,53 con vento nullo per super Diaz. Sconfitta nei 1500 la padrona dei 5000 Gudaf Tsegay: prevale la connazionale Diribe Welteji (3:56.91), Tsegay seconda in 3:58.18.

LE ALTRE GARE - Femke Bol al record d’Olanda nel giro di pista, ma senza le barriere in mezzo: 49.75 per la strepitosa ‘orange’ argento mondiale dei 400hs e della staffetta mista. Olandesi anche i 3000, con la firma di Sifan Hassan in 8:39.27. L’oro di Tokyo Jasmine Camacho-Quinn (Portorico) sfodera un 12.34 (+0.8) nella finale dei 100hs. Trayvon Bromell è l’unico sotto i dieci secondi nei 100 metri con 9.95 (-0.7): l’altro americano Marvin Bracy e il giamaicano Ackeem Blake a 10.00. Giavellotto maschile al ceco Jakub Vadlejch (86,68), femminile alla giapponese Haruka Kitaguchi (65,10).

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