Giuseppe (Pino) Dordoni, il campione che insegnò all'Italia a marciare

28 Giugno 2026

Nel centenario della nascita il ricordo dell'olimpionico di Helsinki e del maestro della marcia azzurra.

Domenica  28 giugno 2026 ricorre il centenario della nascita di Giuseppe "Pino" Dordoni, uno dei più grandi protagonisti dell'atletica italiana e una figura destinata a lasciare un'impronta profonda non soltanto per i risultati ottenuti in gara, ma anche per il prezioso lavoro svolto come allenatore e guida tecnica della marcia italiana.

Ricordandone la figura si mescolano nella mente occasioni di incontro avute ma soprattutto la grande difficoltà nel separare in lui gli aspetti della persona dai ruoli che rivestiva. Un tutt’uno erano la sua dedizione e rispetto per la specialità, per l’atletica, per la federazione che mai gli hanno fatto venire meno il proprio profilo istituzionale, rigoroso e profondamente rispettoso del ruolo che rivestiva e delle responsabilità che aveva verso gli atleti, i tecnici, i suoi collaboratori e la FIDAL. Forse era anche per quello che la sua presenza magnetica, l’entrare nelle sale dove erano presenti atleti e tecnici, l’assistere agli allenamenti poneva tutti, anche i più esperti e navigati, in un surplus di soggezione.

Come sottolineato proprio in questi giorni dall’amico Gian Franco Carabelli, egli era “l'atleta inimitabile, l'uomo integerrimo, l'amico inflessibile”.

Era nato a Piacenza il 28 giugno 1926, dove scoprì giovanissimo la passione per la marcia, allenato e instradato da Guido Rizzi. Una disciplina che avrebbe interpretato con eleganza, rigore e straordinaria determinazione. Dotato di una tecnica impeccabile e di una grande resistenza, riuscì in pochi anni a diventare il punto di riferimento della specialità nel nostro Paese.

Conquistò numerosi titoli nazionali e si impose sulla scena internazionale. Il primo grande trionfo arrivò nel 1950 ai Campionati Europei di Bruxelles, dove conquistò la medaglia d'oro nella 50 chilometri. Quel successo riportò l'Italia ai vertici della specialità e fece di Dordoni il principale favorito per i Giochi Olimpici di Helsinki.

Due anni più tardi arrivò il giorno destinato a entrare nella storia dello sport italiano. Il 21 luglio 1952, sulle strade della capitale finlandese, Giuseppe Dordoni disputò una gara perfetta.

Con passo regolare, elegante e irresistibile, staccò progressivamente tutti gli avversari fino a presentarsi da solo all'ingresso dello stadio olimpico. Tagliò il traguardo in 4 ore 28 minuti e 7 secondi, conquistando la medaglia d'oro e realizzando anche la migliore prestazione mondiale sulla distanza.

Fu una delle vittorie più limpide e prestigiose dell'atletica italiana. Un paese, bene dirlo uscito distrutto dal conflitto mondale, accettato e sopportato ai Giochi di Londra del 1948 (la Germania ne rimase esclusa) e che in Finlandia ritrovò il proprio spazio grazie a quella vittoria. Quel successo consacrò definitivamente il marciatore piacentino come erede della grande tradizione inaugurata da Ugo Frigerio e aprì una nuova epoca per la scuola italiana della marcia. Al suo rientro in Italia Pino Dordoni, allora atleta della Virtus Bologna, fu accolto alla Stazione Centrale e portato in trionfo con un auto  scoperta – per chi conosce il capoluogo dell’Emilia Romagna – per via Ugo Bassi e via Rizzoli in un tripudio di folla esultante. Cose che raccontate oggi sembrerebbero incredibili.

Dordoni non era soltanto un atleta fortissimo. Era soprattutto un interprete raffinato della tecnica. Per lui la marcia era armonia, equilibrio, precisione. Per lui lo stile rappresentava il primo requisito del marciatore, perché la tecnica poteva essere insegnata ma l'eleganza del gesto nasceva dalla cura quotidiana dei particolari.

Curriculum (fonte FIDAL)
Titoli italiani: 10 km 1946/47/48/49/50/51/52/53/54/55/57, 20 km 1952/53/54/55/56/57, 50 km 1949/50/52/53/54
Giochi Olimpici: 9/1948 10 km, 1/1952 50 km, 9/1956 20 km, 7/1960 50 km
Campionati Europei: 1/1950 50 km, ritirato/1954 50 km, 6/1958 20 km

Performances 50 km marcia (fonte FIDAL)
4:24:19 (4) Ponte San Pietro 16-10-60
4:28:07.8 (1) Helsinki 21-7-52
4:33:27.2 (7) Roma 7-9-60
4:34:15 (1) Palermo 10-10-54
4:35:55.6p (1) Roma 8-11-53
4:37:38 (1) Abbiategrasso 11-10-53
4:38:04 (1) Cagliari 15-10-50
4:40:49 (1) Bruxelles 25-8-50
4:44:36 (1) Trieste 23-10-49

Partecipò complessivamente a quattro edizioni dei Giochi Olimpici, da Londra 1948 fino a Roma 1960, dimostrando una longevità agonistica davvero eccezionale.

Nel corso della carriera disputò centinaia di competizioni, conquistando un numero impressionante di vittorie e di titoli italiani. Ma il contributo più importante doveva ancora arrivare.

Conclusa l'attività agonistica, Giuseppe Dordoni scelse di mettere la propria esperienza al servizio dell'atletica italiana. Divenne responsabile tecnico della nazionale di marcia. Per oltre vent'anni rappresentò il punto di riferimento assoluto della disciplina. Con competenza, autorevolezza e grande sensibilità tecnica contribuì alla formazione di un'intera generazione di campioni. Se c’è un padre nella scuola della marcia italiana quello è Pino Dordoni. E se ci sono stati degli innumerevoli eredi che hanno raggiunte e superato le gesta di Pino questo è stato grazie alla sua capacità di tenere insieme i  pezzi di quei tanti mondi che hanno fatto grande questa specialità per  Italia nel mondo. Tutti avevano come riferimento Pino Dordoni.

L'influenza di Dordoni si estese anche alle generazioni successive. La sua scuola tecnica, fondata sulla qualità del gesto atletico, sulla disciplina e sul rispetto delle regole, rappresentò le fondamenta della marcia italiana che negli anni avrebbe prodotto altri straordinari protagonisti come Abdon Pamich, Vittorio Visini, Maurizio Damilano, Giuliana Salce, Giovanni De Benedictis, Elisa Ragudo, Annarita Sidoti, Michele Didoni, Ivano Brugnetti e potremmo  continuare all’infinito. La sua figura contribuì in modo determinante a costruire quella che ancora oggi viene considerata una delle scuole di marcia più prestigiose al mondo.

Chi lo ha conosciuto ricorda un uomo schivo, misurato, lontano dai riflettori, metteva soggezione per lo sguardo quasi ascetico. Non cercava il protagonismo, anzi.

Nel 1998 il mondo dell'atletica perse uno dei suoi protagonisti più autorevoli. Ma il suo insegnamento non è mai venuto meno. A cento anni dalla nascita, il suo ricordo continua a vivere non soltanto nelle statistiche e nelle medaglie, ma soprattutto nella cultura sportiva che ha saputo trasmettere. L'oro olimpico di Helsinki resta una delle pagine più belle dello sport italiano. Ma forse il risultato più importante ottenuto da Pino Dordoni è stato quello di avere costruito una tradizione destinata a durare nel tempo.

Vittorie ed esempio rimasti indelebili.

Alberto Morini – Presidente Fidal Emilia Romagna



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