ESCLUSIVA. Francesca Stabile, dalla pianura agli Europei: il racconto di un sogno azzurro.

22 Giugno 2026

“Una ragazza della pianura che ha conquistato la montagna”: così il presidente Fabozzi racconta l'azzurrina campana, protagonista di un debutto da ricordare ai Campionati Europei di corsa in montagna.

di Campania

AVERSA (Pietro De Biasio) – “Una ragazza venuta dalla pianura che ha saputo conquistare la montagna”. Con queste parole il presidente della FIDAL Campania Bruno Fabozzi ha sintetizzato la straordinaria esperienza vissuta da Francesca Stabile alla 19ª International Under 18 Mountain Running Cup disputata a Gagliano del Capo. Classe 2009, atleta dell'Atletica Aversa Centro Santulli, Francesca si allena abitualmente ad Aversa con Carmine Gambino, lontano da sentieri, salite e discese tecniche. Eppure, nel giro di poche settimane, è riuscita a guadagnarsi la convocazione nella Nazionale italiana Under 18, entrando a far parte del ristretto gruppo delle otto azzurrine chiamate a rappresentare l'Italia nella prestigiosa rassegna internazionale. Sul selettivo percorso salentino di 4,6 chilometri e 180 metri di dislivello, la giovane campana ha chiuso al 29° posto assoluto in 26'58", risultando quarta tra le italiane in gara. Un risultato che va oltre il piazzamento finale e che testimonia il carattere e le qualità di una ragazza capace di affrontare senza timori una disciplina nuova e un contesto internazionale di altissimo livello. Per raccontare emozioni, paure e sogni di questa esperienza azzurra, abbiamo raggiunto in esclusiva Francesca Stabile, protagonista di una delle storie più interessanti della stagione giovanile.

Francesca, fino a poche settimane fa non avevi mai gareggiato in montagna. Quando hai ricevuto la convocazione in Nazionale, qual è stata la prima emozione che hai provato?
Quando ho ricevuto la convocazione in Nazionale ho avuto un momento in cui mi sono proprio fermata. Dopo tutto quello che sto passando non riuscivo a realizzare che stesse succedendo davvero e ho sentito una felicità enorme. La cosa che mi ha colpita di più è che fino a poche settimane prima non avevo mai fatto una gara in montagna, eppure qualcuno aveva visto in me qualcosa, aveva creduto che potessi farcela. Questo mi ha dato una carica incredibile. Mi sono sentita orgogliosa, emozionata, ma anche un po' spaventata, perché sapevo che sarebbe stata un'esperienza completamente nuova. Però era una paura bella, quella che ti fa capire che stai crescendo.

Il percorso di Gagliano del Capo era molto tecnico e impegnativo, con salite, discese e continui cambi di ritmo. Qual è stato il momento più difficile della tua gara e come sei riuscita a superarlo?
Il momento più difficile per me non è stato in salita, ma in una delle discese tecniche. Io non sono abituata a correre su quei terreni: a casa mia le strade sono dritte, lisce, senza sassi, senza radici e senza curve improvvise. Quando è iniziata quella discesa mi sono spaventata. Avevo paura di scivolare, di mettere male il piede e di cadere davanti a tutte. Le altre ragazze sembravano andare giù sicure e veloci, come se fosse la cosa più normale del mondo, mentre io nei primi metri ero rigida, frenata, quasi bloccata. Sentivo il cuore andare forte, ma non per la fatica: era proprio paura. Poi però mi sono detta una cosa semplice: “Se continui a pensare alla paura, non scendi più”. Così ho provato a lasciarmi andare un po', pensando: “Vai e basta. Non pensarci troppo”. E incredibilmente ha funzionato. Più smettevo di ragionare, più il corpo faceva da solo. Ho iniziato a scendere meglio, più fluida, più libera.

Non ero perfetta, ovviamente, ma in quel momento ho capito che a volte la testa ti blocca più del terreno.

Partivi da Aversa, una realtà completamente diversa da quella delle atlete abituate ad allenarsi sui sentieri di montagna. Hai mai pensato durante la gara che stavi vivendo qualcosa di speciale?
Quando ero sulla linea di partenza ho avuto un momento tutto mio. Guardavo le altre ragazze, il percorso davanti, la maglia azzurra addosso e mi è salita un'emozione forte. Non era paura, ma quella sensazione che ti prende quando stai per fare qualcosa di importante. Mi sono detta: “Francesca, guarda dove sei arrivata”. È stato un attimo semplice, ma che mi ha colpita profondamente. Ho pensato ad Aversa, ai miei allenamenti e a tutto il percorso che mi ha portata fin lì. In quel momento ho capito che stavo vivendo qualcosa di speciale, qualcosa che non capita tutti i giorni. Mi sono sentita davvero felice e ho pensato che dovevo solo godermi tutto, senza pressioni e senza pensieri, vivendo fino in fondo quell'istante.

Hai chiuso come quarta delle otto azzurrine al via e hai contribuito al risultato della squadra italiana. Quanto ti rende orgogliosa questo debutto con la maglia azzurra?
Sono davvero orgogliosa del mio debutto. Essere la quarta delle otto azzurrine e contribuire al risultato della squadra per me significa tantissimo. Non è solo una questione di posizione, ma di tutto quello che c'è dietro: l'impegno, i sacrifici, le ore di allenamento, il non mollare mai nonostante le difficoltà e il fatto di non avere alcuna esperienza in montagna. È una sensazione difficile da spiegare, perché ti senti davvero parte di un gruppo. Quando ho tagliato il traguardo ho provato una felicità immensa e in quel momento ho capito davvero quanto questa esperienza mi abbia fatto crescere. Mi sono sentita più forte, più consapevole e soprattutto fiera di aver dato tutto quello che avevo. È stata un'emozione che ti rimane addosso e che ti fa venire voglia di continuare a migliorare, giorno dopo giorno.

Il presidente Fabozzi ha scritto che sei una “ragazza venuta dalla pianura che ha conquistato la montagna”. Dopo questa esperienza internazionale, quali sono i tuoi obiettivi per la stagione di cross e per il futuro?
La frase del presidente Fabozzi mi ha fatto sorridere perché è vera: sono una ragazza della pianura che ha conquistato la montagna. Questa esperienza mi ha dato tanta fiducia e, per la stagione di cross, voglio portarmi dietro tutto quello che ho imparato: la forza mentale, la capacità di adattarmi e la voglia di non tirarmi indietro davanti a qualcosa di nuovo. Per il futuro desidero continuare a migliorare, risolvere tutti i problemi e crescere passo dopo passo, per capire fin dove posso arrivare. Non voglio mettermi limiti e non voglio mollare, perché questo sport è davvero bello e sa regalare emozioni straordinarie.

Grazie Francesca per aver condiviso con noi, con sincerità e senza filtri, le emozioni di un'esperienza che difficilmente dimenticherai. E se questa intervista è risultata più lunga del previsto, ce ne scusiamo con i lettori, ma sarebbe stato davvero impossibile mettere un freno al racconto di una ragazza che, partita dalla pianura, si è ritrovata a vestire la maglia azzurra e a conquistare la montagna. Perché nello sport, come nella vita, ci sono risultati che si leggono in una classifica e altri che si misurano nelle emozioni. E quelle raccontate da Francesca Stabile meritavano di essere ascoltate fino in fondo.



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