Dentro la Corsa – Il tempo lungo della corsa
22 Marzo 2026di Campania
Corre per migliorare il tempo che gli resta. Ed è qui che il racconto torna indietro e si ricompone. Perché se Bastien rappresenta la fedeltà assoluta al gesto, correre ogni giorno, senza interruzioni, per quarantacinque anni, e Mazzenga la capacità di restare competitivi quando il calendario anagrafico sembrerebbe dire il contrario, Singh aggiunge un terzo elemento. Forse il più importante. La corsa come rinascita. Non c’è allenamento, non c’è tabella, non c’è metodologia che possa spiegare fino in fondo queste storie. C’è qualcosa che le tiene insieme ed è difficile da misurare: la relazione tra movimento e vita. Correre non come prestazione, ma come equilibrio. Non come sfida agli altri, ma come risposta a sé stessi. Nel mondo dell’atletica siamo abituati a dare valore ai numeri. È giusto, è la nostra natura. Ma ogni tanto arrivano storie che spostano il punto di osservazione. Che ti costringono a rallentare, a guardare meglio. A capire che il vero traguardo non è la linea d’arrivo, ma la possibilità di continuare a partire. Fauja Singh, morto nel 2025 a 114 anni, investito da un’auto nel suo villaggio natale, non lascia un record certificato. Lascia qualcosa di più difficile da catalogare. Un’idea semplice e potentissima: che muoversi è vivere, e che non esiste un’età giusta per iniziare. Dentro la corsa, a volte, non si entra per vincere. Si entra per restare. Forse è questo che unisce davvero queste storie. Non la longevità in sé, ma la capacità di dare un senso al tempo che passa. E allora la domanda non è più quanto veloce, quanto lontano, quanto forte. La domanda diventa un’altra. Quanto a lungo possiamo continuare a sentirci in movimento?
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