Dentro la Corsa – Correre tutta la vita

15 Marzo 2026

Le storie di Lois Bastien ed Emma Maria Mazzenga dimostrano come la corsa possa accompagnare tutta la vita.

di Campania

DENTRO LA CORSA (Pietro De Biasio) - Nel mondo della corsa siamo abituati a parlare di record, primati personali, classifiche. Ma esistono anche imprese che non si misurano in secondi o in chilometri, bensì in anni. Anzi, in decenni. Sono storie che raccontano una dimensione più profonda del running: quella della continuità. La vicenda della canadese Lois Bastien è una di quelle che fanno riflettere. A 89 anni ha deciso di fermarsi dopo aver corso per 16.256 giorni consecutivi, una serie iniziata oltre 45 anni prima. Tutto era nato quasi per caso: per aiutare la figlia ad allenarsi per la squadra di corsa campestre del liceo. Da quel giorno non ha più smesso. Ogni singolo giorno almeno un miglio di corsa, come richiesto dal regolamento della Streak Runners International, l’associazione che certifica queste incredibili strisce di continuità sportiva. Il dato impressiona per la sua semplicità: quarantacinque anni senza saltare un giorno. Nessuna gara memorabile, nessun record mondiale cronometrico. Solo la fedeltà quotidiana a un gesto.

La Bastien stessa ha spiegato che correre la faceva sentire “serena e piena di energia”. Ed è forse questa la chiave del suo record: la corsa non come sacrificio, ma come equilibrio di vita. Nel panorama mondiale del running queste storie vengono chiamate “running streaks”: sequenze ininterrotte di giorni di corsa. Un modo quasi filosofico di vivere lo sport. Non si corre per vincere, ma per restare in movimento.

Eppure, se guardiamo all’Europa e all’Italia, esiste una figura che in qualche modo racconta lo stesso messaggio, pur con un percorso completamente diverso. Non la continuità quotidiana, ma la capacità di continuare a competere ad altissimo livello anche in età molto avanzata. È la storia della velocista veneta Emma Maria Mazzenga, una delle figure più straordinarie dell’atletica master mondiale. Classe 1933, Mazzenga ha continuato a migliorarsi anche dopo i novant’anni, stabilendo record mondiali nelle categorie over-90.

Ai campionati regionali master indoor di Padova ha corso i 60 metri in 14″58, migliorando il proprio primato mondiale, e ha poi stabilito anche il record dei 200 metri in 51″08 nella categoria W90. Due percorsi diversi, ma un punto in comune: la corsa come scelta di vita. La Bastien rappresenta la continuità assoluta, la fedeltà quotidiana al gesto della corsa. Mazzenga incarna invece la longevità competitiva, la capacità di restare atleta anche quando il calendario anagrafico suggerirebbe altro. Se la canadese ha corso ogni giorno per oltre quattro decenni, la sprinter italiana continua a inseguire cronometri e record quando molti hanno già chiuso da tempo con lo sport. In entrambi i casi il messaggio è lo stesso: il movimento non ha età. E per chi corre abitualmente, queste storie hanno un valore particolare. Non parlano di allenamenti sofisticati, di potenza metabolica o di strategie di gara. Parlano di costanza. Di disciplina. Di passione. Dentro la corsa esiste infatti un tempo diverso da quello delle competizioni. Non è il tempo del cronometro, ma quello della vita. Il tempo in cui il running diventa abitudine quotidiana, equilibrio mentale, forma di libertà. E allora viene spontaneo pensare che il vero record non sia quello segnato sul tabellone di uno stadio. Il vero record è continuare a correre. Magari non per sedicimila giorni consecutivi come Lois Bastien. Ma abbastanza a lungo da far diventare la corsa parte della propria storia.



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