Dentro la Corsa – Quel ragazzo del Collana

12 Aprile 2026

Ottantacinque anni, 89 titoli italiani e la stessa emozione della prima gara: Filippo Torre racconta una Campania che correva allora e continua a correre ancora oggi.

di Campania

DENTRO LA CORSA (Pietro De Biasio) - Questa domenica Dentro non attraversiamo oceani, non andoamo in Canada con Lois Bastien, non voliamo in India sulle tracce di Fauja Singh e non ci fermiamo nemmeno sui rettilinei di Emma Maria Mazzenga. Stavolta restiamo in Campania. Restiamo a casa nostra. Perché anche qui, tra uno stadio di periferia e una pista consumata dal tempo, ci sono storie che meritano di essere raccontate. E la storia di Filippo Torre, per tutti Elio, è una di queste. Perché Elio non è soltanto un atleta master. È un pezzo di atletica campana. Uno di quei volti che sembrano appartenere da sempre alle nostre piste, ai nostri campi, alle domeniche di gara. Un uomo che ha attraversato generazioni, epoche, modi diversi di fare sport, restando però sempre uguale a sé stesso. Nato il 12 dicembre 1939, ha iniziato a correre a 14 anni. Erano gli anni dei Giochi della Gioventù, di un’atletica povera di mezzi ma ricca di entusiasmo. Si correva perché piaceva farlo. Si correva per sentirsi vivi. “Faccio atletica leggera da tantissimi anni. Ho iniziato l’attività agonistica a 14 anni e sono venuto fuori con i Giochi della Gioventù dell’epoca”. Da lì arriva la Partenope Napoli, la società che per tanti ragazzi rappresentava una seconda casa. È lì che comincia a fare sul serio.
A sentirlo parlare sembra quasi di vedere quella Napoli. Una città diversa, con meno traffico e più campetti, con gli allenatori che aspettavano gli atleti a bordo pista e i ragazzi che imparavano prima il rispetto che la tecnica. E poi c’è lo stadio “Collana”. Per chi ha fatto atletica in Campania, il “Collana” non è uno stadio.

È un luogo dell’anima. Ed è lì che Filippo Torre corre la sua prima gara: “La mia prima gara è stata allo stadio Collana con i campionati studenteschi e quella grande emozione è stata il primo passo dal quale sono partito per proseguire nell’attività”. Quel ragazzo che un giorno si presentò al Collana con il cuore che batteva più forte delle gambe, in fondo, non è mai cambiato davvero. Perché oggi Elio ha 85 anni, ma quando parla di atletica gli si accende ancora la voce. Nel frattempo la sua vita sportiva è diventata qualcosa di straordinario. Prima le gare giovanili a livello nazionale. Poi una carriera master da record. Ottantanove titoli italiani, quattro titoli europei, diciannove podi europei, nove podi mondiali e perfino un podio olimpico. Ancora oggi detiene due record italiani.

Numeri enormi, che però lui racconta quasi con imbarazzo. Come se fossero dettagli, non la sostanza. Perché la verità è che Elio non ha mai corso per collezionare medaglie. Ha corso per passione. E la passione, si sa, non si misura. Oggi continua a gareggiare con i colori della ASD CSAL Florentia, portando in pista la stessa serietà e lo stesso entusiasmo di una volta. L’ultima volta lo ha fatto a Torun, in Polonia, ai campionati europei indoor. Anche lì è riuscito a salire ancora una volta sul podio. “L’ultima prestazione che ho effettuato è stata ai campionati europei a Torun, in Polonia, dove ho conseguito per l’ennesima volta il podio con due medaglie di bronzo sui 60 e sui 200 metri indoor”. A maggio ci sarà l’Albania con l'Ema Legue . Cento e duecento metri. Un’altra valigia da preparare, un’altra pista, un’altra partenza. “Io spero di continuare su questa strada e di dire ai giovani che non bisogna mollare mai, a prescindere dall’età”.

Ecco, forse è proprio questa la frase che spiega tutto. Perché Filippo Torre non appartiene a quelli che parlano di talento. Lui parla di impegno, di continuità, di passione. Quando gli chiedi quale sia stata la gara più dura, non sceglie. “Tutte le gare sono dure e ogni gara ha la sua storia”. E quando gli chiedi quale sia la vittoria più bella, ancora una volta non sceglie. “Tutte le gare e tutte le vittorie hanno una storia a sé e sono orgoglioso di averle disputate. I risultati li ho sempre conseguiti con impegno e con passione”. È una risposta bellissima, perché dice molto di più di qualsiasi medaglia. Dice che non conta il podio. Conta esserci arrivato. Conta il viaggio. Anche i momenti difficili, naturalmente, non sono mancati. Gli infortuni, soprattutto. Le soste forzate, la paura di non tornare più come prima. E invece lui è sempre tornato. “Il sacrificio più grande che ho fatto per lo sport è stato riprendere dopo infortuni seri e, con grande sacrificio, rientrare in gara”. Ci vuole coraggio a ripartire quando il corpo ti dice di fermarti. Ci vuole ancora più coraggio a farlo senza perdere il sorriso. Poi ci sono gli allenatori. Le figure che, in un’atletica forse più dura ma certamente più umana, erano molto più di semplici tecnici. Dentro la Corsa questa settimana si ferma in Campania per raccontare una storia che profuma di terra rossa, di spogliatoi freddi, di domeniche al Collana e di partenze prese con il cuore in gola. Perché Filippo Torre, per tutti Elio, non è soltanto un campione master. È la dimostrazione che si può restare fedeli a una passione per tutta la vita. E allora, guardandolo preparare ancora una volta una gara, viene da pensare che il suo record più grande non siano gli 89 titoli italiani. Il suo record più grande è che, dopo più di settant’anni, quel ragazzo del Collana non ha mai smesso di correre.



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