Dentro la Corsa - Elio Cannalonga e il sogno di una vita
05 Luglio 2026
Dagli inizi del 1962 al Centro di Sviluppo Tecnico FIDAL di Battipaglia: oltre sessant'anni dedicati al giavellotto, trasformando passione, talento e sacrificio in una scuola capace di formare generazioni di campioni.
di Campania
BATTIPAGLIA (Pietro De Biasio) - Ci sono riconoscimenti che arrivano al termine di una stagione e altri che rappresentano il compimento di un'intera esistenza. Per Elio Cannalonga il 18 marzo 2026 è una di quelle date destinate a rimanere scolpite nella memoria. Con una comunicazione ufficiale della Federazione Italiana di Atletica Leggera, Battipaglia è stata designata sede del nuovo Centro di Sviluppo Tecnico del giavellotto e la sua guida è stata affidata proprio al tecnico che, per oltre sessant'anni, ha trasformato una passione personale in una delle più importanti scuole italiane della specialità. Più che un incarico, è stato il riconoscimento di una vita trascorsa in pedana, il coronamento di un sogno iniziato quando il giavellotto a Battipaglia era ancora un terreno tutto da costruire. Sessant'anni di atletica e sessantadue medaglie conquistate ai Campionati Italiani dai suoi allievi: due numeri che sembrano rincorrersi e che raccontano meglio di qualsiasi parola la grandezza di un percorso. Perché dietro ogni podio non c'è soltanto un risultato, ma un metodo; dietro ogni misura raggiunta non c'è soltanto un atleta, ma la mano paziente di un maestro. Quel giorno la Federazione non ha semplicemente acceso i riflettori su un nuovo polo tecnico: ha riconosciuto ufficialmente una storia già scritta sul campo, fatta di sacrifici, talento coltivato e generazioni di ragazzi che, dalla pedana di Battipaglia, hanno imparato a lanciare lontano.
Per raccontare Elio Cannalonga bisogna però tornare molto indietro, al 1962. L'atletica italiana vive anni pionieristici, le strutture sono essenziali e tutto si regge sull'entusiasmo di tecnici e appassionati. In quel contesto, insieme all'amico e collega Antonio Gasparro, decide di investire il proprio tempo sui giovani. Gasparro sviluppa il movimento a Eboli, mentre Cannalonga fonda l'Aurora Atletica a Battipaglia. È il primo passo di un percorso che, negli anni, porterà alla nascita dell'Ideatletica Aurora, società destinata a diventare una delle realtà più prestigiose dell'atletica meridionale. Non cerca scorciatoie né risultati effimeri: vuole costruire una scuola, un luogo dove i ragazzi imparino prima il valore dell'impegno e poi la tecnica del gesto atletico.
Tra tutte le discipline è il giavellotto a conquistarlo definitivamente.
Una specialità complessa, dove la forza da sola non basta, perché ogni lancio nasce dall'equilibrio perfetto tra velocità, coordinazione, sensibilità e precisione. Cannalonga ne resta affascinato e decide di dedicarvi la propria vita, studiando senza sosta e confrontandosi con le migliori scuole tecniche europee. Anche dopo decenni di esperienza continua ad aggiornarsi, arrivando perfino in Finlandia, patria del giavellotto, convinto che un allenatore smetta di crescere solo quando smette di imparare. È questa curiosità inesauribile a renderlo uno dei tecnici più rispettati d'Italia.
I risultati arrivano naturalmente, ma non sono mai stati il suo primo obiettivo. Nel corso degli anni dalla pedana dello stadio Luigi Pastena passano decine di ragazzi che, sotto la sua guida, conquistano titoli italiani, convocazioni in Nazionale e importanti riconoscimenti internazionali. Roberto Orlando diventa uno dei migliori giavellottisti italiani della sua generazione, Razvan Carare cresce fino ai palcoscenici europei, Antonio Cannalonga porta avanti una tradizione familiare e sportiva, mentre oggi Antonio Di Palma rappresenta il volto più promettente del futuro. Sono generazioni diverse, accomunate dallo stesso metodo e dalla stessa idea di atletica.
Proprio parlando di Antonio Di Palma emerge con chiarezza la sensibilità dell'uomo prima ancora che del tecnico. «Non c'è stato un momento preciso o un singolo lancio miracoloso. L'ho sempre saputo. Mi è bastato guardarlo negli occhi durante i suoi primi allenamenti con il vortex», racconta Cannalonga. «Ho visto subito una caparbietà e una forza di volontà fuori dal comune. Ho capito immediatamente che quel ragazzino aveva dentro di sé tutto il potenziale per riscrivere la storia del giavellotto italiano». È una frase che racconta molto del suo modo di vivere l'atletica: prima ancora della misura di un lancio, lui osserva il carattere, la determinazione, la disponibilità al sacrificio.
Quando gli si chiede quale sia il segreto dei suoi campioni, la risposta non riguarda mai la biomeccanica o la preparazione atletica. «Nella mia carriera ho allenato e continuo ad allenare grandi campioni come Roberto Orlando, Antonio Cannalonga e oggi Antonio Di Palma.
Ciò che accomuna questi grandi talenti è il fatto che si allenano sempre con costanza, con una determinazione feroce e un'intensità fuori dal comune». È una filosofia semplice solo in apparenza. Per Cannalonga il talento rappresenta soltanto il punto di partenza; ciò che fa davvero la differenza è la capacità di ripetere ogni giorno gli stessi gesti con umiltà, pazienza e dedizione.
Anche quando parla della scuola di Battipaglia, il suo pensiero va oltre il risultato sportivo. «La scuola di giavellotto battipagliese è nata e cresciuta per mia profonda volontà. Ho sempre vissuto l'atletica leggera in ogni momento della mia vita e sento ancora oggi lo stesso entusiasmo che mi spinge a fare di tutto per rendere sempre più importante questa realtà. Il vero segreto è la nostra immensa voglia di continuare, di superare ogni limite». Sono parole che spiegano perché il riconoscimento della FIDAL rappresenti qualcosa di più di un semplice titolo: è la consacrazione di una visione costruita in oltre sessant'anni di lavoro quotidiano. Un sogno coltivato per oltre sessant'anni, diventato oggi un punto di partenza per le nuove generazioni di lanciatori. E a sottolineare il valore di questo percorso è il presidente della FIDAL Campania, Bruno Fabozzi: «Il riconoscimento assegnato a Battipaglia è motivo di grande orgoglio per tutto il movimento regionale. Elio rappresenta un esempio straordinario di competenza, passione e dedizione. La sua storia dimostra quanto il lavoro quotidiano dei nostri tecnici sia fondamentale per costruire il futuro dell'atletica. Questo Centro non premia soltanto i risultati ottenuti, ma una visione portata avanti con coerenza per una vita intera: quella di formare prima le persone e poi gli atleti».
Dentro la Corsa, questa domenica, non ha raccontato una gara né una medaglia. Ha raccontato un uomo che ha scelto di dedicare la propria vita agli altri. Un allenatore che ha saputo vedere il talento prima che diventasse campione, che ha costruito una scuola prima ancora di costruire un palmarès e che continua, ancora oggi, a correggere una rincorsa, un appoggio o un'uscita del giavellotto con lo stesso entusiasmo degli inizi. Perché il vero lascito di Elio Cannalonga non si misura nei metri percorsi da un attrezzo in volo, ma nelle persone che ha formato e nell'eredità tecnica e umana che continuerà a vivere sulla pedana di Battipaglia. Il Centro di Sviluppo Tecnico della FIDAL non è soltanto il punto più alto della sua carriera: è il simbolo di un sogno coltivato con pazienza per oltre sessant'anni e diventato, finalmente, la casa del giavellotto italiano.

Raduno allo Stadio Pastena
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