Dentro la Corsa - Corrado Grasso e la passione di una vita

23 Agosto 2026

Dal tedoforo della fiaccola olimpica di Roma 1960 alla presidenza della FIDAL Napoli: atleta, insegnante, tecnico e dirigente. Una storia lunga oltre sessant’anni, vissuta sempre dalla parte dello sport e soprattutto dei giovani.

di Campania

NAPOLI (Pietro De Biasio) - Ci sono chiacchierate telefoniche che valgono molto più di una semplice telefonata. Quella con il prof. Corrado Grasso è stata una di queste: dall'altra parte della cornetta non c'era soltanto un uomo di sport, ma una parte importante della storia dell'atletica napoletana. Una voce gentile che, attraverso i ricordi e le parole, ha aperto la porta a un patrimonio enorme di esperienze, documenti, fotografie e testimonianze. Con immane sensibilità e grande disponibilità, il Prof mi ha poi fatto avere un plico ricchissimo di documenti, fotografie, testimonianze, articoli e ricordi. Non semplici carte, ma frammenti di una vita intera trascorsa dentro lo sport. Pagine che raccontano persone, impianti, manifestazioni, battaglie, incarichi e soprattutto una precisa idea dello sport. Carte, immagini e memorie che raccontano oltre sessant'anni vissuti dentro lo sport. Davanti a una storia così, viene quasi da chiedersi se un articolo possa davvero bastare. Probabilmente no. Per fare il bilancio della vita sportiva di Corrado Grasso servirebbe un libro, forse più di uno. E allora provo a raccontarne almeno una parte, con la consapevolezza di avere davanti una persona così importante e con la speranza di essere all'altezza della storia che mi è stata affidata. La fiamma olimpica Bisogna partire da una fiaccola. Non da una medaglia, non da una carica federale. Da una fiamma. Nel 1960 Corrado Grasso ha appena vent’anni ed è uno dei tedofori della fiaccola olimpica destinata ai Giochi di Roma. Una corsa che resterà impressa nella sua memoria e che, riletta oggi, sembra quasi l'inizio simbolico di tutto ciò che verrà dopo. Grasso ricorda la gente lungo le strade, l'emozione, la concentrazione, il timore che la fiamma potesse spegnersi, persino la cera bollente colata sul braccio. Dettagli che raccontano meglio di tante celebrazioni il suo rapporto con lo sport. Quella fiamma non era soltanto un simbolo olimpico: era già una responsabilità. E la sua vita sportiva sarà, in fondo, una lunga corsa per mantenere accesa quella stessa fiamma. Mai soltanto atleta Nato a Napoli il 13 ottobre 1940, Grasso cresce in un'epoca nella quale lo sport non conosceva ancora le rigide specializzazioni di oggi. Atletica, pallacanestro, scherma, educazione fisica: il suo percorso attraversa discipline diverse. Nel 1963 conquista il titolo regionale nel salto con l’asta e nel decathlon. Ma contemporaneamente gioca a pallacanestro, arrivando nella squadra di Scauri di Serie B. Nel 1965, durante il servizio militare, è secondo ai Campionati Italiani Militari di sciabola. Tre discipline, tre modi differenti di interpretare il gesto sportivo.  Nel 1964 consegue il diploma all'Istituto Superiore di Educazione Fisica con 110/110. È l'inizio di una lunga carriera nell'insegnamento.

Dal 1964-65 è docente di Educazione Fisica e negli anni successivi insegnerà anche nei corsi di specializzazione in Teoria e metodologia dell'allenamento sportivo presso la Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport della II Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Napoli. Un particolare tutt'altro che secondario. Per Grasso, infatti, lo sport non è mai stato soltanto prestazione. È educazione, formazione, disciplina, conoscenza del corpo e rispetto delle regole. Una pista, prima ancora di essere un luogo dove correre, è una scuola. La sua esperienza cresce rapidamente. È assistente tecnico di atletica leggera e di lotta, quindi allenatore della Federazione Italiana Pallacanestro. Dal 1964 al 1966 lavora nel settore giovanile della Partenope e nel 1971 allena l'Oriens Napoli di Serie B. Ma il filo rosso resta l'atletica. Dal 1967 al 1971 è istruttore dei Centri CONI di Atletica Leggera e nel 1971 diventa tecnico responsabile del settore atletica del CUS Napoli. Nel 1972 arriva la presidenza dell'A.P.D. Amatori Atletica Napoli. È il momento in cui il ragazzo diventato atleta comincia definitivamente a trasformarsi in uomo di sport. E la differenza è importante: Grasso non si limita più a vivere lo sport, comincia a costruire le condizioni perché altri possano viverlo. Una vita dentro la FIDAL Nel 1980 diventa vicepresidente del Comitato Provinciale FIDAL Napoli, incarico che ricopre fino al 1984. Nel suo percorso compaiono i Giochi della Gioventù, il mondo dello sport scolastico, commissioni provinciali e regionali, seminari, convegni e corsi di aggiornamento. Nel 1986 diventa consigliere regionale FIDAL, quindi addetto stampa del Comitato Regionale Campano e responsabile dell'organizzazione dei Campionati del Mondo di Atletica Leggera di Roma 1987. È una lunga stagione nella quale Grasso vive lo sport da ogni angolazione: tecnico, organizzatore, insegnante e dirigente. Ma c'è un tema che torna continuamente nelle sue carte e nei suoi interventi: gli impianti. Tra tutti i documenti ricevuti ce n'è uno che oggi sembra avere un valore particolare. È intitolato semplicemente “Oggetto: Stadio San Paolo” ed è firmato dal professor Grasso nella sua veste di presidente del Comitato Provinciale FIDAL Napoli. Il tema è la tutela della pista di atletica dello stadio di Fuorigrotta. Grasso ricorda che il San Paolo era stato progettato e costruito come struttura sportiva polifunzionale. Non soltanto calcio, dunque, ma un impianto destinato allo sport nella sua accezione più ampia. Ricorda il 1973, quando la pista viene ristrutturata con il Tartan, sostituendo il Tennislite, con una spesa sostenuta dalle Fiamme Gialle in memoria del generale Simoni. E poi arriva il passaggio più significativo: il 1990. In occasione dei Campionati Mondiali di calcio, il presidente del CONI Carraro boccia la proposta di eliminare l'impianto di atletica avanzata dalla FIGC, accogliendo la posizione contraria della FIDAL. La pista viene ampliata a otto corsie e dotata del nuovo Sportflex. È una decisione che oggi può sembrare tecnica.

In realtà è una scelta culturale: difendere l'idea che un grande stadio pubblico debba appartenere a tutto lo sport. 1963, Giochi del Mediterraneo; 1973, Meeting Internazionale “Simoni”; 1974, Campionati Italiani Assoluti; 1976, Campionati Italiani Juniores; 1991 e 1992, Meeting Internazionale “Città di Napoli”; 1994, Campionati Italiani Assoluti. Un elenco che racconta una Napoli sportiva capace di ospitare grandi eventi internazionali e nazionali. Poi arrivano i mega-concerti, il Motor Show, la copertura della pista, i lavori di manutenzione, la ristrutturazione del manto erboso, la posa dei tabelloni pubblicitari. E la pista si deteriora. L'attività si riduce progressivamente fino a diventare quasi esclusivamente addestrativa. È qui che la battaglia di Grasso assume il suo significato più profondo: difendere la pista del San Paolo significa, nella sua visione, difendere molto più di quattrocento metri di materiale sintetico. Significa difendere la possibilità per migliaia di ragazzi di entrare in uno stadio, incontrare un tecnico, imparare una disciplina, conoscere il valore delle regole. Grasso parla di formazione psicofisica, salute, educazione alla legalità. È una visione dello sport che va oltre il risultato. Il campione è il punto d'arrivo, non il punto di partenza. Prima vengono le società, gli insegnanti, i tecnici, i volontari e soprattutto i ragazzi. Nel 1996 arriva il passaggio più importante della sua esperienza dirigenziale: la presidenza del Comitato Provinciale FIDAL di Napoli. Rimarrà alla guida del movimento provinciale fino al 2021. Venticinque anni. Un quarto di secolo nel quale cambiano generazioni, tecnologie, regolamenti, impianti e modalità di allenamento. Ma rimane una costante: il lavoro quotidiano. Nel 2021 arriva il momento del passaggio di consegne. Nel suo saluto all'assemblea elettiva del 24 aprile non c'è soltanto il bilancio di un dirigente. Ci sono i ringraziamenti alle persone che hanno lavorato con lui, ai tecnici, ai giudici, alle società, ai collaboratori. C'è la consapevolezza delle difficoltà affrontate e la soddisfazione per i risultati ottenuti. Ma soprattutto resta l'idea che una presidenza può terminare, la passione no. A chiudere il racconto è Carlo Cantales, oggi consigliere nazionale FIDAL, che per decenni lo ha avuto come presidente del Comitato Provinciale. Da Grasso ha imparato tantissimo: “la politica sportiva, la diplomazia, il senso della rappresentanza e soprattutto l’amore vero per l’atletica”. C'è una frase che Cantales porta ancora oggi nel cuore, ovunque vada: “Ricordati sempre che quando rappresenti la FIDAL il tuo abito è il bigliettino da visita dell'atletica e hai la responsabilità di dover sempre fare attenzione a come ti presenti, se ci tieni al nostro sport”. Una frase che va oltre l'abito e diventa una lezione di responsabilità, rispetto e appartenenza. E allora chiudo con quel plico che il prof Grasso mi ha consegnato con tanta attenzione e disponibilità. Dentro ci sono il giovane atleta, il tedoforo della Roma olimpica del 1960, l’insegnante, il tecnico, il dirigente e il presidente. Ci sono fotografie, documenti, Campionati, trasferte e soprattutto le tracce di una vita spesa perché altri potessero vivere lo sport. Una vita che un articolo può soltanto sfiorare, ma che lascia una traccia profonda nella storia dell’atletica.


Il prof Grasso impegnato con l'asta


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