Dentro la Corsa – Non è mai troppo tardi
05 Aprile 2026di Campania
DENTRO LA CORSA (Pietro De Biasio) - Pasqua è il giorno della rinascita. E forse non esiste immagine più adatta, per raccontare questa domenica, di quella di un uomo di 93 anni che attraversa il traguardo della maratona di Roma con il volto stanco e felice di chi, ancora una volta, ha scelto di esserci. Dopo Lois Bastien, Emma Maria Mazzenga e Fauja Singh, il filo della nostra storia incontra un altro nome. Quello di Antonio Rao, calabrese di nascita e romano d’adozione, che alla 31ª Acea Run Rome The Marathon ha tagliato il traguardo in 7h09’20”, confermando che dentro la corsa esiste un tempo diverso da quello del cronometro. A 93 anni, classe 1933, Antonio Rao continua a presentarsi sulla linea di partenza con la naturalezza di chi ha fatto del movimento una parte della propria identità. Non è stata la sua maratona più veloce. Nel 2023, proprio a Roma, aveva corso in 6h14’44”, stabilendo il primato mondiale di categoria M90. Nel 2024 era arrivato in 6h54’23, nel 2025 in 6h44’16. Stavolta il tempo è stato più alto. Ma è proprio questo il punto: a quell’età il tempo non si abbassa, si attraversa. Al traguardo ha detto parole semplici, quasi disarmanti: “È stata dura ma sono di nuovo qui”. Poi ha ringraziato i pacer che lo hanno accompagnato lungo il percorso, passo dopo passo. Non c’è retorica in questa frase.
C’è il senso profondo della corsa: andare avanti, anche quando il ritmo cambia, anche quando il corpo chiede prudenza, anche quando il traguardo sembra lontano. Domenica scorsa abbiamo raccontato Fauja Singh, l’uomo che iniziò a correre a quasi novant’anni. Prima ancora Lois Bastien, capace di correre ogni giorno per quarantacinque anni, ed Emma Maria Mazzenga, che continua a stabilire record mondiali oltre i novanta. Storie diverse, geografie diverse, ma un’identica ostinazione gentile: non smettere di muoversi. Antonio Rao aggiunge a questo racconto un elemento ulteriore. La normalità. Perché Rao non è un personaggio costruito, non è un simbolo globale, non è una leggenda da copertina. È un uomo che ogni anno torna sulla stessa strada e si rimette in gioco. Un pensionato che continua a preparare una maratona, a soffrire, a sorridere, a tagliare un traguardo. Ed è forse proprio questa sua dimensione quotidiana a renderlo così vicino. Dentro la corsa siamo abituati a celebrare chi va forte. Ma ogni tanto bisognerebbe fermarsi a guardare chi continua ad andare. Pasqua, in fondo, parla proprio di questo. Della possibilità di ricominciare. Di credere che ci sia ancora un passo da fare, una strada da percorrere, una partenza che vale la pena affrontare. E allora il 93enne Antonio Rao che conclude la maratona di Roma non è soltanto una bella storia. È una risposta silenziosa a tutte le volte in cui pensiamo che sia troppo tardi.Per correre, forse, non è mai troppo tardi. Per fermarsi, invece, a volte lo è.
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