FIDAL Incontra | Antonio Di Palma, il futuro del giavellotto italiano passa da Battipaglia
02 Luglio 2026Il campione italiano Under 18 e il tecnico Elio Cannalonga ripercorrono una stagione straordinaria, tra record, lavoro quotidiano e una crescita costruita giorno dopo giorno.
di Campania
BATTIPAGLIA (Pietro De Biasio) - Il giavellotto italiano guarda al futuro con grande ottimismo. A testimoniarlo non sono soltanto le misure, i record e le classifiche, ma soprattutto la crescita di un ragazzo che, nel giro di pochi mesi, è riuscito a imporsi come il punto di riferimento della categoria Under 18. Antonio Di Palma dell'IdeAtletica Aurora ha conquistato il titolo italiano tricolore a Grosseto con la misura di 69,83 metri, dopo aver riscritto più volte il primato nazionale Allievi e confermando qualità tecniche e una maturità non comune per la sua età. Ma dietro quei lanci che hanno superato i 70 metri (71,09 metri miglior accredito stagionale, ndr) c'è molto più di un talento naturale: c'è un percorso costruito giorno dopo giorno insieme a Elio Cannalonga, uno dei tecnici più autorevoli del panorama italiano, riconosciuto dalla Federazione come il fondatore della scuola battipagliese del giavellotto. Una scuola che oggi è diventata ufficialmente un Centro di Sviluppo Tecnico nazionale FIDAL e che continua a produrre atleti di altissimo livello. Non è un caso. Dietro questo successo c'è una filosofia di lavoro che il prof. Cannalonga porta avanti da decenni, prima da atleta e poi da allenatore, formando campioni come Roberto Orlando, Antonio Cannalonga e, oggi, Antonio Di Palma.
«Nella mia carriera ho allenato e continuo ad allenare grandi campioni come Roberto Orlando, Antonio Cannalonga e oggi Antonio Di Palma», racconta il tecnico salernitano. «Ciò che accomuna questi grandi talenti è il fatto che si allenano sempre con costanza, con una determinazione feroce e un'intensità fuori dal comune. Antonio possiede tutte queste qualità e ogni giorno dimostra sul campo una dedizione assoluta che lo distingue dagli altri». Parole che spiegano meglio di qualsiasi statistica il percorso compiuto dal giovane lanciatore. Per Cannalonga il talento rappresenta soltanto il punto di partenza. A fare realmente la differenza sono la continuità del lavoro, la disponibilità al sacrificio e la capacità di migliorarsi quotidianamente.
È questa la filosofia che ha permesso alla realtà di Battipaglia di diventare negli anni un riferimento tecnico per tutta l'Italia meridionale.
«La scuola di giavellotto battipagliese è nata e cresciuta per mia profonda volontà», spiega ancora il tecnico. «Ho sempre vissuto l'atletica leggera in ogni momento della mia vita e sento ancora oggi lo stesso entusiasmo che mi spinge a fare di tutto per rendere sempre più importante questa realtà. Il vero segreto è la nostra immensa voglia di continuare, di superare ogni limite. Il riconoscimento della Federazione come scuola nazionale rappresenta il premio ai sacrifici di tanti anni».
Un entusiasmo che Cannalonga ha percepito anche nel suo giovane allievo fin dai primi passi. Alla domanda su quando abbia capito che Antonio Di Palma avrebbe potuto diventare uno dei migliori giavellottisti italiani, la risposta è sorprendente.
«Non c'è stato un momento preciso o un singolo lancio miracoloso. L'ho sempre saputo. Mi è bastato guardarlo negli occhi durante i suoi primi allenamenti con il vortex. Ho visto subito una caparbietà e una forza di volontà fuori dal comune. Ho capito immediatamente che quel ragazzino aveva dentro di sé tutto il potenziale per riscrivere la storia del giavellotto italiano».
Parole importanti, che trovano conferma nei risultati ottenuti durante una stagione già straordinaria. Ma Antonio Di Palma affronta questo momento con equilibrio e con la lucidità di chi sa che i traguardi raggiunti rappresentano soltanto una tappa del proprio percorso.
«Più che un singolo momento di svolta, c'è stata la consapevolezza del grande lavoro fatto», racconta il campione italiano Under 18. «Il record italiano e il titolo tricolore erano i primi obiettivi che ci eravamo prefissati per questa stagione. Sono felice di aver iniziato così, ma l'anno è ancora lungo. Adesso l'importante è non abbassare la guardia e continuare a lavorare per raggiungere gli altri obiettivi».
Dietro quei risultati c'è una quotidianità che lascia poco spazio al tempo libero. Le giornate scorrono tra la scuola, dove riesce a mantenere un ottimo rendimento, e gli allenamenti quotidiani.
Una routine impegnativa che inevitabilmente comporta rinunce.
«La mia giornata è una corsa contro il tempo», spiega Antonio. «Cerco di andare bene a scuola e subito dopo ci sono gli allenamenti, ogni singolo giorno. Il tempo libero è davvero poco e questo inevitabilmente si ripercuote sulla vita sociale. Ma so qual è la mia strada e so che per ottenere grandi risultati questa è l'unica via».
Il giavellotto, però, non è stato un amore nato fin da bambino. L'incontro con questa disciplina è arrivato quasi per caso grazie alla sorella, che lo ha avvicinato all'atletica. Da allora quel particolare attrezzo è diventato parte integrante della sua vita.
«Quando entro in pedana non esiste più nulla di brutto o di negativo», racconta. «È il momento in cui il cervello si spegne, si azzerano tutti i pensieri e rimango solo io a fare quello che più mi piace».
Non meno importante è stata la crescita sotto il profilo mentale. Se le qualità fisiche sono evidenti, Antonio attribuisce gran parte dei suoi progressi alla maturità acquisita nell'ultimo anno.
«Ho imparato ad ascoltare davvero il mio corpo e ad accettare che nello sport non tutto va sempre secondo i piani. Oggi riesco ad affrontare gli imprevisti con molta più serenità e questo mi permette di gareggiare con una testa completamente diversa».
Dietro il campione, però, resta un ragazzo semplice, profondamente legato ai propri affetti. Nonostante gli impegni sportivi, cerca di ritagliarsi ogni momento possibile da trascorrere con la famiglia e gli amici, senza rinunciare a quei momenti di tranquillità che considera fondamentali per ricaricare le energie.
«L'atletica mi assorbe tantissimo tempo, ma mi considero un ragazzo pieno di passioni. Cerco sempre di dare il massimo in tutto quello che faccio. E niente di tutto questo sarebbe possibile senza la mia famiglia, che mi sostiene ogni giorno e mi ha trasmesso quei valori che porto con me sia nella vita sia in pedana».
Il presente racconta un campione italiano Under 18 già capace di riscrivere la storia della propria categoria. Il futuro, invece, resta ancora tutto da scrivere. Ma osservando il lavoro quotidiano di Antonio Di Palma e la guida esperta di Elio Cannalonga, è facile immaginare che le pagine più belle debbano ancora arrivare.
Foto d'epoca del 1970 - In piedi da sinistra il coach Elio Cannalonga
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