XXIII Terra Sarda – Per il ruolo di “stella” nomination per Wilson, Asumnu, Kemboi, Schwarz e Brugne



Senza maestrale, che Terra Sarda sarebbe? Ormai ci abbiamo fatto l’abitudine a sentire la sferzante carezza del vento dominante sardo di volta in volta spingere o frenare la volontà degli atleti che decidono di spendere (o guadagnare?) qualche ora del loro tempo tra le braccia del caldo settembre isolano. Ed è stato così anche ieri ad Orroli, sessanta chilometri e molte curve a nord di Cagliari, clima asciutto collinare, almeno per le nostre abitudini. Eppure abbiamo anche pensato che le bandiere che vedevamo tese sui pennoni fossero lì più che altro per salutare la memoria di Mario Leoni, tecnico (suoi allievi, tra gli altri, Francesca Pisano e Salvatore Orgiana), e amico, orrolese scomparso improvvisamente e tra le lacrime nel ’96 (al quale è stato dedicato il campo con tanto di targa benedetta dall’arcivescovo Mons. Mani), più che per segnalare la presenza del vento. Che pur soffiando trasversalmente al rettilineo d’arrivo non ha ostacolato più di tanto le prime gare. Tanto che la giamaicana Nichiesha Wilson, avanzando fluida e con tecnica sopraffina mentre le altre parevano saltellare di fronte ad ogni barriera, si è imposta nei 100 ostacoli con un bel 12.98, e la bella statunitense Gloria Asumnu ha tacitato le avversare dei 100 metri piani con un altrettanto “gradevole” 11.27, nella gara che ha visto la nostra Aurora Salvagno chiudere al terzo posto in un accettabile 11.63. Per entrambe le vincitrici si tratta di primato del meeting per lo meno avvicinato, rispetto al 12.96 di Josephine Onya del 2006 e all’11.23 di Endurance Ojokolo del 2003. Poi, i risultati del salto in alto, con il migliore in gara, Giulio Ciotti, che ha cominciato a bisticciare con l’asticella già a 2,15 (per poi veder vincere Bettinelli a 2,21), e del salto in lungo, con l’algerino Issam Nima, un tipicino che ha gli 8 metri in tasca, fermato a 7,35 da una barriera di vento pari a 7 metri al secondo in piena faccia (e gli altri, tutti, abbondantemente sotto i 7 metri), ci hanno riportato alla realtà. E se non fosse stato per l’intermezzo dei 400 metri maschili, con il cubano William Collazo primo in 46.53 (quarto l’ospite d’onore della manifestazione, Oscar Pistorius, che il sindaco di Orroli, Antonio Orgiana, ha voluto premiare a parte), ma soprattutto, per i nostri occhi, con l’allievo tutto sardo Mauro Toro ancora sotto i 50 secondi (49.72), e per la bielorussa Natallia Mikhnevich (peso a 19,27, mentre Chiara Rosa ha proseguito con mollezza a “riscaldarsi” per tutta la gara), avremmo dovuto aspettare fino alla tarda serata per muovere nuovamente le mani con gli applausi. Meritati in pieno da Alex Schwarz e Ivano Brugnetti che nonostante l’arrivo alla “volemose bene“ non hanno lesinato lo spirito competitivo coprendo gli ultimi due chilometri (dei tre) in 7.20. Un bel marciare, non c’è dubbio! E un bel correre è stato quello di Ezekiel Kemboi, il fresco campione del mondo dei 3000 siepi, che dopo aver sonnecchiato per 2500 metri ha dovuto dar fondo a tutte le sue energie per avere la meglio in un ultimo giro mozzafiato della provocante verve degli sconosciuti etiopi Shume Delchasa e Bilusuma che, si sa, viaggiando all’insegna del vecchio detto “meglio un etiope morto che un keniano in casa o primo al traguardo”, hanno messo “pepe al culo” di Kemboi impedendo, tra l’altro, che il cronometro scorresse fin quasi ai 9 minuti. Insomma, anche quest’anno il Terra Sarda non ha tradito le attese: una nuova pista inaugurata, per la gioia degli atleti della zona, spettacolo e festa di sport per tutti, sancita dalla beneaugurante esplosione di fuochi d’artificio che ha chiuso la serata. Poi, pecora e salsiccia arrosto per chi è rimasto a fare la lunghissima fila. Il testimone è già passato, per l’edizione del Terra Sarda 2010, la ventiquattresima, al comune di Arzana. Lì, maialetto arrosto, non c’è dubbio. E per la venticinquesima, tra due anni, si parla già di un ritorno a Cagliari, ma non è detto perché la lista d’attesa è lunghissima.

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