Una storia al giorno

25 Febbraio 2014

Ultimo appuntamento con la rubrica quotidiana curata da Giorgio Cimbrico che per un anno ha raccontato personaggi e vicende dell'atletica di sempre

 

E così, un anno dopo, siamo arrivati alla chiusura del cerchio: Una Storia al Giorno va a riposo e, come avesse un’anima, confida ardentemente un giorno di vestirsi di carta, di diventare un almanacco da assumere in dosi omeopatiche. O magari lo spera l’autore che, non essendo più un ragazzo, si sente più vicino a Gutenberg che ai moderni stregoni della Silicon Valley e dintorni. Per lui – lo ha già scritto – le uniche tavolette riconosciute, oltre a quelle di cioccolato, appartengono al regno di Hammurabi il Legislatore.

Ovviamente era necessario non lasciare la scena – mai pensato di farlo – e così, nel venticinquesimo anno della caduta del Muro più crudelmente famoso, quello di Berlino, e nel 60° del primo meno 4’ nel miglio – un record così memorabile da risultare confine tra l’antico e il moderno -, l’attenzione sarà su chi ha abbattuto, scalato, superato barriere che non sempre sono asticelle, punti di atterraggio, intervalli più o meno lunghi scanditi dal tempo che scorre sotto forma di lancette e di display che scorrono.

Ci saranno anche loro, certo, quelli che hanno segnato le tappe che non possono essere dimenticate, indicato progressi, fissato limiti perché venissero superati. Ma si può essere violatori di muri anche abbattendo l’intolleranza, il razzismo, le ipocrisie, le false credenze, il conformismo, le condizioni avverse o, come li chiamava Amleto, gli strali della sorte. Come in tutte le cose della vita, c’è una colonna sonora, e sono le suites per violoncello di Johan Sebastian Bach: quando la barriera tra le due Berlino veniva spinta giù dalla storia e da un furia gioiosa, Mstislav Rostropovic corse là sotto, estrasse dalla custodia il suo antico Amati e narrò al mondo una bellezza fatta di gighe, sarabande, allemande, ciaccone. Chiudendo una prefazione, si chiede sempre la clemenza e la comprensione del pubblico, ed è proprio quello che l’autore sta facendo prima di chiudere questo suo monologo. Arrivederci a molto presto e al primo muro.

Giorgio Cimbrico

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