Una storia al giorno

11 Febbraio 2014

Personaggi e vicende dell'atletica di sempre

 

11 febbraio. Ieri la storia era su chi – Tapio Korjus - in Carelia è nato; oggi è su chi in Carelia è morto, 74 anni fa, il giorno prima di giungere ai 30 anni: Gunnar Hockert. Se Korjus diede tutto in un lancio, Hockert diede tutto in una stagione, il 1936. Ma lui non lanciava il giavellotto, correva sulle lunghe distanze, altra sfera di passione pura e di orgoglio (una volta…) per i finlandesi. Nativo di Helsinki, rampollo di una facoltosa famiglia di origine svedese, Gunnar conquistò la selezione per i Giochi di Berlino ma con i nomi che si erano qualificati per i 5000 (Ilmari Salminen, Lauri Lehtinen), sembrava destinato a servire da gregario. Lehtinen era il campione olimpico in carica, Salminen ruminava l’idea di far doppietta e il progetto era giunto a metà strada dopo il successo sui 10000, una giornata trionfale per Suomi: dopo il lungagnone, sergente dell’esercito, erano finiti Askola e Iso-Hollo.

L’Olympiastadion di Berlino aprì le parte ai finalisti dei 5000 cinque giorni dopo la distanza doppia, con la forte prospettiva di un’altra tripletta e del doppio trionfo di Ilmari. Non andò così: a due giri dalla fine, Salminen andò a cozzare proprio contro Lehtinen, cadde ma non seppe reagire al destino gramo come sarebbe stato capace trentasei anni dopo Lasse Viren nei 10000 di Monaco di Baviera. Alla campana, Hockert, che non aveva timori reverenziali, passò su Lehtinen con due metri che diventarono quindici sul traguardo, passato in 14’22”2. Lehtinen perse la corona e il record olimpico e salvò solo il record mondiale che aveva fissato cinque secondi più in basso.

Nella seconda parte di stagione, Hockert strappò i record mondiali dei 3000 (8’14”8) e delle due miglia (8’57”4), e eguagliò quello dei 2000 in 5’21”8. Problemi fisici gli impedirono di tornare agli alti picchi della sua estate di fuoco. Quando, sul finire del ‘39, l’Unione Sovietica aggredì la Finlandia, Gunnar, tenente della Riserva, si arruolò come volontario e si inoltrò in quella che lassù viene chiamata Guerra d’Inverno, uno scontro impari in cui, nei boschi innevati dell’Istmo di Carelia, con temperature vertiginosamente sotto lo zero, i finlandesi vendettero cara la pelle, passando anche all’offensiva. In uno di questi scontri Gunnar cadde. Lehtinen, commosso per la perdita del compagno, offrì la medaglia d’oro che aveva conquistato a Los Angeles a chi si fosse segnalato per valore su quell’istmo gelido e insanguinato.

Giorgio Cimbrico

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