Una storia al giorno

08 Febbraio 2014

Personaggi e vicende dell'atletica di sempre

 

8 febbraio. L’Eritrea è stata la prima colonia italiana, prima in forma privata (con la genovese linea di navigazione Rubattino che acquisto la baia di Assab), poi sotto la corona. Se la storia avesse avuto un altro senso, i successi di Zersenay Tadese, 32 anni oggi, sarebbero una collezione da esporre nel nostro albo d’oro. Appartengono invece alla storia di questo piccolo paese che si è trovato a combattere una feroce guerra tra poveri con l’Etiopia. “Ma gli etiopi sono sempre stati buoni amici, non esiste alcuna animosità nei loro confronti”, disse Zersenay quando finì terzo nei 10000 olimpici di Atene dietro Bekele e Shihine conquistando la prima medaglia olimpica dell’Eritrea e completando un podio che odorava di vecchia ed effimera AOI, Africa Orientale Italiana. Qualche giorno dopo, sotto bandiera americana, Mebrethon Keflezighi sarebbe stato argento nella maratona alle spalle di Stefano Baldini confermando che una vena di talento correva anche in quel piccolo territorio montagnoso affacciato sul Mar Rosso.

Tadese (che è in realtà il nome di suo padre) giura di non aver mai avvertito una violenta rivalità con gli etiopi ma è un fatto che toccò proprio a lui impedire a Kenenisa Bekele di metter le mani sul sesto titolo di corsa campestre: avvenne nel 2007 quando, esaudendo un vecchio desiderio di sua maestà Paul Tergat, il mondiale di cross venne ospitato finalmente dall’Africa orientale, anche se non vennero scelte le sorgenti dei suoi campioni (l’altopiano sulla gigantesca cicatrice della Rift Valley), ma Mombasa, a livello del mare.

E così il 2007 si trasforma nel suo anno mirabile: il piccolo tigrino che aveva iniziato con la bicicletta vince sui prati, su asfalto, su pista (i 10000 ai campionati africani) centrando uno Slam sui terreni di gara consentito a pochi e confermandosi uomo per tutte le stagioni e per tutte le superfici. Cinque volte campione mondiale di mezza maratona (e con un record del mondo portato a 58’23” a Lisbona nel 2010), sette volte sul podio dei mondiali di cross, capace di offrire al suo paese, oltre la premiere olimpica, anche la prima storica medaglia anche ai Mondiali (secondo nei 10000 di Berlino 2009, dietro allo spietato finisseur Bekele), Tadese appartiene al ristretto club di chi ha saputo chiudere i 25 giri di pista sotto i 26’40”.

Giorgio Cimbrico

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