Una storia al giorno

31 Agosto 2013

Personaggi e vicende dell'atletica di sempre

 

31 agosto. Quattro anni fa, nello stadio amico e ruggente di Zagabria, Blanka Vlasic ebbe l’occasione: 2,09, il record del mondo di Stefka Kostadinova, aveva appena tagliato il traguardo dei 22 anni di durata da quel 30 agosto 1987 all’Olimpico di Roma quando, tutte assieme appassionatamente, successero molte cose e una è il balzo della bulgara gentile e l’altra è la volata cancellata di Ben Johnson, il Lucifero precipitato all’inferno, il Mercurio che perse le ali che portava ai piedi. Non è quello anche il dio dei ladri oltre che dei farmacisti?

Il fenicottero di Spalato è il soprannome che Blanka ha meritato per apparenti ragioni: la statura fuori dall’ordinario, 1,93, e lunghezza e sottigliezza delle sue leve la rendono simile al volatile che spesso sta ritto su una sola zampa in stagni e laghi. A completare l’impatto con il personaggio, una voce profonda, alla Jessica Rabbitt, atteggiamenti da maliarda e un ancheggiare soddisfatto a ogni muro lasciato alle spalle.

Quel giorno poteva essere il giorno: 2,05 superati alla prima prova, con grande margine, e a seguire un inspiegabile attacco a 2,08. Perché, a quel punto, non provare a eguagliare la quota di Stefka? Blanka superò l’asticella, quell’asticella, diventò la seconda della storia, alla pari con l’eterea svedese Kaisa Bergqvist (tre anni e mezzo prima, nell’arena indoor di Arnstadt) e solo a quel punto attaccò, come già le era accaduto di fare, la storicità dei 2,10, che in campo maschile portano impressa la primogenitura dell’americano Lester Steers.

I 2,10 vennero falliti, tre volte, e da quel momento, come se dei dell’Olimpo annoiati e crudeli avessero deciso di accanirsi contro chi aveva avuto occasione e non l’aveva sfruttata, la sua vita e le sue lunghe serie vincenti sono finite in una trappola, segnate dalla sconfitta di Daegu, dalla resa sulla via di Londra (dove avrebbe voluto vendicare l’affronto subito a Pechino da Tia Hellebaut), dalla fresca rinuncia a Mosca.

Ora, avviata ai trent’anni, forse ripenserà a quei momenti che parvero lieti e che finirono per segnare la resa di fronte a una frontiera proibita che stava per essere varcata. In realtà, il pomeriggio di un giorno da cani. 

Giorgio Cimbrico



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