Una storia al giorno

21 Agosto 2013

Personaggi e vicende dell'atletica di sempre

 

21 agosto. Cento anni fa veniva al mondo, per una breve vita, Cornelius Johnson, il campione che non ricevette i complimenti di Adolf Hitler. Quel che è stato raccontato (o inventato) su Jesse Owens non c’entra niente. C’entra lui. Dunque, 2 agosto 1936, prima giornata dell’atletica all’Olympiastadion ovviamente tutto esaurito. Cornelius, Corny per gli amici, già quarto a Los Angeles quando era un teenager, infila un percorso netto sino a 2,03 e conquista la medaglia d’oro davanti a due connazionali, Dave Albritton, nero come lui, e Delos Thurber, confermando la superiorità del ventrale americano sulla vecchia forbice europea che riesce a spingere in avanti, sin nei pressi del podio, soltanto il finnico Kottkas. Nel frattempo è finito il getto del peso: ha vinto Hans Woellke e terzo è finito Gerhard Stock, alto, bellissimo, successivamente oro nel lancio del giavellotto e destinato di lì a sei anni, da ufficiale, ad essere uno dei primi a capire che la tenaglia si stava chiudendo su Stalingrado.

Il Cancelliere con i baffetti si complimenta con i suoi due magnifici ariani e subito dopo lascia lo stadio. Il presidente del Cio, l’aristocratico belga Henri de Baillet Latour, chiede un colloquio con Hitler e, in brutale sintesi, gli dice: “O si complimenta con tutti o con nessuno”. Da quel giorno il Fuehrer si astiene, anche se esiste una testimonianza a futura memoria di Arturo Maffei secondo la quale, dopo il salto in lungo, Owens faceva il saluto e Hitler tendeva la mano e, subito dopo, viceversa. Sembra una scena del Grande Dittatore. Suggestiva e grottesca.

Come capitava a quel tempo, l’Olimpiade rappresentò anche la fine della carriera di Johnson che in carriera era spinto a superare 2,07. Divenne portalettere nelle strade della natia Los Angeles e alla fine della guerra si arruolò nella marina mercantile come fornaio di bordo. Durante un viaggio nel Pacifico sulla Santa Cruz venne colpito da una violenta broncopolmonite e non fece tempo ad approdare per essere trasportato in un ospedale. Quando lasciò questo mondo, non aveva ancora compiuto 33 anni.

Giorgio Cimbrico



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