Una storia al giorno

03 Agosto 2013

Personaggi e vicende dell'atletica di sempre

 

3 agosto. Due uomini hanno vinto due volte la maratona olimpica. Uno è quel buonanima di Abebe Bikila, scomparso a 41 anni, l’altro è Waldemar Cierpinski che oggi ne compie 63 e che negò a Frank Shorter di eguagliare il grande etiope.

“Shorter era il mio idolo, il mio modello. Sapevo tutti di lui. E lui non sapeva nulla di me”, raccontava il sassone Waldemar dell’americano che aveva visto la luce in Baviera e che proprio a Monaco, nel seno di Munchen, aveva vissuto il suo giorno di gioia nel ‘72. In effetti, quando la maratona di Montreal prese il via il 31 luglio 1976 Cierspinski, siepista di mediocre valore, non faceva parte del club dei pronosticati. I favori erano per un bis di Shorter, concedevano chances al belga Karel Lismont e non trascuravano Lasse Viren, reduce dalla seconda doppietta 5000-10000 e animato dall’ambizione, all’esordio sulla distanza, di eguagliare la tripletta di Emil Zatopek.

Dopo alcuni chilometri fianco a fianco (“stagli più vicino che puoi”, avevano consigliato i tecnici Ddr a Waldemar), l’azione decisiva venne al 34°, durante un’escursione nel campus della McGill University: Cierpinski ne uscì con un vantaggio decisivo ed entrò nello stadio mentre si stavano spegnendo le note di “Risorgeremo dalle rovine”, l’inno della Repubblica Democratica Tedesca: le ragazze della 4x400 avevano appena finito il loro lavoro. Un po’ per l’emozione, un po’ per l’indicazione sul tabelloncino all’arrivo, corse un giro e si stupì di trovare al traguardo Shorter che si complimentò con lui. L’americano, in realtà, aveva accusato 51” di ritardo da chi, per la prima volta nella storia dei Giochi, era sceso sotto le 2h10’ strappando il record olimpico a Bikila.  Fu l’ultimo gesto di cordialità tra i due: dopo la caduta della Ddr, Shorter, nei panni dell’uomo di legge, tentò di procurarsi i documenti sul coinvolgimento di Cierpinski nel programma doping della Germania Est, ma non riuscì ad arrivare sino in fondo.

Almeno una dozzina di anni prima di queste indagini, Waldemar concesse il bis a Mosca uscendo fuori nella sua zona d’operazioni favorita, dopo i 30 km, quando andò a prendere e a lasciare l’olandese Gerard Nijboer che pareva un personaggio di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”. Nella prima parte era sparito, vittima di spiacevoli sommovimenti intestinali, Lasse Viren, costretto a un poco glorioso addio olimpico tra cespugli moscoviti.  Sia a Montreal che a Mosca, due italiani (Franco Fava e Massimo Magnani) entrarono nella parte d’onore dell’ordine d’arrivo, conquistando l’ottavo posto. I grandi giorni della maratona azzurra si stavano avvicinando.

Giorgio Cimbrico



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