Una storia al giorno

02 Agosto 2013

Vicende e personaggi dell'atletica di sempre

 

2 agosto. Novantanove anni fa, estate del ’14: è l’ora della mobilitazione e avviene in preda a quell’entusiasmo assurdo, di forzata allegria, che la guerra riesce a provocare. Sul ruolino dei North Lancashire lui è è presente come Arnold Nugent Strode-Jackson: chi ha doppio cognome in Gran Bretagna viene da un elevato strato sociale e infatti nella sua famiglia non mancava i generali, le scrittrici e uno zio, Clement, tra i fondatori dell’Associazione di atletica.

Sul rapporto olimpico di due anni prima, è più semplicemente Arnold Jackson, oro dei 1500 in fondo a quella che qualcuno battezzò la gara più bella della storia. Doveva anche essere la più americana perché gli Usa presentavano Mel Sheppard, oro quattro anni prima a Londra, Abel Kiviat, primatista mondiale, e John Paul Jones, recordman del mglio. In tempi in cui non esisteva ancora il contingentamento di tre atleti per paese, Norman Taber era il quarto moschettiere dello zio Sam.

La finale imboccò binari attesi e all’uscita sul rettilineo finale Kiviat, Taber e Jones lottavano spalla a spalla. Da dietro e all’esterno sbucò Arnold e li bruciò di un metro e mezzo in 3’56”8, a un secondo dal record mondiale. Per la prima volta venne usato il fotofinish, ma solo per stabilire che a Kiviat sarebbe toccato l’argento e Taber il bronzo. In quel momento Jackson aveva 21 anni e tre mesi e sarebbe rimasto il più giovane vincitore olimpico della distanza sino al 1988, quando venne rilevato da Peter Rono.

Jackson veniva dal Surrey, studiava legge a Oxford (dove si sarebbe laureato nel prestigioso Brasenose college), amava l’hockey su prato, aveva rappresentato tre volte (vincendo sempre il miglio) la sua università nell’annuale sfida contro Cambridge senza essere precisamente un cultore fanatico dell’allenamento e presiedeva la sezione di atletica. Nell’estate del ’12 era in viaggio nelle valli e nei fiordi norvegesi ma interruppe l’escursione dopo che la sua domanda di partecipazione ai Giochi di Stoccolma era stata accolta: per l’ultima volta all’Olimpiade ci si poteva iscrivere privatamente, ovviamente dopo aver fornito credibili credenziali. E lui le aveva

Due anni dopo, a 23 anni, Arnold è tenente dei North Lancashire e finisce nel carnaio del fronte occidentale. I trasferimenti prima alla Rifle Brigade e poi ai King’s Royal Rifle Corps corrono paralleli alle promozioni. Capitano nel ’16, facente funzioni di maggiore e di tenente colonnello nel ’17, tenente colonnello a tutti gli effetti nella primavera del ’18, brigadiere e brigadiere generale prima della fine del conflitto. A 27 anni, il più giovane dell’esercito britannico e imperiale. Con un Dso (distinguished service order a tre barre: di più importante c’è solo la Victoria Cross, spesso assegnata alla memoria), sei citazioni nei dispacci e tre ferite gravi. Visse a lungo negli Stati Uniti ma quando il meriggio della vita si avvicinò, preferì tornare a Oxford per ricordare tempi memorabili.

Giorgio Cimbrico



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