Una storia al giorno

25 Luglio 2013

Personaggi e vicende dell'atletica di sempre

 

25 luglio. I 400 riservano spesso lotte serrate, arrivi indimenticabili, fotogrammi finali che sanno offrire la sintesi del dramma. L’arrivo di Helsinki ’52 fa parte di questa galleria al pari di quello di Roma ’60. Con una differenza: ai Giochi finlandesi era un derby. O meglio, un triangolo della Giamaica. Dei sei posti in finale a disposizione a quel tempo, tre erano occupati da atleti dell’isola e tutti avevano ambizioni assolute.

Arthur Wint da Plowden metteva in palio la corona che aveva conquistato quattro prima a Londra; Herb McKenley da Pleasant Valley rinnovava l’assalto della precedente edizione quando Art lo aveva piegato in rimonta; George Rhoden da Kingston, che a Londra era stato eliminato in semifinale, si presentava al via da primatista mondiale. Il record (45”8, un decimo meglio del McKenley annata ’48) era venuto in una singolare circostanza, nel piccolo meeting svedese di Eskilstuna, in fondo a un assolo: dietro George, laureato alla Morgan State di Baltimora, finì l’americano Sherman Miller con un distacco degno di una gara sui 5000: due secondi.

Wint, che nel ’48 aveva sfiorato la doppietta 400-800 che Alberto Juantorena avrebbe centrato nel ’76, era reduce dal secondo argento sugli 800, ancora alle spalle di Malvin Whitfield: McKenley veniva da un “riscaldamento” nello sprint che lo aveva portato a un palmo dal titolo dei 100 e, proprio per la beffa subita, godeva della simpatia del pubblico: Rhoden aveva puntato tutto su quel piatto ed era pronto.

Toccò a Wint dar fuoco alle polveri con un avvio fulminante che lo portò a transitare ai 200 in 21”7 per l’epoca stordente. Fu dopo il passaggio alla boa che iniziò l’attacco di Rhoden. Allo sbucare sul rettilineo aveva un margine netto, “ma con la coda dell’occhio – avrebbe raccontato – vidi qualcuno che si avvicinava”. Era McKenley che, memore di quel che gli era capitato quattro anni prima, aveva optato per una distribuzione dello sforzo più uniforme. Finirono entrambi in 45”9, a un decimo dal mondiale, e il cronometraggio elettrico di supporto disse che Rhoden aveva avuto la meglio 46”09 a 46”20, per meno di mezzo metro. Wint, stremato, finì quinto in 47”0.

Due giorni dopo, con l’apporto del piccolo Leslie Laing da Linstead, la Giamaica avrebbe conquistato l’oro nella 4x400 demolendo di oltre 4” il ventennale record del mondo degli Usa. McKenley, alla quinta finale della sua vita, conobbe finalmente la gioia del successo contribuendo con una memorabile terza frazione in 44”6 cher permise a Rhoden di tenere quel metro di vantaggio sull’assalto finale di Whitfield.

La vittoria dei “cavalieri del sogno” scatenò nell’isola una gioia irrefrenabile e bevute colossali, ma gli ubriachi e i disturbatori della quiete pubblica ebbero dalla corte sentenze miti dopo aver pronunciato “Helsinki” come causa della loro rumorosa ebbrezza.   

Giorgio Cimbrico



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