Una storia al giorno

23 Luglio 2013

Vicende e personaggi dell'atletica di sempre

 

23 luglio. Una sera dell’agosto ‘95, a Goteborg, poco prima che i Mondiali avessero inizio, capitò di incontrare per la strada un signore di un certa età, diritto come un fuso e con i capelli crespi color dell’argento. “Ragazzi, voi siete troppo giovani e non lo conoscete, ma lui è Adhemar”. E lui rispose con un garbato sorriso, con un ringraziamento. Era felice, in un modo contenuto, che qualcuno avesse rivisto in lui, non lontano dai 70 anni, uno dei protagonisti degli anni Cinquanta e di un film (Orfeo Negro, di Marcel Camus) che ebbe sia la Palma d’Oro di Cannes che l’Oscar.  

Oggi è il 61° anniversario di uno delle tante magie bianche – candomblé, la chiamano al suo paese – di Adhemar Ferreira da Silva, il paulista che iniziò la tradizione brasiliana del salto triplo e che quel giorno, a Helsinki, firmò due record mondiali e quattro volte andò oltre il confine che lui aveva fissato l’anno prima a Rio, allo stadio del Fluminense. Adhemar aprì con 15,95, sei centimetri sotto il record del mondo che oltrepassò alla seconda prova con 16,12. Riservò l’acuto al quinto salto (16,22) facendolo precedere e seguire da due altre incursioni oltre i 16. Il sovietico Leonid Sherbakov, che l’anno dopo gli avrebbe strappato il limite per un centimetro, conquistò la medaglia d’argento con 15,98, record europeo.

Come tanti altri campioni paulisti e carioca, Adhemir veniva da una famiglia umile (padre manovale, madre domestica) e con il salto triplo cominciò quando ormai aveva vent’anni e dopo che un tecnico tedesco, Dietrich Gerner, aveva colto sino in fondo mezzi e prospettive di quel talento. Dopo un esordio senza scintille a Londra ’48 (ottavo), nel ’50, nella città natale, eguaglio il vecchio record mondiale di Naoto Tajima, 16,00 ai Giochi di Berlino. Dopo il capolavoro di Helsinki, Adhemar sarebbe stato uno dei primi ad approfittare delle condizioni benevole concesse dall’altura: nel ’55, ai Giochi Panamericani di Città del Messico, diede una nuova dimensione alla specialità rimbalzando a 16,56, 33 cm oltre il record di Sherbakov. Era pronto per il bis olimpico: sarebbe venuto a Melbourne, rispondendo con 16,35 all’improvviso e inatteso exploit (16,26) dell’islandese Vilhjalmur Einarsson.  

Il Sao Paulo Futebol Club porta sulla maglia due stelle non per commemorare venti titoli ma per ricordare i due titoli olimpici di Adhemar il Magnifico, l’unico sudamericano capace di un bis, scomparso cinque anni dopo quel fugace e coinvolgente incontro nelle strade di Goteborg.

Giorgio Cimbrico



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