Una storia al giorno

21 Luglio 2013

Vicende e personaggi dell'atletica di sempre

 

21 luglio. Oggi parliamo di quel che capitò 61 anni fa agli uomini. Domani toccherà alle donne. Il teatro è lo stesso, i Giochi di Helsinki. Quel che capitò è molto semplice: l’arrivo più serrato dello sprint olimpico. Sufficiente dare un’occhiata al fotogramma fatale, entrato nella storia dello sport e assurto a semplice metafora sulla piccola differenza che può correre tra il trionfo e la sconfitta.

In un flashback che diventa la miglior modalità di racconto, il primo personaggio che entra in scena è Lindy Remigino, da Hartford, Connecticut, che abbraccia e si complimenta con Herb McKenley, il magnifico giamaicano che aveva deciso di correre anche i 100 per sviluppare buone reazioni al colpo di pistola che gli interessava di più, quello che sarebbe stato esploso per i 400.

Con il petto, in effetti, è primo Herb, ma con la spalla destra qualche centimetro avanti è Lindy. Prima che il suo nome appaia sul tabellone (che a quei tempi era una cosa assai più modesta…) qualcuno gli bisbiglia che ha vinto lui. “Herb, pare abbiano deciso che ho vinto io. Boh”. 10”4 per tutti e due e, secondo un crono elettrico non ufficiale, 10”79 a 10”80. Emanuel McDonald Bailey, trinidadegno che correva per la Gran Bretagna, fu terzo in 10”5/10”83 e l’americano Dean Smith quarto in 10”5/10”84. Tra i primo e il quarto, 36 centimetri.

La gara fu preceduta da fatti e accidenti singolari: Jim Golliday, campione Ncaa, si infortunò e non partì per la Finlandia e sorte analoga, poco dopo, toccò a Arthur Bragg nelle semifinali olimpiche. A quel punto le speranze Usa erano riversate più che su Lindy Remigino (che si era qualificato grazie al quinto posto nei campionati universitari), su Smith che oltre allo sprint praticava il rodeo, attività che gli avrebbe dato da vivere nel prosieguo della sua vita.
McKenley ebbe la stessa dose di mala suerte anche sui 400 (secondo a 11 centesimi dal connazionale George Rhoden, con un tempo ufficiale, 45”9, che affiancava i due giamaicani) e tornò finalmente a sorridere quando con Rhoden, Arthur Wint e Leslie Laing conquistò l’oro della 4x400 conquistando con i compagni l’etichetta indelebile di “Cavalieri del Sogno”. A Remigino toccò consegnare il bastone a Andrew Stanfield che domò il sovietico Vladimir Sukharyev per il successo nella 4x100.  Se qualcuno gli avesse detto che sarebbe andato ai Giochi e ne sarebbe tornato con due medaglie d’oro, avrebbe consigliato all’incauto aruspice una visita psichiatrica.

Giorgio Cimbrico



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