Un giorno, un'impresa

29 Giugno 2013

Appuntamento quotidiano con le storie dell'atletica

 

29 giugno. Il campo di atletica di Jena, giusto accanto allo stadiolo di gusto britannico dove gioca il Karl Zeiss, era, al tempo della Ddr, un piccolo tempio. Una delle conferme, 27 anni fa, quando i campionati nazionali si trasformarono in uno dei momenti più caldi della vita in pista (e in pedana) di Heike Drechsler. Al Ernst Abbe Sportfeld la gentile granatiera, allora 22enne e certamente più conosciuta come lunghista (titolo mondiale a meno di 19 anni) eguagliò il doppio 21”71 che Marita Koch aveva firmato nel ’79 e nell’84 in altri due sacrari di casa, Karl Marx Stadt e Potsdam.

Il risultato completo di quella gara è anhe una perfetta cartina al tornasole dello sport della defunta Germania Democratica: Drechsler 21”71 (record mondiale sul filo di un vento appena legale, 1,9 a favore), Silke Gladisch 22”07, Sabine Rieger 22”76. Le altre tre, molto distanti, l’ultima addirittura al di là dei 24”. In Ddr lo sport lo facevano tutti, ma quello di alto, altissimo livello era patrimonio di pochi, di poche, così come da contare sulla punta delle dita erano i club, centri di elevatissima specializzazione e sperimentazione.

Quell’estate del 1986 fu generosa con Heike, nativa di gera, Turingia, che aveva dato i natali anche a Marlies Goher, detta miss Alte Frequenze. Nel Neckarstadion di Stoccarda, in una fine di agosto dai toni decisamente autunnali, vinse il lungo con un acuto a 7,27 e sotto una pioggerella fine e con un vento contrario vicino al metro, firmò un altro 21”71 che finì per creare una situazione unica: nella tabella dei record, alla voce 200 femminili erano necessarie quattro righe. Il successo di Heike, cronometrata in 11”00 al passaggio ai 100 metri, ebbe i contorni pieni del dominio schiacciante: la francese Christin Cazier finì seconda a 61 centesimi e Silke Gladisch terza a 77. Malgrado una divisione ancora in atto, destinata a sparire quattro anni dopo con la caduta del Muro, tutte le vittorie dei tedeschi e delle tedesche in canottiera blu con bordi bianchi erano salutati con grande partecipazione. Dal ’91 Heike, e non solo lei, finì per indossare anche l’altra maglia: bianca, con aquila e strisce gialla, nera e rossa.  Scosse elettrice pari a un elettroshock sarebbero venute due anni più tardi, a Seul, da Florence Griffith.

Giorgio Cimbrico



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