Un giorno, un'impresa

28 Giugno 2013

Appuntamento quotidiano con le storie dell'atletica

 

28 giugno. Sessantuno anni fa nasce a Barletta Pietro Mennea che in questi mesi dolorosi ha avuto un oceano di meritati omaggi, di commossi ricordi, di itinerari percorsi sui suoi sentieri. Oggi non resta che lasciar la parola all’uomo dell’eterna disfida che continua a esser tra di noi. E’ un modo per sentirlo ancora accanto. Una miscellanea che lo ripropone per quello che era. Per quello che è e rimarrà.

Mourinho. “Due anni mi telefona e mi dice: sono José e sono cresciuto ammirandoti. E sai perché? Nel ’74, quando tu hai vinto i 200 agli Europei, i miei mi regalarono un libro su di te. E’ nato un bel rapporto e ora gira voce sia l’unico vero amico che lui abbia avuto in Italia. E’ uno che lavora sodo, studia. Ci assomigliamo”.

Mina. “Mi ha dedicato uno dei suoi corsivi sulla Stampa. Ricordava quel che avevo fatto, citava i nomi dei miei avversari, anche quelli meno noti. Non sapevo capisse così tanto di atletica, E si chiedeva perché io non abbia un ruolo nello sport. Le ho scritto una lettera: la vita conduce su altri itinerari, cambia, produce progressi, miglioramenti. E poi non è vero che non mi curi del mio vecchio mondo: vado nelle scuole, parlo ai ragazzi, scrivo libri. Lo spirito è sempre quello”.

Brera. “Alle Olimpiadi di Monaco ’72 mi dicono: Brera vuol conoscerti. Vado e lui comincia a esaminarmi, a tastarmi il cranio. Puro tipo mesopotamico, mi dice. Sono pugliese, rispondo io, ma mi fa venir dei dubbi e chiamo casa: non è che abbiamo avi in Medio Oriente?, domando. E i miei: no, no, tutti di Barletta. Dopo tanti anni e molti studi, ho costruito un’ipotesi: la mia furia, il mio spirito di sacrificio, la mia volontà, lo spirito di indipendenza vengono da quelle tribù apule che si arruolarono nell’esercito di Annibale che proprio dalle mie parti, a Canne, inflisse ai romani una delle più gravi sconfitte della loro storia”.

Alì. “Periodo di allenamento in California, l’anno dopo il record del mondo di Messico: sono l’uomo più veloce del mondo e se ne parla anche in America. Al campus capita Cassius Clay, Alì, non ancora malato. Stretta di mano. Ma tu sei Mennea? Eh già. Ma non sei nero. No, sono nero dentro”.

Owens. “Ecco, quando ripenso a quella settimana messicana, a quei dodici record che misi in fila, dal mondiale dei 200 all’europeo dei 100 e via via la lunga lista di limiti italiani, credo di aver realizzato un’impresa non lontana da quella di Owens nel ’35, quando firmò cinque record del mondo e ne eguagliò un sesto nel giro di tre quarti d’ora”.

Bolt. “Ha corso in 19”19 ma non mi sento lontano. Perché il 19”72 è del ‘79 e con quel tempo sarei finito alle sue spalle ai Giochi di Pechino e a Mondiali di Berlino. Ero avanti e adesso non sono molto indietro”.  

Mefistofele. “In pista per quasi vent’anni. Dicevano: si allena come una bestia. Il fatto è che mi allenavo anche di nascosto. Mai un infortunio, mai una lesione grave. Quando Steve Williams venne a Formia guardò il mio programma di allenamento e disse: ok, mi sembra perfetto da distribuire lungo l’arco della settimana. Io lo faccio in un giorno, risposi. Quando vado a parlare nelle scuole, propongo un patto: datemi la vostra età e io torno ad allenarmi: la fatica non mi ha mai spaventato”.

Giorgio Cimbrico



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