Un giorno, un'impresa

05 Giugno 2013

Appuntamento quotidiano con le storie dell'atletica

 

5 giugno. Ottantatre anni fa, ultima parabola per Erik Lemming, il poliziotto svedese lungo (più di un metro e 90) e sottile come un giunco che ha scritto molte pagine antiche nella storia del giavellotto quando i magnifici finlandesi, animati dal tradizionale sisu (una tradizione a palmi darebbe come risultato: furia agonistica) facevano una dannata fatica a lasciarselo alle spalle.

E’ bene premettere che un centinaio di anni fa le gare si svolgevano diversamente da quello corrente, e non solo per gli attrezzi: le competizioni a due mani, con somma dei risultati ottenuti impugnando con la mano destra e con quella sinistra, erano ricorrenti e assai diffuse. Fu in una gara con questa tipologia che Erik, che era destro, ottenne nel 1899 il suo primo record mondiale: 49,32. In altre dodici tappe, per giungere al 1911, lo avrebbe migliorato sino a 58,27 e, in una tredicesima frazione, si sarebbe spinto sino al 62,32 del settembre 1912, ottenendo il riconoscimento della neonata Iaaf che proprio nella capitale svedese aveva appena visto la luce.

Lemming fu medaglia d‘oro nei Giochi ateniesi del decennale, ufficiosi, del 1906, diventò campione olimpico nel 1908 a Londra e replicò nel 1912 nell’Olimpiade giocata in casa. Diatribe statistiche dividono gli studiosi: secondo David Wallechinsky, ricercatore e compilatore di un testo di grande riferimento, “The complete book of the Olympics”, Erik unì i due ori ufficiali con un’accoppiata di record del mondo, 54,82 e 60,64, salutato con entusiasmo dal pubblico svedese come prima incursione oltre la barriera dei 60 metri. Ma secondo il testo Iaaf sulla progressione dei record mondiali, quello che una volta veniva chiamato, come un trattato accademico, lo Zu Megede, Lemming aveva già fatto meglio più di un mese prima della vittoria londinese lanciando a 57,33 anche se il risultato non fu portato all’omologazione come record nazionale. Quanto al ruolo di primo incursore oltre il muro dei 60 metri, il ruolo va attribuito al finlandese Juho Saaristo, 61,45 in una gara a due mani che si svolse a Helsinki prima dell’appuntamento olimpico dove finì secondo a due metri dallo svedese.

I lanciatori di Suomi si sarebbero rifatti con gli interessi nel 1920, conquistando l’oro con Jonnas Myrra e piazzando quattro uomini ai primi quattro posti. L’ultimo sussulto svedese a cinque cerchi sarebbe arrivato nel 1928 con Erik Lundkvist, due anni prima della scomparsa del grande Erik.

Giorgio Cimbrico



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