Un anno di lavoro per la corsa in montagna




 
E’ un caso più unico che raro, non solo nel mondo dell’atletica ma dello sport nel suo complesso. Una nazionale che vince sempre, che dalla prima edizione fino alla ventunesima, quella dello scorso anno, non ha mai conosciuto sconfitte nel più importante appuntamento stagionale, la Coppa del Mondo. La nazionale italiana di corsa in montagna è un esempio invidiato da tutti, batterla l’obiettivo dichiarato. Per chi ha la responsabilità di mantenere inalterato il dominio, c’è da tremare. Raimondo Balicco, responsabile tecnico del settore, ad inizio anno ha già ben chiaro il programma della stagione: “E’ chiaro che la Coppa del Mondo sarà il momento clou del nostro 2006. Gareggeremo il 10 settembre a Bursa, in Turchia ed avremo tutti contro. Rispetto allo scorso anno le difficoltà saranno ben maggiori per due ordini di fattori: innanzitutto perché si gareggerà su un percorso di sola salita che per tradizione ci risulta più ostico rispetto a quello salita-discesa, inoltre perché in Turchia ci troveremo di fronte un’agguerrita concorrenza africana, con etiopi, eritrei e kenyani su tutti. Lo scorso anno avevano rinunciato alla trasferta in Nuova Zelanda per i troppo alti oneri economici, questa volta ci saranno e con loro dovremo temere anche i padroni di casa che da tre anni preparano quest’appuntamento”. - Come vi avvicinerete al grande evento? - Innanzitutto abbiamo il 9 luglio i Campionati Europei in Repubblica Ceka, su un percorso sicuramente più confacente alle nostre caratteristiche. Inoltre, a livello giovanile, ci aspetta il Memorial Germanetto il 25 giugno a Susa. Per quanto riguarda la Coppa del Mondo, ci avvicineremo all’appuntamento attraverso una serie di raduni, il primo dei quali è previsto già a fine marzo a Tirrenia, poi un altro a giugno probabilmente in Val d’Aosta, uno a luglio e quello di rifinitura a fine agosto. - Un tema delicato è quello dei ricambi: è vero che squadra che vince non si cambia, ma cosa c’è dietro le stelle della nazionale? - Stiamo cercando di applicare una politica di ricambio generazionale che non è assolutamente semplice. Il nostro è uno sport alquanto duro e il passaggio di categoria è ancora più sentito. Devo dire però che la nostra squadra non è tanto in là con gli anni, anzi abbiamo atleti come Abate che sono nel pieno della maturità, tra i 27 e i 30 anni. Lo stesso discorso dicasi per Marco De Gasperi, che ha dovuto rinunciare alla scorsa Coppa del Mondo per problemi fisici ma che quest’anno contiamo di recuperare al meglio. Marco è sicuramente la nostra punta di diamante. - Come procede il lavoro sui giovani? - E’ un lavoro molto delicato, perché nella fascia dai 18 ai 21 anni si perde sempre qualche talento, nel nostro come in altri settori, per motivi di lavoro o altre ragioni ed è nostro compito evitare questa emorragia. Quello che ci conforta è che abbiamo un bell’ambiente che spinge chi ne fa parte a rimanerci, come ad esempio Molinari che ha 38 anni e dopo tutto quello che ha vinto si rimette sempre in discussione. Purtroppo perderemo quest’anno Milesi, che ha subìto un grave infortunio, e Fregona che passa allo skyrunning. - La situazione fra le donne? - E’ ancora più difficile perché il serbatoio dal quale attingere è ridotto. Lo scorso anno abbiamo vinto il titolo mondiale grazie a un’autentica impresa, non preventivata alla vigilia, frutto di un perfetto lavoro di squadra di tre atlete estremamente esperte come la Salvini, la Roberti e la Baronchelli. D’altronde alcune delle stelle della specialità come la Rota Gelpi e la Sedoni hanno fatto il salto passando alla maratona, difficile che tornino indietro. Abbiamo un giovane talento come la Desco, attesa al salto di qualità. Inoltre dopo le Olimpiadi di Torino recupereremo la Confortola, che nel 2005 ha saltato la stagione per preparare l’appuntamento dello sci di fondo. - In campo giovanile? - I ragazzi validi ci sono ma bisogna tenere presente che gente come i fratelli Dematteis, che tanto bene hanno fatto anche nel cross, passano di categoria quindi avranno bisogno di almeno un paio d’anni di ambientamento, nei quali anzi sarà bene che si dedichino anche all’attività su pista. Sicuramente li coinvolgeremo anche in qualche raduno, ma non ci sarà da stupirsi o preoccuparsi se non saranno convocati per i principali appuntamenti, avranno tempo per maturare. L’importante è che rimangano nell’ambiente, usufruendo delle esperienze dei più anziani. Gabriele Gentili Nella foto: la squadra maschile azzurra vincitrice dell'ultima Coppa del Mondo (foto organizzatori)


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