Tokyo, Tamberi: ''Contava solo passare''

30 Luglio 2021

La riflessione dell'azzurro dopo l'ammissione alla finale: '' So di poter salire molto in alto''. Abdelwahed ringrazia, Bellò punta a crescere, Sibilio è sincero: ''Gambe, testa, cuore, ma per la finale, ci vorrà anche un po' di fortuna''.

 

Qualificazione nel taschino, si può cominciare a pensare alla finale. Gianmarco Tamberi si racconta, dopo il 2,28 della mattinata a cinque cerchi di Tokyo, che lo ha promosso al turno decisivo. E come spesso gli accade, è severo nell’autogiudizio. “Oggi l’obiettivo era entrare in finale – dice l’azzurro – ma ammetto che speravo di ottenere in pedana dei riscontri diversi. So di stare molto bene, che posso saltare molto alto, ma oggi purtroppo non sono riuscito ad ottenere quello che mi auguravo. Ora rivedremo i salti, analizzeremo ciò che non è andato bene, e cercheremo di modificare qualcosa in vista della finale”. Non usa mezzi termini, per valutarsi: “In pedana mi sono detto: mamma mia che schifo! Dal primo all’ultimo salto non ho fatto quello che avrei dovuto. Oggi volevo andare in finale e ottenere un salto buono; il secondo obiettivo non è stato raggiunto, anche per l’avvicinamento verso le Olimpiadi, che è stato terribile; non parlo degli ultimi 20 giorni, ma dell’estate che ho vissuto, saltando male praticamente sempre. Ma, ripeto, so di poter saltare molto alto, non voglio nemmeno pensare troppo agli errori, devo solo far bene. Probabilmente quando corro veramente forte, in gara, non riesco a star dietro al salto. Chissà, magari andrà come mi è successo altre volte in passato: basterà un salto ben riuscito per sbloccarmi, come a Portland (ai Mondiali indoor vinti nel 2016, ndr)”. L’emozione la provano anche i campioni affermati come Tamberi: “All’ingresso c’era una tenda che nascondeva lo stadio, poi entrando ho ripensato a tutto quel che ho dovuto fare per essere qui…ora sono qui, e voglio godermi questa magia”.

“Sono partito con calma – racconta Ahmed Abdelwahed, con la sua ormai tipica inflessione romana – perché io sono come un diesel, ho bisogno di carburare, e ho visto nelle ultime gare internazionali che partire un po’ più accorto mi aiuta. Poi, ai 300, sono andato in testa, e tutto è andato per il meglio. Sono felicissimo, lo ammetto, sapere di tanta gente che si è alzata nella notte per tifare per me mi ha dato una grande carica. La finale è per loro, e per i miei genitori, che sono la mia forza: non seguono l’atletica, ma il loro amore arriva sempre. Ho avuto parecchi intoppi, nel corso degli anni, ma mi è servito per maturare, per diventare l’atleta che sono oggi. Le siepi? Mi servono per mantenere l’attenzione, altrimenti in gara mi addormento…anche mio fratello è un giovanissimo siepista, ce l’abbiamo dentro, evidentemente”. Gli equilibri spesso si ribaltano: è il caso di Ala e Osama Zoghlami, con il primo, meno pronosticato rispetto al secondo, a centrare l’accesso alla finale: “La gara è andata come volevo, sapevo di valere il mio primato, perché l’avevo ottenuto agli Assoluti, ovvero in una gara non di questo livello; ho dato tanto per correre in 8:14, e si è visto. Lo stadio vuoto mi ha fatto una strana sensazione, ma poi vedere i cartelli di Tokyo 2020 mi ha dato l’energia che cercavo”. “Ce l’avevo a un passo – dice con la voce spezzata dall’emozione Osama Zoghlami, ovviamente deluso – poi è arrivato il francese, e sono uscito. Ma questa è l’atletica, è successo ad Ala, questa volta è toccata a me, me ne farò una ragione”.

“Sì, un po’ di emozione c’è stata – parole di Alessandro Sibilio – ma comunque, anche senza, non sarei partito molto più veloce di come ho fatto.

I miei avversari hanno pagato, mentre io so di poter dire la mia se distribuisco con più attenzione. In ogni caso, domani per passare dovremo fare l’impresa: ci vuole il cuore, la testa, le gambe, ma anche un po’ di fortuna. Bisognerà partire sicuramente più veloci, ma senza strafare. Ho provato a sentirmi come fossi ad una gara regionale, per non sentire troppo il peso dei Giochi. Warholm? Spero di incrociarlo ancora in semifinale, è come una specie di treno, spinge tutti a migliorarsi”.

“Speravo di chiudere un po’ meglio – confessa invece Elena Bellò, qualificata alla semifinale degli 800 metri – ma non importa, contava solo passare il turno. Ho scelto di andare in testa perché sapevo che con un crono intorno ai 2:01 avrei ottenuto la promozione, e così è stato. Sono sicura di me, con un ritmo regolare, senza cambi di ritmo, riesco ad andare meglio; per andare davvero bene, però, spero domani in un grande tempo”.

m.s.

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