Thiam, un salto nella storia

25 Giugno 2019

Il 2,02 nell'alto conferma un'altra volta la classe dell'eptatleta belga: elegantissima, migliorabile nella velocità, ha un posto speciale tra le specialiste da +7000


 

di Giorgio Cimbrico

Il problema di Nafissatou Thiam non è la forza, non è l’abilità né, ovviamente, l’eleganza. Il problema di Nafi Thiam è la velocità. Qualcuno può obiettare sia anche la poca resistenza che mostra nei due giri finali, ma questo è un aspetto secondario. Il vero problema, arduo da risolvere, è la messa in moto, il raggiungimento e il mantenimento di un ritmo rapido.

Il confronto con Jackie Joyner-Kersee è impietoso: nel giorno del 7291, datato ’88, ambientato ai Giochi di Seul e destinato ad altro invecchiamento, JJK corse i 100hs in 12.69 (bronzo virtuale nella gara individuale), i 200 in 22.56 e saltò 7,27, argento… dietro a se stessa: nella finale era arrivata a 7,40. Nel miglior eptathlon della sua medagliatissima carriera (7013 a Gotzis 2017), la ragazza di Namur, in possesso della triplice corona, ha corso i 100hs in 13.34, i 200 in 24.40 e ha saltato 6,56. I più freschi riscontri (Talence, pochi giorni fa) confermano una certa staticità - 13.49, 24.55 – e qualche progresso, 6,67.

Nafi, 25 anni ancora da compiere, è l’ennesimo capolavoro nella congiunzione di due razze (il padre è senegalese, la madre belga), l’ennesima “puntata” in una storia che, nelle prove multiple, ha consegnato le imprese, le medaglie e i record di Daley Thompson, Dan O’Brien, Bryan Clay e Ashton Eaton. Thiam è una saltatrice in alto che, non fosse in circolazione Mariya Lasitskene, sarebbe la n.1 al mondo: quattro multi mondiali (1,97, 1,98, 2,01 e il fresco 2,02) sono eloquenti. Il 2,02 di Talence, detto per inciso non è record belga come quelli dell’eptathlon, del lungo e del giavellotto, 59,32, ancora nelle perfette giornate austriache di due anni fa. Quello è proprietà di Tia Hellebaut, che dopo aver scavalcato 2,05 agli Europei indoor del 2007, concesse il bis nell’occasione più importante, ai Giochi di Pechino, bruciando, alla stessa misura, la croata Blanka Vlasic. Anche Tia aveva radici nelle prove multiple.

Provando un’analisi delle poche prestazioni storiche, dieci, oltre quota 7000, si nota che JJK, padrona delle prime sei, quattro delle quali record del mondo, ha sempre offerto prestazioni stratosferiche o di altissimo livello nelle sue specialità di parata: solo una volta oltre i 13 secondi nei 100hs. Il cedimento negli 800 finali (un modesto 2:20.76) ai Trials di Indianapolis ’88 la privò di un record oltre quota 7300: in quei giorni aveva viaggiato a ritmo di 12.71, 1,93, 22.30 e 7,00 con vento sensibilmente contrario, superando persino 50 metri nel giavellotto, la specialità che sentiva più estranea, e con 15,65 nel peso.

L’effervescente svedese Carolina Kluft, due volte oltre i 7000 e un record europeo, 7032, da cui Nafi è distante 19 punti, ha saputo sempre disegnare grafici piuttosto equilibrati, senza cadute o controperformance. Il suo picco, quando a Osaka 2007 conquistò il titolo mondiale, ne è la testimonianza più attendibile, ricalcando quanto aveva ottenuto, quattro anni prima, a St Denis: la differenza tra 7001 e 7032 venne da un centimetro in più nell’alto (1,95 contro 1,94) e da decisi progressi nel peso (14,81 contro 14,19) e nel lungo, 6,85 contro 6,68.

L’ultimo membro del club delle over 7000, la russa Larissa Nikitina, 7007 trent’anni fa a Bryansk e finita nella zona d’ombra del doping, aveva cavalli di battaglia nei lanci, 16,45 di peso e 53,94 di giavellotto, senza cedimenti come quelli in cui incorre spesso l’avversaria più pericolosa di Nafi, la britannica Katarina Johnson-Thompson, saltatrice in alto da 1,98, in lungo da 6,92, velocista sotto i 22.80, ma capace di modestissime espressioni nel peso, attorno ai 12 metri, e nel giavellotto, poco al di là dei 40.

Sotto questo aspetto, il faccia a faccia di Doha al quale le due si presenteranno con record stagionali ravvicinatissimi (Thiam 6819 a Talence, KJT 6813 a Gotzis) avrà il fascino non sottile dell’imprevedibile o della decisione affidata a un gara ad entrambe sgradita.

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