Storia del Gruppo Giudici

Nel 1880 in Inghilterra venne fondata la A.A.A. (Amateur Athletic Association), la prima federazione nazionale di atletica leggera, alla quale seguì nel 1888, negli Stati Uniti, la costituzione della A.A.U. (Amateur Athletic Union).
Preoccupazione prima di queste due organizzazioni fu di darsi norme certe, uniformi e soprattutto scritte, per regolamentare lo svolgimento delle gare. L’esigenza non era nuova. Già ai tempi degli Antichi Giochi Olimpici (dal 776 a.C. al 393 d.C.) gli “ellanodici” (giudici dei greci) costituivano l’organo giudicante chiamato a controllare il corretto svolgimento delle gare; erano personaggi di grande carisma, stimati per autorevolezza e condotta irreprensibile, e di potere pressoché assoluto. Il ruolo del giudice prese quindi forma e sostanza con l’avvento delle prime federazioni e la sua consacrazione ufficiale avvenne ad Atene nel 1896 quando De Coubertin rilanciò i Giochi Olimpici che vengono detti dell’Era Moderna.

I giudici, in quel periodo, sono per lo più dei “gentleman”, a volte anche nobili, che fanno parte della organizzazione dell’evento e che non disdegnano (ma anzi se ne fanno vanto) di scendere in pista o in pedana per dare certezza e ufficialità ai risultati degli atleti. Saranno poi gli stessi atleti, una volta smessi gli abiti del concorrente, a rimanere nell’ambiente e prestarsi volentieri a contribuire alla buona riuscita dell’evento, offrendosi quali giudici e portando, oltre la loro passione, anche la conoscenza dei regolamenti e l’esperienza acquisita negli anni della militanza attiva.
I primi “giudici” italiani li troviamo nel Rapporto dei Giochi Intermedi di Atene 1906; li ricordiamo per curiosità storica: Alberto Alberti di Milano e Eugenio Benucci di Rieti.

Dopo i Giochi di Stoccolma del 1912 venne fondata la I.A.A.F. (International Amateur Athletic Federation), la federazione mondiale di atletica leggera, in seno alla quale fu costituita una sezione speciale alla quale fu affidato l’incarico di approvare i regolamenti per le competizioni internazionali e di omologare i primati olimpici e mondiali.
Più significativa la presenza di “giudici” italiani ai Giochi di Parigi del 1924: tre atleti e un consigliere della F.I.S.A. (Federazione Italiana degli Sports Atletici), fecero parte delle giurie impegnate allo Stadio Colombes. Due campioni italiani della velocità, Franco Giongo e Francesco Carturan, vennero impiegati nella giuria di arrivo e in quella dei salti, mentre il grande Emilio Lunghi, prima medaglia olimpica italiana in atletica leggera, operò nella giuria di marcia.

Nella struttura organizzativa della F.I.S.A. era presente la figura dei “commissari federali”, personaggi di estrazione societaria, che venivano ordinati a seconda della mansione nella quale erano maggiormente esperti: starter, giudici di marcia oppure semplicemente commissari per tutte le altre incombenze di campo. A Firenze il 12 dicembre 1927 si svolse il XXII Congresso della F.I.S.A. nel corso del quale l’organo federale (F.I.S.A.) cambiò il nome in quello di F.I.D.A.L. – Federazione Italiana di Atletica Leggera. Nel 1928, ai Giochi di Amsterdam, troviamo impegnati in giuria (invitati) politici ed ex atleti: l’on.le Leandro Arpinati (F.I.D.A.L.), il rag. Silvio Renzo Coen (ex F.I.S.A.), il Cap. Vittorio Costa (presidente del Comitato F.I.D.A.L. dell’Emilia) ed ancora il dr. Franco Giongo, olimpico a Stoccolma 1912 ed Emilio Brambilla e Massimo Cartesegna, olimpici a Londra del 1908.

Questi inviti fanno pensare a ragion veduta, che nella F.I.S.A. ed ora nella F.I.D.A.L., esistesse una struttura giudicante organizzata e capace di fornire elementi di provata capacità e lealtà. Le date citate indicano chiaramente che siamo in pieno periodo fascista e gli uomini del partito occupano tutte le più importanti cariche dello sport nazionale: dal C.O.N.I. alle federazioni.

Nel 1930 con l’avvento alla presidenza della F.I.D.A.L. del fiorentino Marchese Luigi Ridolfi, iniziò un processo di riorganizzazione interna che interessò anche il corpo giudicante. Il C.O.N.I. infatti nel novembre del 1929 avvisò gli interessati che era disponibile a partire dal 1930 la tessera di “ufficiale federale” per chiunque ne avesse fatto richiesta. Risultava quindi chiaro che il C.O.N.I. , politicamente molto impegnato con il regime, era l’ente che accentrava presso le sue strutture anche il corpo giudicante di tutte le federazioni. Con comunicato n. 6 del 15 febbraio 1930 il C.O.N.I. rese noto il primo elenco dei “giurati della F.I.D.A.L.”; il documento può essere, a buon ragione, considerato l’atto di nascita della figura del “giudice” nell’ambito della Federazione Italiana di Atletica Leggera.

La spinta impressa dal Marchese Ridolfi alla riorganizzazione della F.I.D.A.L. investì tutte le strutture federali. Ecco quindi che il 9 maggio del 1931 venne istituito il Comitato Ufficiali Federali (C.U.F.) con lo scopo di disciplinare e migliorare il funzionamento delle giurie durante le gare di atletica leggera. Il C.U.F. era guidato da un Direttorio composto da un Presidente (che faceva parte di diritto del Consiglio Federale) e da quattro membri, di cui uno con funzioni di segretario. La sede inizialmente fu Milano, viale Piave, 43. Per il quadriennio olimpico (1933-1936) il Direttorio del C.U.F. era così composto: prof. Dino Nai, presidente, rag. Guido Ballerini, rag. Ernesto Fabbretto, dr. Mario Negrini e Franco Reyser, membri . Reyser, olimpico a Amsterdam nel 1928, fu il primo segretario dell’ente. Nello stesso periodo, si organizzarono i giudici di marcia che inizialmente ebbero una gestione autonoma diretta da un fiduciario nazionale. Il primo fiduciario fu Amleto Bartesaghi. Nel 1934 il prof. Nai si dimise dalla carica di presidente del Direttorio per motivi di indole professionale e il 29 ottobre il C.U.F. venne trasferito da Milano a Roma, con sede presso la F.I.D.A.L. nei locali dello Stadio del Partito Nazionale Fascista.

Segretario, con incarico provvisorio di Commissario, fu nominato il maestro Mario Romano, fiorentino, uomo di fiducia del Marchese Ridolfi. Il 20 gennaio 1935, non essendosi reso possibile il trasferimento di Romano da Firenze a Roma, il provvedimento di nomina venne abrogato. A sostituire Romano fu chiamato un altro uomo di Ridolfi: Bruno Urbani. Urbani rimase in carica pochi mesi. Esaurito il ruolo commissariale di Urbani, con comunicato n. 35 del 15 luglio 1935, a presidente del C.U.F. fu nominato il dott. Mario Saini, membro del C.D. della F.I.D.A.L.
Contemporaneamente venne abolita la carica di fiduciario della marcia.


Nel frattempo si decise che la divisa degli “ufficiali” doveva essere così costituita: maglia bianca con maniche corte, pantaloni, calze e scarpe bianche, berretto bianco con visiera nera. La maglia doveva portare la sigla C.U.F. ricamata e il berretto il distintivo di metallo del C.U.F. Nel dicembre del 1935 Mario Saini si arruolò volontario e partì per il fronte dell’Africa Orientale. La reggenza del C.U.F. fu affidata a un altro membro del C.D., il dott. Bruno Zauli.
Il Consiglio Direttivo della F.I.D.A.L., riunito a Roma il 12 gennaio 1936, approvò la proposta presentata dal reggente e cambiò la denominazione del Comitato Ufficiali Federali (C.U.F.) in Gruppo Giudici Gare (G.G.G.). Il provvedimento venne ufficializzato nel Comunicato n. 2 del 14 gennaio 1936. Un mese dopo venne cambiata anche la divisa dei giudici. La commissione appositamente nominata (Zauli, Terragni, Diana e Bartolini) propose e ottenne una divisa formata da pantaloni, calze, cintura e scarpe bianche e dalla camicia nera.

Il dott. Zauli, a parte la parentesi che lo vide impegnato nella guerra in Spagna, mantenne la carica di Segretario Nazionale del G.G.G., denominazione che nel frattempo aveva sostituito quella di presidente, fino al 30.11.1944.
Ci furono in seguito, contestualmente al periodo bellico e alle fasi immediatamente successive alla conclusione della guerra, due periodi di commissariamento. Dall’1.12.1944 al 14.11.1946 il G.G.G. fu affidato al dott. Massimo Ottaviani, avvicendato, nel periodo 15.11.1946 – 26.11.1947 dal prof. Dino Nai. Nel 1947, una volta che la F.I.D.A.L. rientrò nella sua sede romana di via Piave dopo una breve parentesi veneziana, dove si era trasferita insieme alle strutture del C.O.N.I., Ottaviano Massimi fu nominato Segretario Nazionale del G.G.G., carica che mantenne fino al 27 marzo 1961.

Da allora, fino ai giorni nostri questi sono stati i Segretari del G.G.G. che si sono avvicendati alla guida del Gruppo:

Giovanni Diamanti (28.3.1961 – 2.2.1971)
Antonio Filippo Carboni (3.2.71 – 30.11.1982)
Marco Mannisi (1.12.1982 – 29.4.1988)
G. Piero Casciotti (Commissario) (1.5.1988 – luglio 1989)
Tiziano Campedelli (luglio 1989 – fine 1995)
Marcello Ferrari (1996 –1999)
Anna Togni (2000 – 2004)
Roberto Guidi (2005-2008)
Lamberto Vacchi (dal 2009 al 2012)

Luca Verrascina (Fiduciario Nazionale dal 2013)

 

Gustavo Pallicca (con il contributo prezioso e determinante di Alberto Pacetti).



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