Sogni, obiettivi: l'Italia Mondiale




 

Se l'atletica fosse una scienza esatta, non ci sarebbe neanche bisogno di farli, i campionati. Medaglie e trofei potrebbero essere assegnati tracciando una linea sulle graduatorie, o sulle liste di iscrizione, in base a personali o stagionali. E, allo stesso modo, come diceva un celebre ex DT azzurro, le convocazioni potrebbero essere fatte dai ragionieri, abili nell'impilare numeri e prestazioni, invece che dai tecnici. Grazie al cielo non è così: ragionieri e geometri (i secondi tirati in ballo per le linee di cui sopra), fanno altri, ovviamente rispettabilissimi, mestieri. E quindi, l'atletica celebra le sue rassegne, assegnando alla magia del confronto diretto, dell'anglosassone face to face, il compito di stilare classifiche e ordini d'arrivo. Lasciando intatto quel margine di incertezza che rende questo sport inimitabile. Un pizzico di prosa per aprire il viaggio nella squadra azzurra che andrà in campo a Berlino, dieci righe per introdurre un concetto: qui non si fanno pronostici (inutili da ogni punto di vista), ma al massimo si propongono elementi, di varia natura - non solo numeri - da utilizzare per inquadrare meglio portata ed ambizioni della delegazione tricolore.

Pochi: anche buoni?
La squadra selezionata dal DT Francesco Uguagliati è una delle più ristrette di sempre: 39 atleti (23 uomini, 16 donne), uno solo in più di Helsinki 1983 ed Edmonton 2001, e cinque più del minimo storico di sempre, toccato ad Osaka due anni fa. E con due staffette (e relative riserve) inserite nel gruppo. Le ragioni della composizione di un gruppo così smilzo sono sostanzialmente due. La prima, di ordine più generale (e destinata inevitabilmente a spaccare in due i pareri), l'ha spiegata lo stesso Uguagliati: per il DT, Mondiali ed Olimpiadi sono manifestazioni destinate solo a chi è ragionevolmente in grado di ben figurare. No alle "esperienze", no ai "premi", ecc. ecc. La seconda ragione, ovviamente più subìta che ponderata, è legata alle condizioni di forma (o di salute) di diversi atleti: tutti potenzialmente in grado di esprimersi ai massimi livelli (i casi più clamorosi sono quelli di Andrew Howe e Claudio Licciardello), ma costretti al prematuro rientro ai box.

Le chance di medaglia
Chi ha vinto medaglie mondiali od olimpiche nell'ultimo biennio, non può sottrarsi al ruolo di pretendente al bis. Che non vuol dire aver già dischi di metallo appesi al collo, ma solo di far parte di un gruppo (spesso molto ampio) di candidati alla replica. Alex Schwazer, campione olimpico a Pechino dei 50km di marcia, è l'ovvio numero uno dell'elenco. E' diventato l'uomo da battere, con l'oro a cinque cerchi, ma anche grazie ai due bronzi già portati a casa nelle rassegne iridate di Helsinki e Osaka. In sostanza, nel quadriennio precedente, l'altoatesino ha "bucato" solo l'Europeo di Goteborg, affrontato con una maturità ed una consapevolezza di sé nemmeno paragonabili con  quelle in suo possesso oggi. Attenzione però: gli ostacoli bassi sono sempre traditori, e il rischio maggiore è proprio quello di dare tutto per scontato. Per fortuna, Schwazer è maestro di equilibrio, e laddove malauguratamente il nostro dovesse svolazzar via, il vocione di Sandro Damilano rappresenta una garanzia per l'immediato, repentino ritorno sulla terra. Occhio ai battuti a cinque cerchi: il russo Nizeghorodov, l'australiano Tallent, ma soprattutto il francese Diniz, tutti con il dente avvelenato. Santa marcia, pensaci tu. Invocazione indispensabile prima di citare la seconda dell'elenco, ovvero Elisa Rigaudo, bronzo a Pechino nei 20 km del tacco-punta. La gara della piemontese, alla luce delle tante candidature al podio, sarà la consueta lotteria, anche se il primo posto sembra sempre nella piena disponibilità della russa Kaniskina, giovanissima star della specialità (campionessa mondiale ed olimpica in carica). Per le medaglie saranno in tante a battagliare, probabilmente anche l'Elisa (1h29:04 il suo stagionale; il primo maggio a Sesto).

Il terzo colpo nella canna italiana ha il formidabile dinamismo di Antonietta Di Martino, grande delusa a Pechino ma argento nell'alto ai Mondiali 2007. Cambiato allenatore (lasciato Sessa, ora è seguita dal duo Zamperin-Di Matteo: il secondo è il fidanzato) l'azzurra ha aggredito il 2009 così come aveva fatto con la sua stagione migliore. Due volte a due metri, ma soprattutto vincente a Roma, al Golden Gala, battendo la croata Blanka Vlasic. L'unico "problemino" sta nel fatto che la gara di alto è una delle più attese e difficili dell'intero programma di Berlino, infuocata dall'attesa per il match tra la già citata Vlasic e la tedesca Friedrich (quest'ultima capolista mondiale con il 2,06 di inizio giugno). Da tenere d'occhio anche la russa Chicherova (sempre presente nei momenti che contano) e la spagnola Beitia.

I marciatori dei 20 chilometri meritano l'inserimento nel gruppo in virtù della splendida prova d'assieme di Coppa Europa (1-2-3 a Metz), oltre che per il curriculum del numero uno, il campione olimpico di Atene Ivano Brugnetti, quinto lo scorso anno a Pechino. Con lui, occhio anche al 23enne Giorgio Rubino, quinto al mondo nel 2009 con il personale di 1h19:37, che potrebbe (curiosità tutta romana), in caso di performance clamorosa, riportare la capitale sul podio mondiale dell'atletica 26 anni dopo l'argento (nella 4x100) di Stefano Tilli.

Obiettivo di molti: la finale
Scendiamo di un livello, ma solo per comodità narrativa. In realtà, in questo secondo gruppo, vanno inseriti uomini e donne che potranno, nel caso in cui le cose dovessero andare nel verso giusto, anche lottare per qualcosa di più dell'accesso alla finale. Tra loro, soprattutto ragazze. A cominciare da Elisa Cusma. La modenese va in caccia, nel doppio giro di pista, della prima finale mondiale all'aperto, nella stagione in cui ha già ottenuto il primo podio internazionale (il bronzo agli Euroindoor di Torino), e la doppietta ai Giochi del Mediterraneo (800-1500). A convincere, più di ogni altra cosa, è il ruolino di marcia nelle prove della Golden League: seconda a Roma, seconda a Parigi, sempre beffata di un niente. E' maturata, decisamente più convinta dei propri mezzi, ed in grado anche di indirizzare le gare sul suo terreno preferito: quello delle andature medio-alte (intorno al'1:59, per intenderci). Adesso sembra pronta anche per passaggi-monstre, come però difficilmente si vedranno in questa edizione dei Mondiali, con valori piuttosto omogenei e l'assenza (almeno fino ad ora) di una vera dominatrice. Segue nella lista Chiara Rosa, la pesista veneta che ha già mandato in soffitta il rovescio indoor di Torino. Brillano nel suo palmarès le finali di Pechino 2008 (tredicesima), Osaka 2007 (ottava) e Goteborg 2006 (ottava), e va sottolineato anche il 19,15 con cui ha aperto la stagione, proprio nella prova di Golden League di Berlino, ad eguagliare il record italiano che già le apparteneva. Con lei non per la prima volta ci sarà Assunta Legnante, grande capitana che merita la citazione anche da assente. La Rosa, in ogni caso, ha i numeri per inserirsi nuovamente in una grande finale iridata.

Più difficile il percorso verso le prime 8 della quattrocentista Libania Grenot: la lista 2009 assegna alla cubana di Roma il settimo posto, grazie al 50.30 che le ha regalato il record italiano e l'oro dei Mediterranei di Pescara. Ma a Berlino, c'è da crederci, in tante riemergeranno dall'oblio. L'anno scorso la Grenot rimase fuori dalla finale per una questione di centimetri: la sua gara, inevitabilmente, sarà la semifinale di domenica 16 agosto. A tenere alto l'orgoglio maschile ci sarà Nicola Vizzoni, tornato al vertice mondiale del martello, incurante delle 36 primavere sulle spalle. Il toscano è sesto nella lista stagionale, e se la ferita alla mano (che si è procurato in maniera incredibile agli assoluti: svitando, fino a romperla, la boccetta dell'antidoping...) non dovesse limitarlo nell'azione, potremmo vederle delle belle. Da un martello all'altro, fino a Clarissa Claretti, finalista - negli 8 - nelle tre ultime grandi manifestazioni internazionali, la più regolare degli atleti italiani nel triennio passato. Settima a Pechino e a Osaka, ottava a Goteborg, la marchigiana quest'anno è diciannovesima nelle liste mondiali, con il 71,66 di inizio marzo a Cuba. Numeri che non significano granché, ma la Claretti ormai ha abituato tutti a sfruttare la misteriosa (ma costante) circostanza che porta molte protagoniste della stagione a lanciare svariati metri in meno proprio nell'occasione più importante. Con lei, non va ovviamente sottovalutata Silvia Salis: una delle due può entrare nel club delle finaliste.

Non ci sottovalutate
Altri sperano nel piazzamento negli otto, e citarli tutti diventa difficile, o esercizio di eccessivo ottimismo. Tra loro, il cinquantista Marco De Luca, l'astista Giuseppe Gibilisco (uno che, se il fisico lo sostiene, sa esaltarsi proprio nelle occasioni che contano, come fanno i campioni), la staffetta 4x100 maschile (sestetto composto da Collio, Cerutti, Di Gregorio, Riparelli, Checcucci, Donati), Magdelin Martinez (la cui specialità attraversa un momento di "bassa" piuttosto evidente), la bravissima Elena Romagnolo (fari spenti, come sempre, ma pronta a ripetere la splendida finale olimpica di dodici mesi fa). Hanno tutti i numeri per battagliare con i migliori al mondo (chi più, chi meno) anche Giulio Ciotti, i triplisti Fabrizio Donato, Fabrizio Schembri, e Daniele Greco, l'inarrestabile Anna Giordano Bruno (candidata numero uno al ruolo di sorpresa azzurra 2009), Silvia Weissteiner, Christian Obrist. Dovranno dimostrarlo in pista e in pedana, battagliando dall'inizio alla fine. Probabilmente non tutti ce la faranno (la speranza è l'ultima a morire ...), ma una eliminazione subita dopo aver ottenuto una prestazione vicina ai propri limiti, va capita, e comunque sottolineata positivamente. Oltre che spiegata ai tanti che, spesso non per colpa loro, non conoscono l'atletica, o la seguono solo una volta l'anno.

Altri spunti di interesse
Da seguire i progressi dell'ottocentista Lukas Rifesser, sceso al primo 1:45 in carriera, e quelli di Daniele Meucci, bravo a riportare un mezzofondista italiano del "prolungato" sulla scena internazionale, ed ormai lanciato verso la maratona, suo futuro campo di battaglia. Quella maratona che a Berlino, dopo i fasti dell'ultimo decennio, manderà in campo il solo Ruggiero Pertile, uomo che potrebbe trovare, su strade considerate magiche per questa specialità, la spinta per migliorarsi. Non va sottovalutata la 4x400 donne (gruppo con Grenot, Reina, Milani, Spacca, Sirtoli): il quartetto è giovane ed in grande crescita, e potrebbe anche attaccare - come già fatto, senza successo, a Leiria - il primato nazionale (3:26.69, Parigi 1999). Nel caso in cui dovessero riuscirci, si aprirebbero le porte di una straordinaria finale (a Osaka 2007, il miglior tempo delle escluse è stato di 3:29.97). In tema di 400 metri, va citato Matteo Galvan, unico superstite della staffetta del miglio oro europeo indoor a Torino: il 21enne vicentino sta mantenendo le promesse, avendo abbattuto i suoi personali all'aperto (20.62 nei 200, e 45.88 nel giro): in Germania ha l'occasione di crescere ancora. Lo stesso obiettivo (magari non proprio in termini cronometrici) dei marciatori Diego Cafagna, Jean Jacques Nkoloukidi, e Valentina Trapletti, tutti attesi, come i compagni di specialità, a prove maiuscole sul circuito della Porta di Brandenburgo.

Un movimento solido
L'Italia dell'atletica punta probabilmente proprio a questo: a dimostrare la propria vitalità, a confermare quanto di buono già fatto in inverno (con la bella cavalcata degli Europei indoor di Torino), nei Giochi del Mediterraneo di inizio estate, e dai tanti giovani emersi nelle diverse rassegna internazionali del mese di luglio. Un obiettivo che non si misura con le medaglie, ma che probabilmente vale almeno altrettanto. Soprattutto ad inizio quadriennio olimpico, a tre anni esatti dall'appuntamento con i Giochi di Londra. Il Mondiale di Berlino, al di là del medagliere, delle classifiche a punti, darà il primo tratto di colore sulla grande tela olimpica londinese.

Marco Sicari

Nella foto, Elisa Cusma (Giancarlo Colombo per Omega/FIDAL)




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