Sergio Ottolina al traguardo dei 75 anni

23 Novembre 2017

Oggi è il compleanno dello sprinter azzurro, bronzo europeo sui 200 metri nel ’62 e quattro volte finalista olimpico tra gara individuale e staffette


 

di Giorgio Cimbrico

Il burlador arriva a tre quarti di secolo e ha sempre gli occhi accesi e allegri di quando viveva l’atletica e correva l’esistenza con la sostenibile leggerezza che dovrebbero usare tutti e non usa quasi nessuno, specie oggi. Sergio Ottolina sì, sempre stato un easy rider, un gentiluomo di fortuna, una spalla ideale per Corto Maltese, un compagno di sbronze, un organizzatore di scherzi memorabili, un senza orario e senza bandiera che sarebbe piaciuto a De André. In sei lettere, libero. Come quando cambiò firma e in Sudafrica diventò Otto Krumbacher o cambiò stile e da Robinson Crusoe con clientela al seguito esplorava i fondali delle Maldive facendo lo slalom tra branchi di pesci colorati. In poche parole, oggi uno così, spensierato, frutto di anni in cui la fantasia voleva prendere il potere e ci è andata vicina, non potrebbe esistere.

Ottolina era veloce e versatile, viveva di improvvisi dell’anima e del gesto, tra un atto unico di Ionesco e una sonata di Schubert. In un luogo a cavallo tra due paesi, Saarbrucken, tolse il record italiano – ed europeo – dei 200 a Livio Berruti. Come accoglieremmo oggi un velocista azzurro che passa sul traguardo in 19.71? Mancavano tre mesi alle Olimpiadi di Tokyo e se quel 20.4 fosse stato replicato gli avrebbe dato la medaglia d’argento, dietro a Carr, davanti a Drayton. E invece, racconta lui, finì “ottimo”, che sta per ottavo+ultimo nella finale con tre americani, un trinidegno, un polacco, un canadese e due italiani, lui e Livio, il campione che metteva in palio la corona e che finì quinto, primo degli europei. Per ritrovare due azzurri in una tenzone assoluta dello sprint, sarà necessario attendere i Mondiali di Helsinki, i primi della storia: Pietro Mennea e Carlo Simionato, terzo e settimo.

VIDEO | SERGIO OTTOLINA 20.4 RECORD EUROPEO NEI 200 METRI

Sergio, allenato dall’inappuntabile coach Angelo Ferrario, è stato un abbattitore di totem: dopo aver scavalcato Berruti, si improvvisò quattrocentista e a Sassari con 46.2 tolse mezzo secondo al 46.7 che Mario Lanzi, il 16 luglio del ’39, aveva firmato dopo un indimenticabile testa a testa con Rudolf Harbig, il giorno dopo lo stordente limite mondiale sugli 800 del tedesco, destinato a scomparire sul fronte orientale.

I Giochi di Messico gli si offrono nella pienezza dei 26 anni: i 400 radunano americani che, anche senza le “scarpette a spazzola”, sono in procinto di abbattere il muro dei 44 secondi e africani che trovano un improvviso posto al sole sfruttando l’altura. Non va piano, 46.7, ma in batteria finisce l’avventura: non è il tipo da abbattersi e, mettendo sul tavolo la sua poliedricità, corre 4x100 e 4x400 sino in fondo, per agganciare il poker delle finali olimpiche: dopo l’“ottimo” dell’individuale a Tokyo, tre settimi posti, l’ultimo a otto secondi dagli Usa che massacrano di quasi 4” il record del mondo. Da Messico parte in moto, con la sua fida Laverda, si lascia alle spalle mesas e riserve indiane, deserti e campi infiniti, motel scadenti e un’America in ebollizione. Quale sarà stata la colonna sonora? E quale sarà stata quella che accompagnò il crack delle ossa che lo tagliò fuori dai suoi terzi Giochi, a Monaco di Baviera?

Il mese scorso, quando Franco Arese ha invitato un piccolo mare di vecchi amici per dare alla luce il libro sulla sua vita, Sergio è piombato con il sorriso largo e acceso, portando con disinvoltura i chili che il tempo gli ha cucito addosso, distribuendo pacche, fissando appuntamenti per nuove rimpatriate, raccontando ancora una volta le finte nozze di Livio, da lui organizzate, e l’accurata lucidatura in nero effetto notte delle scarpette bianche dell’Airone. Tutto perdonato. Come si fa a tener rancore a uno che ha sempre vissuto come il professor Keating? Se l’attimo è fuggente, almeno sia allegro.

VIDEO | OLIMPIADI TOKYO 1964: LA FINALE DEI 200 METRI CON BERRUTI E OTTOLINA

SEGUICI SU: Instagram @atleticaitaliana | Twitter @atleticaitalia | Facebook www.facebook.com/fidal.it


L'arrivo della finale sui 200 metri alle Olimpiadi di Tokyo 1964


Condividi con
Seguici su:

Pagine correlate