Schwazer: "Ai Giochi da favorito"




 
Al traguardo, per una volta, non piange. Lacrime di gioia a Helsinki, di rabbia ad Osaka, in entrambe le occasioni per un bronzo mondiale; medaglia capace, nel giro di due anni, di produrre emozioni contrapposte. Alex Schwazer sorride. Il terzo posto ottenuto oggi nella Coppa del Mondo di Cheboksary (3:37.04 il crono dell’azzurro, esattamente un minuto in più rispetto al suo record italiano) lo soddisfa in pieno: “Ho sfiorato il mio primato, non posso che essere felice. Ho fatto una gara molto bella, esattamente come speravo. All’inizio è stato difficile interpretarla, visto che tutti e cinque i russi si alternavano al comando, o producevano azioni. Non riuscivo a capire chi sarebbe stato l’uomo da controllare. Poi però, le cose si sono chiarite, e ho potuto concentrarmi solo sulla mia azione”. Quando si sono accese le polveri, l’italiano non ha provato a seguire il treno di testa. “No, quando Nizhegorodov è partito in quel modo, ho preferito continuare al ritmo previsto. Girava ad 8:30 (ogni due chilometri, ndr), buttarsi al suo fianco sarebbe stato letteralmente un suicidio. E credo di aver avuto ragione. Lui è stato bravo, Kanaykin invece mi ha un po’ sorpreso, non credevo riuscisse a finire. La sua azione violenta? Gareggia sempre così, la differenza è che stavolta è arrivato in fondo”.

Davanti, adesso, tre mesi prima dei Giochi: “Dobbiamo continuare esattamente in questo modo; abbiamo lavorato molto con Sandro Damilano, ed oggi sono ancora più convinto delle mie potenzialità, oltre che del fatto che stiamo percorrendo la strada giusta”. Poi, la sentenza, dai toni inappellabili: “Sono io il favorito per i Giochi Olimpici. Lo avete visto, se riesco a marciare in 3h37 all’inizio di maggio, quando so benissimo di non avere fatto tutto il lavoro necessario, non posso che guardare con ottimismo all’Olimpiade. Loro, i russi, sono stati bravissimi, ma si preparano sempre per andar forte in questo periodo. Di solito vanno al massimo in primavera, e le condizioni di Pechino non sono quelle che preferiscono”. Il caldo che qui a Cheboksary non si è mai fatto vedere (malgrado il sole, la temperatura è sempre rimasta fresca), a Pechino sarà la regola: “Sì ma non è solo questo il fatto: è che sento di non aver raggiunto i miei limiti”. Soddisfazione nel clan azzurro, e soprattutto da parte di Sandro Damilano, il tecnico del carabiniere di Calice: "Ha fatto una grande cosa, e ha ragione a dire che all'Olimpiade arriverà in condizioni ancora migliori. Nizhegorodov ha meritato, è un campione, ma Alex può batterlo". Se Schwazer è la sicurezza, l’uomo del miracolo è certamente Diego Cafagna. Negli ultimi due giri il carabiniere triestino ha letteralmente divorato la strada, ingoiando avversari su avversari, e siglando il proprio primato proprio nell’occasione più importante (3h53:46). Un pezzo della medaglia d’argento è decisamente suo: “Spero di aver convinto tutti per i Giochi, credo di meritare la convocazione”. Difficile non essere d’accordo. Chi invece ha staccato a pieno titolo il visto per l'Olimpiade è la fiamma gialla Marco De Luca: "Ho ottenuto quello che volevo: puntavo a finire intorno alle 3h50, proprio il tempo che ho realizzato. Peccato per il piccolo calo nel finale, all'attacco degli utlimi 5 km ero settimo, ma ho sofferto come un matto a causa di problemi intestinali. Anche io sarò al meglio ai Giochi". m.s.

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