Rossit: ''Lassù tutto è possibile''

24 Gennaio 2017

La 22enne azzurra, nel 2016 salita a 1,97, racconta un'Olimpiade piena d'emozioni e i preparativi per un 2017 ad alta quota.


 

di Anna Chiara Spigarolo

Con l’1,97 superato ai Tricolore U23 di Bressanone, il 10 giugno di un anno fa, Desirée Rossit è diventata la quinta altista italiana di sempre, scrivendo il proprio nome subito dopo quelli di Antonietta di Martino, Sara Simeoni, Antonella Bevilacqua e Alessia Trost. Conquistate quote nuove, la 22enne delle Fiamme Oro non è riuscita a confermarle ad Amsterdam e a Rio, dove pure ha portato a casa un'importante finale a Cinque Cerchi. La ragazza di Nespoledo di Lestizza - che con il suo metro e 81 centimetri di leggerezza sembra disegnata per il salto in alto - a Pordenone, con Gianfranco Chessa (coach fino a pochi mesi fa anche dell'altra finalista olimpica Trost), sta ora preparando una stagione "da grande". 

Com'è stata la tua Rio? “Ricordo lo stadio gigantesco… io non ho mai visto uno stadio così grande! Quando sono entrata mi è mancato il fiato, sembrava surreale. E invece ero lì, con atleti che prima avevo visto solo in TV. Ma che confusione! Tutto quel pubblico, le ballerine, i tifosi con le trombette… un chiasso assurdo. Un po’ l’ho sofferto, come tutte quelle continue interruzioni per le premiazioni e le gare in pista”.

Com’è stato l’approccio agonistico? “In qualificazione ho avuto un momento di blackout totale, tanto che sono andata da Giuliano Corradi (l’allenatore di Silvano Chesani che l’ha assistita a Rio in vece di Chessa ndr) e gli ho detto, disperata: ‘Giuliano, non ricordo più con che piede parto!’. Ero sincera, la mente mi si era annebbiata dallo shock. Ma l’ho superato, ho conquistato la finale, e l’esperienza mi è servita… in fondo era la mia prima volta in un evento globale. In finale ho subito - ma non sono stata l’unica - una progressione a mio parere folle, di 5 centimetri in 5 centimetri. Non è un caso che abbia vinto una delle più esperte, Ruth Beitia”.  

Con Alessia Trost, che ora si allena ad Ancona con Marco e Gianmarco Tamberi, vi sentite ancora? “Ogni tanto, ma anche quando ci allenavamo insieme condividevamo poco della nostra vita privata. In fondo abbiamo caratteri e passioni molto diversi. Ma al campo è difficile sentirsi soli, c’è un bel gruppetto di ragazzi”.

Fra le tue colleghe da chi vorresti imparare? “Da Ruth Beitia per la consapevolezza e la consuetudine con certe misure. Ho avuto la fortuna di allenarmi con lei per una settimana l’anno scorso, a Santander insieme ad Alessia, ed è stato utilissimo. È una donna che ha trovato un equilibrio perfetto: lavora, si allena, si diverte… una vita stupenda.

A livello tecnico invece il mio modello è più Blanka Vlasic”.

Che fai fuori dalla pedana? “Vengo da un paesino di campagna, mi piace la vita semplice e non sopporto stare in mezzo alla folla. Ho un fidanzato, Fausto, che con l’atletica c’entra solo perché è il fratello della discobola Natalina Capoferri, e un pitbull che ho chiamato ‘Doc’, come lo scienziato pazzo di ‘Ritorno al futuro’. E i miei libri, soprattutto classici inglesi… amo Jane Austen, e in generale tutte le storie d’amore un po’ all’antica”.

Sei appena tornata da un raduno a Tenerife. Com’è andato? “Benissimo, è stata un’esperienza davvero utile e allenarsi al caldo è sempre più produttivo. L’unico problema è che non sono abituata a trovare il pranzo pronto, il letto rifatto… mi mette un po’ a disagio! Sono una persona indipendente. E poi sì, mi è mancato un po’ il brontolare del mio coach…”.

L’altista azzurro Silvano Chesani ci sa fare come allenatore?È bravissimo! È divertente e paziente, e ha un metodo molto simile a quello di Gianfranco quindi mi sono trovata bene. Anche perché avevano programmato tutto ed erano in contatto costante. Silvano è talmente bravo che potrebbe allenare anche delle donne… perché si sa, siamo parecchio più complicate da gestire!”.

Farai le indoor? “Mi piacerebbe, per togliere un po’ di ruggine al mio salto, vedere i progressi e capire quali sono i prossimi passi da fare. Deciderò in base ai prossimi allenamenti, ma potrei esordire al meeting di Banska Bystrica l'8 febbraio, poi Trinec, i Campionati Italiani Assoluti di Ancona e magari anche gli Euroindoor di Belgrado”.

Che anno sarà il tuo 2017? “Non dire gatto se non l’hai nel sacco! Non mi piace fare proclami, perché sono scaramantica ma soprattutto perché ho paura di spararla troppo grossa. Però voglio che le misure a cui sono arrivata nel 2016 diventino un’abitudine. Sono salita a un livello completamente nuovo molto in fretta: da 1,90 a 1,97 in un mese, e poi Europei e Giochi Olimpici in altri due. Londra? Per una medaglia ci vorrà 1,98. Io non ci penso, ma tutto è possibile”.

Qual è stata, per te, la gara più bella? “I Campionati Italiani Under 23 di Bressanone dello scorso anno, quando sono salita a 1,97. Avevo le sensazioni giuste, saltavo bene… e poi ricordo una telefonata bellissima con Gianfranco, che era rimasto a casa per problemi di salute. Abbiamo pianto entrambi. Nell’ultimo periodo ho spesso gareggiato senza di lui, che comunque continua a seguirmi tutti i giorni al campo. E se da una parte mi è mancato il mio punto di riferimento fondamentale, dall’altra sono stata costretta a maturare”.

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Desiree Rossit (foto Colombo/FIDAL)


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