Rientra Giorgi: “35 km per un nuovo inizio”

20 Gennaio 2021

Sabato mattina a Ostia il bronzo mondiale della 50 km di marcia torna in gara dopo un anno: “Un test dopo mesi difficili per la pandemia e per i problemi fisici. Affronto la 35 km con meno timore”

 

Un anno diverso. Un anno strano, anomalo, speso a districarsi tra le restrizioni della pandemia, i rinvii, le zone rosse, ma anche qualche problema fisico che ha rallentato il rientro in gara tra un’ondata e la successiva. Eleonora Giorgi non aveva mai passato un anno intero senza gareggiare, neanche in occasione dell’operazione al ginocchio del dicembre 2016: “Ecco perché nonostante l’esperienza c’è un po’ d’emozione prima della gara di Ostia”, come racconta, a pochi giorni dal ritorno agonistico di sabato mattina ai Campionati italiani di marcia. La distanza, che per la prima volta assegna la maglia tricolore, è la nuova frontiera internazionale della 35 km, da prendere sempre più sul serio alla luce dell’inserimento nel programma tecnico dei Mondiali di Eugene del 2022. Ed è vero che non sarà questo il chilometraggio che la attende ai Giochi di Tokyo (in Giappone farà la 20 km, l’unica prova femminile in programma nella marcia) ma l’impegno di sabato a 363 giorni dall’ultima volta (a Grosseto il 26 gennaio 2020) si riempie di significati sempre maggiori. “Non ho mai nascosto che la ‘trentacinque’ mi piaccia, è una via di mezzo che ritengo adatta alle mie caratteristiche, e di base non la affronto con quel timore reverenziale che mi ha accompagnato prima di ogni 50 km”. Fatica suprema che pure, è sempre bene ricordarlo, l’ha ripagata con il bronzo mondiale e con un record europeo che ancora tiene ben stretto (4h04:50).

La nuova fase per la lombarda delle Fiamme Azzurre, 31 anni, guidata da coach Gianni Perricelli, prende piede dal circuito di due chilometri disegnato nel porto turistico di Ostia, sul litorale romano (sabato alle 9.30). “Capire come sto”, è il primo passo. “Vorrei impostare una gara simile a quella dello scorso anno, quando ho marciato in 2h43:43, tuttora migliore prestazione mondiale: quindi con un cambio di ritmo negli ultimi dieci chilometri. Vedremo se sarà possibile. Avvicinare quel tempo sarebbe certamente un buon risultato”. A differenza del passato, in questa stagione ha evitato il classico raduno americano di San Diego tra dicembre e gennaio. “È evidente quanto sia diverso allenarsi a 15-20 gradi in California oppure con temperature spesso sotto lo zero come a Milano - osserva - Ma quest’anno vista l’emergenza sanitaria non abbiamo preso in considerazione questo tipo di viaggio”. Negli ultimi mesi l’hanno condizionata anche i guai fisici (frattura da stress alla tuberosità ischiatica e tendinite all’inserzione ischiatica), già in primavera, e poi con un nuovo stop cautelare in novembre: “Abbiamo ridotto un po’ i carichi e riesco a gestirli - spiega - Per esempio non ho mai fatto un ‘lungo’ da 40 km, al massimo fino a trenta”.

Sul versante Tokyo, il calendario che scandirà i suoi appuntamenti agonistici verso i Giochi è ancora da riempire. “Tutto dipenderà da quanto si potrà viaggiare nei prossimi mesi: nemmeno in questa stagione è semplice definire l’agenda. La prima ‘venti’ dovrebbe essere comunque tra marzo e aprile, e poi abbiamo in programma gli Europei a squadre di Podebrady del 16 maggio, ma non sappiamo ancora se nella 20 km o su distanza più lunga”. Come tutti gli interessati, sta seguendo con attenzione le notizie in arrivo dal Giappone su contagi e organizzazione delle Olimpiadi: “Davvero mi auguro che si possa gareggiare, sarebbe un messaggio di speranza: vorrebbe dire che il mondo ce la sta facendo”.

naz.orl.

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