Quei giorni incredibili di Messico 1968

12 Ottobre 2018

A cinquant’anni di distanza, ripercorriamo l’edizione delle Olimpiadi che sconvolse l’atletica con 24 record mondiali


 

di Giorgio Cimbrico

L’atletica vive e vibra nelle sue parentesi, nelle sue pieghe temporali che non sono mai labirintiche: il 25 maggio 1935 Jesse Owens improvvisò il giorno dei giorni, il 6 maggio 1954 Roger Bannister interpretò una sonata che durò qualcosa meno di 4 minuti, il 3 settembre 1960 Livio Berruti concesse una lunga sinfonia, due movimenti in poco più di 150’, un andante molto sostenuto e un finale dalla cadenza lieve e definitiva.

Cinquant’anni fa Messico non è stato niente di tutto questo, è stato un coro armonioso e discordante, echi di Bach e del free jazz di John Coltrane, l’antico che spariva in un futuro imprevisto, un Barnum che nessuno aveva organizzato o immaginato, gli otto giorni che sconvolsero l’atletica, quelli dei 24 record mondiali, alcuni così irreali che parvero i doni del Genio chiuso nella lampada e liberato da un lieve, inconsapevole tocco.

Mezzo secolo è un lungo tempo e non un solo momento, un solo palpito è andato perduto, così da permettere una ricostruzione che non è un elenco, non è un ranking, non è neppur un esercizio di nostalgia. Messico è una grande foto scolastica in bianco e nero che rimane sugli scaffali e, in formato ridotto, nell’album di famiglia. Sono quelli del ’68, sono quelli e quelle di un attimo fuggente che non è mai fuggito.

Le braccia spalancate e il sorriso infinito di Tommie Smith; la faccia da schiaffi di Viktor Saneyev, lo stupore di Bob Beamon (un accenno già lo si legge in volo...) e quello di Ralph Doubell, l’espressione grifagna e sicura di David Hemery, la smorfia di dolore di Beppe Gentile, l’allegria di Wyomia Tyus, l’eleganza di Irena Szewinska, l’imperturbabilità di Mamo Wolde, il volto, coperto dalla maschera ad ossigeno, di Ron Clarke, lo sguardo di Jim Hines al tabellone, il tuffo di Eddy Ottoz, il volto pietroso di Lee Evans, la disinvolta regalità di Kip Keino. Così, un fotogramma dopo l’altro, nella successione dei giorni che vanno dal 13 al 20 ottobre. Quei giorni.

Quei giorni che non sono stati uguagliati e che, come in una vecchia antologia di racconti di fantascienza, hanno rivelato le meraviglie del possibile, che hanno offerto una generazione unica che un anno fa, ai Mondiali di Londra, avrebbe messo le mani su dieci medaglie, qualcuna d’oro ed il caso della trimurti Smith-Evans-Beamon.

I revisionisti - esistono anche in atletica... - per anni hanno perseverato in un tentativo di demolizione o, quantomeno, di ridimensionamento allegando, come indizi o prove, l’aria rarefatta dei 2248 metri di altitudine, i vantaggi del neonato tartan, il vento che spesso andò a verbale come a favore per due metri tondi. Ma allora, cosa dire di quegli inverosimili e muscolosi nudi femminili della Sistina? O di certe imperfezioni cromatiche presenti nelle pagine autografe di Mozart? O di certi canti dell’Iliade, in cui i critici hanno chiosato che Omero dormicchia?

Ombre che si fermano solo per un attimo, per volare via come nuvole, sui capolavori che uno dopo l’altro, febbrilmente, vennero creati sull’altopiano, in un anno che non concesse tregua quanto a novità, bellezza, crudeltà, sangue, speranza, disillusione.

Messico è stato una saga popolata di eroi non immaginari. Chi non l’ha vissuta - per età, per disinteresse - può recuperare in fretta. Oggi ci sono i mezzi, le occasioni.

A quel tempo, in quelle dirette serali e notturne, la sensazione del meraviglioso, come in Orlando Furioso, come nelle avventure del barone di Munchhausen, era affidata a un soffio, a un incrociarsi d’occhi con chi era al proprio fianco. “Hai visto?”. E la commozione era a un decimo di secondo.

Giorno per giorno, ora per ora, i 24 record mondiali dei 7 giorni che sconvolsero l’atletica
14 ottobre (ore 15.45 quarti) 100m: 11.20 (+1.8) Irena Szewinska POL
14 ottobre (ore 16.17) lungo: 6,82 (+0.0) Viorica Viscopoleanu ROM
14 ottobre (ore 18.00) 100m: 9.95 (+0.3) Jim Hines USA
15 ottobre (ore 17.35) 400hs: 48.12 David Hemery GBR
15 ottobre (ore 17.50, finale) 100m: 11.08 (+1.2) Wyomia Tyus USA
15 ottobre (ore 18.10) 800m: 1:44.3 Ralph Doubell AUS
16 ottobre (ore 11.10, qual.) triplo: 17,10 (+0.0) Giuseppe Gentile ITA
16 ottobre (ore 17.50) 200m: 19.83 (+0.9) Tommie Smith USA
17 ottobre (ore 15.15) triplo: 17,22 (+0.0) Giuseppe Gentile ITA
17 ottobre (ore 16.05) triplo: 17,23 (+2.0) Viktor Saneyev URS/GEO
17 ottobre (ore 17.00) triplo: 17,27 (+2.0) Nelson Prudencio BRA
17 ottobre (ore 17.05) triplo: 17,39 (+2.0) Viktor Saneyev URS/GEO
18 ottobre (ore 15.30) 200m: 22.58 (+2.0) Irena Szewinska POL
18 ottobre (ore 15.40) lungo: 8,90 (+2.0) Bob Beamon USA
18 ottobre (ore 15.50) 400m: 43.86 Lee Evans USA
19 ottobre (ore 11.05, batteria) 4x100m: 38.65 Giamaica (Stewart, Fray, Forbes, Miller)
19 ottobre (ore 15.00, semifinale) 4x100m: 38.39 Giamaica (Stewart, Fray, Forbes, Miller)
19 ottobre (ore 15.30, batteria) 4x100m: 43.50 Stati Uniti (Ferrell, Bailes, Netter, Tyus)
19 ottobre (ore 15.35, batteria) 4x100m: 43.49 Olanda (Van den Berg, Sterk, Hennipman, Bakker)
20 ottobre (ore 16.00, finale) 4x100m: 38.24 Stati Uniti (Greene, Pender, R.R. Smith, Hines)
20 ottobre (ore 16.05) peso: 19,07 Margitta Gummel GDR
20 ottobre (ore 16.30, finale) 4x100m: 42.88 Stati Uniti (Ferrell, Bailes, Netter, Tyus)
20 ottobre (ore 16,50) peso: 19,61 Margitta Gummel GDR
20 ottobre (ore 16.50) 4x400m: 2:56.16 Stati Uniti (Matthews 45.0, Freeman 43.2, James 43.8, Evans 44.1)

La Progression of Iaaf World Records riporta, tra i limiti ufficiosi, anche 11.21 di Tyus (100m), 22.94 e 22.86 di Barbara Ferrell (200m) e, negli 80hs, 10.41 di Pam Kilborn e 10.39 di Maureen Caird. I record manuali, al momento di quelle prestazioni, erano 11.1, 22.7, 10.2.

"E d'improvviso successe un Sessantotto" è il titolo (edizioni Absolutely Freee Libri) del nuovo libro del giornalista Giorgio Cimbrico. Gli otto giorni che sconvolsero l'atletica, che continuano a sconvolgerla: ai Mondiali di Londra 2017 i campioni di mezzo secolo fa avrebbero messo le mani su dieci medaglie: sei sarebbero state d'oro. Quarantanove anni dopo! In un mondo mutato, in uno sport sottoposto a stucchevoli cambiamenti, ad adeguamenti alle mode, i giorni di Messico - come tutti giorni di quel '68 di sangue, tormenti, aspirazioni, voglia di libertà, fantasia che voleva arrivare al potere - rimangono meraviglie del possibile, una catena di racconti di fantascienza che seppero calarsi in uno stordente reale. Chi li ha vissuti da protagonista, da testimone diretto, da spettatore che guardava estasiato quelle immagini in bianco e nero, non ha dimenticato, non ha rimosso. Come il 1453, quando cadde Costantinopoli, come il 1789, quei giorni si trasformarono in un confine storico, in una nascita del moderno, in un respiro mai interrotto di contemporaneo. Riviverli è stato un piacere e un esercizio di ardore.

 

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