Piemonte culla dell'Atletica Leggera (12a parte)

17 Aprile 2020

Nella dodicesima puntata della storia dell'atletica piemontese si affronta il bilancio del XX secolo.

L’atletica in Piemonte, come tutte le cose umane, ha vissuto alterne vicende nel primo secolo di vita.

Iniziata sull’onda delle Olimpiadi nacque sulla strada, solo nel 1911 con la nascita dello Stadium aveva trovato la prima pista su cui svilupparsi, ma la Grande Guerra impose lo stop. Nel dopoguerra lo sviluppo dei Circoli aziendali con le piste di proprietà dette un grande impulso all’atletica, sostenuta per motivi politici dal governo fascista come esaltazione delle caratteristiche atletiche della razza italiana anche con l’apertura al settore femminile, “le giovani italiane”.

Fu realizzato lo stadio Mussolini nel ’33 per i Littoriali demolendo il mastodontico Stadium.

Furono anni di grande attività culminate nelle Olimpiadi di Berlino del ’36 dove il “grande dittatore” fu umiliato dal “lampo d’ebano”  Jesse Owens.

Le Olimpiadi di Tokyo del ’40 non si tennero mai, la seconda guerra mondiale azzerò tutto, ma il dopoguerra dette impulso a tutte le attività e lo sport, con l’ Atletica in primo piano, tornò prepotentemente nella vita degli Italiani.

Le Olimpiadi di Roma del ’60 con le imprese dei nostri Livio Berruti e Giuseppina Leone scatenarono l’entusiasmo e l’attenzione all’Atletica con grandi investimenti delle aziende.

La famosa Panini di Modena cominciò a pubblicare l’Almanacco illustrato dell’Atletica, oltre 600 pagine con resoconto di tutta l’attività svolta nell’anno con fotografie dei nostri migliori atleti a 12.000 lire nelle migliori edicole e librerie.

A Torino nel Parco Ruffini nel ‘59 fu costruito uno stadio da 7.200 posti, che si affiancava al  Comunale Vittorio Pozzo con l’antistadio, la Fiat costruiva impianti presso tutte le  fabbriche, a Settimo, Orbassano, Carmagnola, Airasca; in tutti i Capoluoghi di Provincia c’era  uno stadio e molti nei Comuni più popolosi.

Nel 1961 per il centenario dell’Unità d’Italia furono costruiti impianti favolosi, tra cui il Palazzo delle Mostre noto come Palavela dalla forma architettonica che ricorda una vela.

Alcuni anni dopo sull’esempio di altre realtà in Italia, fu realizzato al suo interno un imponente impianto indoor, che consentiva la prosecuzione dell’attività nel periodo invernale e l’utilizzo da parte delle scuole per l’educazione fisica nello stesso periodo.

Al Palavela furono organizzati nove Campionati Italiani indoor  che ebbero inizio nel 1970.

Tutto sembrava andare a gonfie vele, ma il diavolo, come sempre, ci mise la coda, alla fine del ’73 ci fu la crisi petrolifera con la grave recessione e il conseguente distacco da parte delle aziende dall’Atletica Leggera, a cominciare dalla Fiat.

Nel contempo le domeniche a piedi fecero tornare prepotentemente alla ribalta il podismo, come agli inizi del secolo. Nel 1975 La Stampa di Torino promosse la prima Stratorino, che arrivò anche ad avere 20.000 partecipanti, venivano premiati i primi dieci e questo portò alla partecipazione anche di atleti di primo livello.

Sempre nel ’75 Franco Arese e Gianni Romeo scrissero un manuale pratico “Correre in salute e in allegria”, sottotitolo “come mantenersi in piena forma dai 15 ai 70 anni”, la corsa come strumento di salute e di benessere conquistò la gente comune e sdoganò i potenziali atleti esclusi dall’attività su pista, i Master, il Regolamento Tecnico Internazionale consentiva le gare di atletica solo fino ai 40 anni.

Nell’ 82 il CONI affidò alla FIDAL la gestione del podismo come corsa su strada, che entrava così a far parte dell’Atletica Leggera e ben presto si affermò, mettendo in ombra l’attività su pista.

La Maratona di Torino messa in soffitta nel 1934 tentò di tornare con alcune edizioni improvvisate, finchè nel ’91 Luigi Chiabrera, dopo quattro anni di rodaggio con la Susa/Avigliana, la fece rinascere.

Il Cus Torino nel 1986 inaugurò il proprio centro sportivo in via Panetti alla periferia sud. In vista dei Campionati di Calcio  del ’90, fu deciso di costruire un nuovo stadio alla periferia estrema di Torino.

Il Delle Alpi, come fu denominato, era un’opera “faraonica” epigona dello Stadium di 80 anni prima: pista di atletica a 8 corsie, 69.000 posti, inadatto sia al calcio che all’atletica, oltre che estremamente costoso, fu utilizzato solo due volte nel ’91 per gli assoluti di atletica e l’anno dopo per lo IAAF Grand Prix Final. Fu venduto nel 2002 alla Juventus, smantellato e rifatto solo per il calcio.

Ma intanto l’antistadio era stato eliminato ed il Comunale abbandonato, restava per l’atletica solo il Ruffini.

Il secolo si concludeva con l’ultima grande realizzazione di Primo Nebiolo: i Mondiali di cross in città, al Parco del Valentino, 725 atleti di 72 nazioni, un’impresa “folle” degna di lui, i due chilometri del percorso furono ricoperti da un tappeto erboso che fu rimosso appena finita la manifestazione.

Il 23 marzo 1997 il mondo rimase incantato dallo spettacolo offerto da Torino, vinsero il keniano Paul Tergat e l’etiope Derartu Tulu.

 Primo Nebiolo, nell’agosto del ’99 veniva rieletto Presidente della IAAF, solo tre mesi dopo moriva a Montecarlo, era la fine di un’epoca.


Primo Nebiolo e Pietro Mennea


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