Non bastano Donato e Gibilisco, L'Italia retrocede



L’incubo retrocessione si materializza alla fine, quando i riflettori dello stadio di Malaga sono già accesi, ed il vento non accenna a smettere di frustare ogni cosa nel catino. L’Italia dell’atletica lascia la Super League europea, massima serie nella quale aveva militato sin dalla sua istituzione, datata 1993 (e andando più indietro nel tempo, tra formule diverse da questa, il limite si può porre almeno al 1983, anno di istituzione del sistema di promozioni e retrocessioni; l'ultima mancata qualificazione alla finale A della formula originaria, fu invece nel 1973). Da allora, l’Italia era sempre stata in finale A; l'anno prossimo, per la prima volta, non ci sarà. Il verdetto del campo è duro, ma, a conti fatti, assolutamente giusto: considerato il valore della maggior parte delle prestazioni degli azzurri, fatte salve le consuete, rare eccezioni, la retrocessione appare come una punizione meritata. Troppe controprestazioni, troppi atleti lontani dai propri limiti, o comunque, anche quando capaci di esprimersi al meglio, distanti dagli avversari. E' necessaria una seria riflessione sulle capacità di molti di loro di poter reggere il confronto, anche in vista degli ormai imminenti Europei di Goteborg. Gli unici sorrisi pieni di giornata sono arrivati dai salti, ancora una volta settore trainante dell’atletica italiana: Fabrizio Donato ha vinto la gara di triplo con la misura di 16,99, mentre Giuseppe Gibilsico è finito secondo nell’asta con un 5,65 che vale ancora di più alla luce delle difficili condizioni atmosferiche (giornata caratterizzata da un forte vento, notoriamente poco amico degli astisti). Donato ha dimostrato ancora una volta quanto la Coppa sia una manifestazione che gli si addice: vittorioso a Firenze lo scorso anno, si è ripetuto sulla pedana di Malaga, superando più di un avversario qualificato. Gli è mancato un solo centimetro, alla fine, per togliersi la soddisfazione di superare i 17 metri, ma il 16,99 conclusivo (vento a +1.6; serie: 16,67; 16,75; 16,99; 16,84) lo ha lanciato comunque in vetta alla classifica. “Ma qui la misura non contava – il commento post gara dell’azzurro – era importante solo vincere, e io sono felice di averlo fatto. La gestione del salto, con questo vento che girava continuamente, non era facile, ogni riferimento era destinato a saltare. Paradossalmente la misura migliore è venuta dal salto peggiore, e questo mi fa davvero ben sperare per il prosieguo della stagione. Sì, sto prendendo fiducia”. La gara di Giuseppe Gibilisco ha fatto quasi gridare d’entusiamo, come ai tempi belli. Il siracusano, reduce da un inizio di stagione tutt’altro che esaltante, a Malaga si è come trasformato, risfoderando anche quelle piccole “pazzie” che, insieme ai risultati, lo hanno reso celebre. A cominciare dalla quota prescelta per l’entrata, un 5,45 inferiore di soli 5 centimetri rispetto allo stagionale che ha scatenato per qualche minuto il panico in tribuna. La sicurezza con la quale è però riuscito a valicarla è stato il primo segnale di un pomeriggio destinato a mettere di buonumore (almeno lui). La prova, infatti, era sufficiente per mettere fuori gioco quasi tutti gli altri concorrenti, disorientati dal vento. L’unico a non arrendersi era il francese Mesnil, alla fine vittorioso con 5,70, mentre Gibilisco migliorava il suo stagionale, salendo fino a 5,65. “All’mi sono sentito molto sicuro – racconta l’azzurro – e sentivo di poter fare una grande gara. Poi, le condizioni atmosferiche sono cambiate, il vento è girato, e la gara è diventata quasi impossibile. Non sono proprio contentissimo, perché ci tenevo a vincere, volevo portare il massimo di punti alla squadra, ma a giochi fatti, credo che questo 5,65 sia un risultato da non sottovalutare”. Il ritorno di Petrov è coinciso con la crescita delle misure: un caso? “No, con Vitaly le cose sono per forza di cose diverse. Mi da quella sicurezza che nessuno è in grado di darmi. Ora l’ambiente è più sereno, ma io non ho mai litigato con nessuno, ci tengo a sottolinearlo”. Salti strepitosi, ma corse davvero da dimenticare. I 110hs restituiscono un Giaconi incapace di opporsi agli avversari ed al muro d’aria (-1.5 m/s) che aveva di fronte: il risultato è un sorprendente ottavo posto, con un 13.92 che non trova spiegazioni. Yuri Floriani entra in crisi nel finale dei 3000 siepi, e sceglie di terminare comunque per la squadra, ma da ultimo, staccato. E anche Andrea Longo, l’uomo dal quale ci si attendevano le uniche note liete in chiave mezzofondo, è costretto ad arrendersi dopo appena 300 metri di corsa, colpito alla tibia destra da una profonda chiodata, il colpo di grazia in una situazione già difficile (ottavo posto): “Volevo proprio una gara con questo ritmo – il racconto di Longo – ma quella chiodata mi ha come spento. Ho sentito un dolore intenso, e il pulsare mi ha accompagnato ad ogni passo, contribuendo a mandarmi in crisi”. Il quarto posto di Hannes Kirchler nel disco (61,88), una mezza sorpresa, non riesce a strappare sorrisi, vista la situazione generale. E la velocità non inverte la tendenza: Francesco Scuderi è settimo in 21.03 (vento +1.8), in una gara in cui si contano tre primati stagionali e due personali (vittoria per il britannico Malcolm in 20.29). La mazzata finale arriva però dal lancio del giavellotto, dove Francesco Pignata, l’anno scorso premiato come uomo della Coppa dalla Federazione Europea (per il contributo all’ottimo terzo posto degli azzurri), è ultimo, con un malinconico 71,45. Ottavo anche Cosimo Calandro nei 3000 metri (8:32.35), mentre il terzo posto della staffetta 4x400 (Howe, Carabelli, Galletti, Barberi, 3:04.27) arriva quando la matematica ha già da tempo fornito il suo verdetto. L'Italia piange (con Spagna e Finlandia; la Germania, penultima, verrà ripescata in quanto paese ospitante 2007), e la coppa maschile va alla Francia, capace di piegare la Russia (che conduceva di 17 punti al termine della prima giornata!), solo dopo la conclusiva staffetta 4x400. Decimo trofeo per la Russia in campo femminile: un dominio che appare lontano dal poter essere attaccato. Tra i risultati di maggior rilievo della serata, il 76,50 di Tatyana Lisenko nel martello, l'1,97 della svedese Kaisa Bergqvist nell'alto; vittoria per Tero Pitkamaki nel givallotto maschile (85,30, malgrado il gran vento), e per la russa Olga Zaytseva nei 200 metri (22.73, vento +0.6). L'anno prossimo, la Cppa andrà in scena allo stadio olimpico di Monaco di Baviera. L'Italia, purtroppo, non ci sarà. La riunificazione delle squadre maschile e femminile è avvenuta, ma al ribasso: saranno entrambe in First League. Marco Sicari Nelle foto, Fabrizio Donato e Giuseppe Gibilisco a Malaga (Omega/FIDAL)


Condividi con
Seguici su: