Mondo, l'anno d'oro della maratona

03 Dicembre 2012

Nella miglior stagione di sempre della specialità, Haile Gebrselassie va ancora K.O. a Fukuoka, mentre Geoffrey Mutai vince in Olanda sui 15 km

di FIDAL

Fukuoka

L'ultima grande maratona internazionale maschile del 2012, privata a poche ore dal via di una grande star come Martin Lel (ennesimo infortunio), ma teatro di un'altra sfortunata recita di Haile Gebrselassie, fermato da un dolore alla gamba sinistra dopo il trentesimo chilometro, quando era nel gruppo di testa della corsa. Alla fine ha trionfato, a sorpresa, Joseph Gitau, 24enne kenyano stabilitosi in Giappone da qualche anno, che alla terza esperienza sulla distanza ha fermato il cronometro a un ragguardevole 2h06'58", migliorandosi di quasi un quarto d'ora. Dietro Gitau, il giapponese Hiroyuki Horibata, settimo nel Mondiale di Daegu e allenato dall'ex-maratoneta Takeshi Soh, che seppur al primato personale di 2h08'24" ha fallito la selezione automatica per il Campionato del Mondo di Mosca 2013, essendo il limite imposto dalla federazione giapponese in 2h07'59".

Eccellente il primatista polacco Szost, terzo in 2h08'42", già a 2h07'39" in marzo in un'altra 42 km nipponica, a Otsu, la miglior prestazione di un maratoneta bianco in tutto il 2012. Tra gli altri illustri ritirati, i kenyani Martin Irungu Mathathi (a meno di cinque chilometri dal traguardo), Isaac Macharia e Cyrus Njui, e il britannico Lemoncello, fuori gioco dopo la prima metà del percorso. Subito dietro i primi tre, Arata Fujiwara in 2h09'31", Bunta Kuroki in 2h10'08" e il non professionista Yuki Kawauchi in 2h10'29".

Shanghai, doppio record

Nella Toray Shanghai Marathon di ieri sono stati realizzati i due primati della corsa, dal kenyano Sylvester Kimeli Teimet in 2h09'01" e dalla etiope Boru Feyse Tadese in 2h23'07", una prestazione che colloca la vicecampionessa del mondo di mezza maratona tra le migliori trenta della stagione dopo il successo conseguito a Seul, in marzo, in 2h23'26". Teimet ha preceduto l'etiope Tefere Kebede Balcha (2h09'03") e l'altro kenyano Stanley Kipleting Biwott (2h09'05"), un tipo niente male che in primavera aveva sbaragliato Parigi in 2h05'12". Aldilà del riscontro della Tadese, i risultati della maratona femminile sono stati eccellenti anche nelle posizioni successive. L'altra etiope Ashu Kasim si è classificata seconda in 2h24'09" (undici mesi fa aveva vinto a Xiamen in 2h23'09"), la 31enne kenyana Agai ha polverizzato il personale di circa otto minuti chiudendo in 2h24'17", e altre due etiopi, la ventenne Hasen e l'esordiente Delasa, hanno corso rispettivamente in 2h25'21" e 2h26'27".

2012, maratone senza pari

Ancora più che nell'anno precedente, già da record, la specialità della maratona ha vissuto una stagione senza precedenti. In molte delle maratone internazionali di primo piano, e spessissimo in quelle meno popolari, sono stati stabiliti i nuovi primati delle corse. Non sono arrivati i record mondiali, vero, ma il livellamento in alto delle prestazioni-top è stato dirompente.

I numeri dicono che in tutti i "segmenti" cronometrici presi a riferimento in uno studio dell'esperto giapponese Nakamura (da 2h05' a 2h11' per gli uomini, da 2h20' a 2h30" per le donne), la densità degli atleti capaci di correre al di sotto dei tempi in questione è stata la più alta della storia. In alcuni casi, rispetto a due stagioni fa, il numero dei top-runner sotto tali prestazioni cronometriche è raddoppiato se non triplicato.

Per quanto relativo alla profondità delle prestazioni, i dati in nostro possesso aggiornati dopo le maratone di Fukuoka e Shanghai ci permettono di aggiungere che ben 50 uomini si sono espressi sotto le 2h07'30" nel 2012, e che il centesimo atleta dell'anno vanta un clamoroso 2h08'32". Fra le donne, è quasi la stessa musica: sotto le 2h25'30" sono scese ben cinquanta maratonete, mentre la centesima atleta del mondo ha corso in 2h28'03". In tutti i casi, una densità di performers su prestazioni-top mai registrata in precedenza. Africa senza rivali: mentre al femminile una atleta orientale ha trovato in coda alle prime venti posizioni della stagione, occupate da kenyane e etiopi, tra gli uomini il duopolio è assoluto: le sigle KEN e ETH sono rappresentate 49 volte su 50 (chiude la lista un francese, ma ex-africano, di 37 anni).

Mutai va forte

La Montferland Run di Heerenberg (Olanda, una classica del circuito che si snoda in 15 km) è andata come da pronostico al primatista mondiale stagionale di maratona Geoffrey Kiprono Mutai (2h04'15" a Berlino), che esordiva sulla distanza e si è imposto a suon di primato della corsa in 42'25", battendo però solo nell'ultimo tratto il vincitore uscente Philip Langat (42'26"), e più nettamente l'etiope Feleke. Il fenomemale Kimetto, l'atleta che a Berlino in settembre aveva chiuso a un solo secondo da Mutai senza peraltro rendergli la vita difficile nei pressi del traguardo, è giunto solo sesto. Atsede Baysa, prima due mesi fa nella maratona di Chicago in 2h22'03", ha vinto la 15 chilometri femminile in 49'15".

Le altre 42 km del weekend

Nella California International Marathon di Sacramento solo quinto posto per Nick Arciniaga, noto runner statunitense che, come molti altri, non ha potuto correre a New York a causa della cancellazione dell'evento. Sulle strade della California si sono imposti due connazionali di Arciniaga, Daniel Tapia in 2h16'29" e Alisha Williams in 2h34'57". Nell'indiana Pune è andato fuori giri il campione mondiale di Osaka 2007 Luke Kibet, battuto con un modesto 2h17'26" dal connazionale Luka Kipkemboi Chelimo, che in 2h13'03" ha stabilito il primato della corsa, così come quello già riscritto dallo stesso Chelimo in settembre nella maratona danese di Odense, dove vinse in 2h10'37".

Chiusura con un'altra maratona asiatica, a Singapore, dove si sono imposti i kenyani Kennedy Kiptoo (2h17'21") e Irene Jerotich (2h37'54").

Piste e pedane outdoor e indoor

Un altro Gebrselassie, che di nome fa Leul e si allena in Giappone, si è imposto in una gara universitaria di 10000 metri a Yokohama in 28'11"07, battendo i kenyiani Njeru e Kiumbani. Dalla scorsa settimana sono iniziate le prime gare al coperto nel calendario statunitense: primi salti per Richard Robertson (2,32 quest'anno) che in Alabama ha esordito con 2,25, e per il ventunenne Kris Kornegay-Gober, un "collegian" che studia ingegneria spaziale in North Carolina, che sulla pedana di casa si è migliorato con 2,24.

Elezioni USA

Si è consumato all'Hotel Hilton di Daytona Beach l'ultimo atto del congresso annuale dell'atletica USA, con la riconferma alla presidenza della federazione per Stephanie Hightower, al secondo e ultimo mandato. La Hightower ha battuto l'altro candidato Rigby con ampio margine. Nel comitato degli atleti in seno alla federazione, sono stati eletti, tra i nomi più noti, Wallace Spearmon, Will Claye (argento nel triplo e bronzo nel lungo a Londra) e Terrence Trammell. Riconoscimenti sono stati assegnati ad Allyson Felix (tre ori e Londra), al campione olimpico e primatista mondiale dei 110 metri ostacoli Aries Merritt e a Jennifer Suhr, olimpionica di salto con l'asta.

Cross, ecco l'Europeo

Domenica prossima i Campionati Europei di cross a Budapest: rapida panoramica sui principali avversari della squadra azzurra, ad iniziare da Serhiy Lebid, l'ucraino che nella dimensione continentale della corsa campestre ha trovato un posto nella storia, con nove titoli conquistati (anche un argento e due bronzi) e diciassette partecipazioni (sempre presente) a partire dall'edizione inaugurale del 1994. In Ungheria, caposquadra di un team di ventuno atleti, Lebid andrà a caccia del decimo titolo. Portogallo: fortissima al femminile con Sara Moreira e Ana Dulce Felix (argento un anno fa in Slovenia), e ben rappresentata al maschile soprattutto con Jesus, Silva e Paulo. L'Irlanda cerca il bis dopo il successo di Fionnuala Britton a Velenje nel 2011, e porta anche la sorella della campionessa europea, Una Britton, che gareggerà nella categoria Promesse.

Britannici con la novità Taylor, che ha vinto i Trials di Liverpool, e la consueta forza d'urto degli atleti di categoria under 23 e soprattutto juniores. Tra i francesi, il veterano El Himer e i quotati Benhari e Chahdi. Non al meglio, ma selezionato per difendere il titolo conquistato un anno fa, il belga di origini etiopi Atelaw Bekele. Anche la Spagna guarda in alto, forte della conferma della partecipazione di Ayad Lamdassem, medaglia d'argento nelle ultime due edizioni. Germania: la Harrer punta al titolo nella categoria under 23. Tra i padroni di casa, Barnabás Bene ha le carte in regola per ben figurare, dopo i tanti successi colti nelle categorie giovanili.



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