Mondo: Campionati USA e il ritorno di Bolt

02 Marzo 2015

A Boston pochi squilli e molti assenti. Usain Bolt corre la staffetta, rimonta ma non vince. Dalla marcia il tempo migliore di sempre sui 20 km donne, ma non è record.


 

Cose veloci, Bolt in staffetta

Nelle Gibson McCook Relays di Kingston il primatista del mondo di 100, 200 e staffetta Usain Bolt torna a calzare le scarpette disputando la 4x100, ma nonostante l'evidente e impressionante tentativo di rimonta nell'ultima frazione non riesce a colmare il gap che lo separa dal giovane Tyquendo Tracey, primo sul traguardo per l'University of Technology in 38.23 (38.29 per Bolt e i suoi Racers Lyons). Il quartetto ha patìto la determinazione degli avversari, autori del miglior tempo anche nelle batterie della sessione mattutina. Gli universitari hanno avuto in Julian Forte il miglior frazionista (in seconda), che ha fatto meglio dell'avversario Kemar Bailey-Cole, messo in squadra in sostituzione di Mike Frater, presente in batteria. Bolt bravissimo, come sempre, ma stavolta non è bastato. Africa: l'ex-campione junior del continente nero nel 2009, sui 400 metri, Pako Seribe (Botswana) ha corso i 200 in 20.19 in patria, in condizioni di vento non dettagliate ma comunicate come regolari.

USA, campionati indoor in chiaroscuro

Due primati mondiali stagionale "di peso", e due su distanze spurie rappresentano un bilancio meno brillante di altre annate per i campionati USA, disputati nel bell'impianto del Reggie Lewis Center a Boston. Il vertice mondiale 2015 è stato toccato dalla figlia d'arte Michelle Carter, che nell'unica gara stagionale ha realizzato la miglior misura mondiale del getto del peso per ben tre volte, 19,32, poi 19,39, e il conclusivo 19,45, e dal decatleta Jeremy Taiwo, che ha portato il massimo punteggio 2015 (su pista di 200 metri) a 6.273 punti. I Tempi "top" sono stati ottenuti da Casimir Loxsom, ancora sui 600 e ancora col primato nazionale, un 1:15.33 che lambisce di un paio di decimi il "world best" di Nico Motchebon, e da Natasha Hastings, che ha vinto i 300 metri in 36.52. Ricchi di assenze, in primis per la non disputa del Mondiale indoor, i campionati statunitensi hanno complessivamente offerto qualche buono spunto, niente a che vedere, però, con edizioni sontuose anche del passato recente.

Kynard, Claye, Madison

Tra i personaggi più noti, l'argento olimpico di salto in alto Eric Kynard ha vinto il titolo eguagliando il personale indoor con 2,34. Will Claye ha vinto il lungo con 7,93, ma ha rinunciato al triplo per un lieve risentimento. Nello sprint puro, il 7.08 di Tianna Madison, ora signora Bartoletta, e il 6.55 di Marvin Bracy, hanno mantenuto su livelli discreti una partecipazione davvero latente di velocisti di grido. Sugli ostacoli, 7.51 di Aleec Harris e 7.84 della Stowers, vicina al mondiale stagionale.

L'olimpionica Suhr ha provato l'ingresso in gara a 4,60 ma dopo due errori ha deciso di non complicare il proseguimento della stagione, in considerazione delle condizioni fisiche non perfette. Ha vinto Demi Payne, una delle rivelazioni della specialità, con 4,55. La rassegna è stata sottoposta a dei cambiamenti, con la sostituzione di distanze classiche con altre, tipiche dell'attività indoor USA, alcune non comprese nel programma dei campionati nazionali da tempo immemorabile: è il caso delle due miglia, valide per il titolo USA fino a 83 anni fa. A Boston si sono assegnati i titoli anche sui 300, 600, 1000 e miglio.

Orizzonte Arkansas

Ben più interessanti le fasi conclusive di qualificazione dei "collegians", giunti a un passo dall'appuntamento con le finali universitarie di Fayetteville tra due weekend, a Fayetteville, in Arkansas. Si è gareggiato in diverse sedinell'ambito delle varie Conferences in calendario, e in diverse occasioni in impianti di sviluppo superiore alle 220 yards (Seattle, Geneva, Lexington). Risultati dai 200 in su, a volte sopra le righe, e messi a parte come puro dato statistico. E' il caso della doppietta del 22enne barbuto dell'Illinois D.J. Zahn (20.75 e 45.63) ai Big 10 Champs di Geneva, del 22.98 di Cierra White (ai Big 12 di Ames) e soprattutto del 45.32 di Najee Glass sui 400 nella SEC Conference di Lexington, prestazione che conferma lo standard del 45.34 ottenuto un mese fa su pista regolare, quella magica, di Fayetteville. Tra le altre cose, il pregiatissimo 7.49 del 21enne giamaicano Omar McLeod sui 60hs a Lexington, 21,14 di Crouser nel peso a Ames, 4,66 di Sandi Morris per l'ennesimo personale nell'asta, 708 della sprinter giamaicana Burchell e 25,58 di Mike Lihrman nel martellone (terza prestazione all-time).

Aspettando Praga

Con i meeting europei esauriti, a Metz col Mondiale Master di Lagat sui 3000 in 7:37.92, a Malmö col solito show di Lavillenie (5,92) e col mondiale stagionale dei 60hs donne (Nelvis 7.83), il pre-Praga rimanda messaggi dal settore concorsi, ultimi a rientrare sottocoperta prima del grande appuntamento. I numeri consegnati all'archivio negli ultimi giorni dicono che l'astista polacco Piotr Lisek ha fatto davvero il salto di qualità, non tanto per il personale di 48 ore fa in Germania (5,90), quanto per l'impressionante sequenza del mese di febbraio, otto gare con una media di 5,80. In Europa, solo Lavillenie vanta al momento migliori credenziali, infatti il francese l'ha battuto due volte nell'ultimo mese.

Ultimi numeri, dalla Russia: 1,96 della Gordeyeva nell'alto a San Pietroburgo, 4,54 nell'asta della campionessa mondiale junior di Eugene Lutkovskaya in Germania. Ha invano provato il mondiale junior a 4,64.

Outdoor, lanci
 
Ripartito dalla fredda Europa delle riunioni in sala, il campione mondiale indoor Ryan Whiting è andato a scaldarsi e a vincere al sole neozelandese, in una due giorni che gli ha fruttato prima un 21,03 a Christchurch, poi un 21,27 a Auckland. In entrambi i casi ha battuto il bronzo iridato indoor Tom Walsh (20,24 il miglior lancio tra i due meeting). Assente Jacko Gill, che tornerà questa settimana ai campionati nazionali di Wellington. Sul fronte dei lanci invernali del continente, il miglior fatto tecnico è il 65,75 della slovena Ratej nel giavellotto sabato scorso. In Russia, disco di Butenko a 65,08 e tra le cose da seguire in prospettiva sicuramente il ritorno di Mariya Abakumova dopo la nascita dei gemelli. Dopo un anno e mezzo ha lanciato a 60,13, perdendo dalla Sudarushkina (62.78).

Alembekova-record, anzi no

La campionessa d'Europa dei 20 chilometri di marcia Elmira Alembekova ha realizzato ai campionati invernali russi di Sochi il miglior tempo mai registrato sulla distanza in 1:24:47. Il risultato della 25enne russa è chiaramente inferiore al record mondiale di Yelena Lashmanova (1:25:02), stabilito in occasione dei Giochi Olimpici di Londra 2012, ma non godrà della prassi dell'omologazione a causa del numero insufficiente di giudici internazionali presenti, così come comunicato tempetstivamente dai media federali russi.

Si tratta di un fatto registratosi in più occasioni anche in passato. Stessa sorte toccò infatti all'1:24:50 di Olimpiada Ivanova nel 2004 (fino a pochi giorni fa il miglior risultato di sempre) e all'1:24:56 della Kaniskina. Gara con partenza sparata da 42:12 al 10° km (in testa Alembekova, Pandakova, Vasilyeva), e 1:03:20 al 15° km (Alembekova). Tempi grandiosi anche per Marina Pandakova (1:25:03, a un secondo dal record mondiale ufficiale) e per Svetlana Vasilyeva (1:25:04, a due secondi). Quarta, in 1:25:38, Vera Sokolova, a sua volta ex-primatista mondiale con 1:25:08. Nelle altre gare, titolo maschile dei 20 km al campione mondiale in carica Aleksandr Ivanov in 1:20:06, e titolo dei 35 km a Mikhail Ryzhov in 2:25:54.

Marco Buccellato

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Elmira Alembekova (foto Colombo/FIDAL)


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