Mondiali, i Caraibi sbancano Berlino




 

La riserva aurifera della Giamaica che corre assume via via dimensioni imbarazzanti nel medagliere dei XII Campionati del Mondo di Berlino. Ben due medaglie d'oro (e sono già cinque!) nel giro di una manciata di minuti per l'isola del sole, dell'allegria, e soprattutto della velocità, e non solo! Al nuovo fantasmagorico primato del mondo di Usain Bolt, stasera si è aggiunta un'altra medaglia d'oro, quella di Melaine Walker, che nei 400 ostacoli femminili ha confermato lo status di numero uno cui era assurta col titolo olimpico di Pechino, arrivando a un'inezia dal nuovo record mondiale. Dominio totale della Giamaica femminile sugli ostacoli (solo ieri il successo di Brigitte Foster-Hylton sui 100 ostacoli), e nel complesso tre quarti dell'oro dell'ostacolismo del pianeta è andato ai Caraibi. Si, anche a Barbados, che da stasera celebra il primo oro mondiale nella storia dell'atletica con il sensazionale succeso di Ryan Brathwaite, vincitore di una serratissima finale dei 110, anche grazie all'infortunio di Dayron Robles in semifinale, e più giovane vincitore di un oro sui 110 ostacoli nella storia dei Campionati del Mondo. 

Bolt mondiale-bis: all'ottava gara del mondiale, ha lasciato allibiti. Non aveva altro avversario che se stesso, cancellare il limite stabilito un anno fa a Pechino e guadagnarsi altro spazio nell'Olimpo dei più grandi di sempre nella storia dello sport. Di tutti gli sport. Non è un marziano. Bisogna ricorrere all'antropologia per trovare risposte ad un atleta così, corre con uno dei gesti più istintivi che si siano mai visti nella storia dell'atletica leggera. Quasi due metri di altezza e ampiezza esagerata di ogni falcata, lo strapotere assoluto di madre natura. Ha definitivamente ucciso la specialità relativamente al discorso dei record. E' l'unico essere umano che può sognare di infrangere la pazzesca barriera dei diciannove secondi. Non si era mai visto uno così, e forse non ne nascerà nessun altro. Bello pensare che sia unico. Prima della gara ha passato tutto il tempo a scherzare con Wallace Spearmon, fingendo anche di allungargli un gancio destro al mento, e l'americano stava al gioco divertito.

La doppietta serale dei giamaicani è stata completata da Melaine Walker. Con 52"42 è arrivata a soli otto centesimi dal primato del mondo di Yuliya Pechonkina, che avrebbe dovuto essere qui ma ha dichiarato forfait prima dell'inizio dei campionati. La Walker aveva vinto non senza sorpresa l'oro olimpico a Pechino. A fine 2008 aveva dichiarato l'intenzione di tornare ai 100 ostacoli, antico amore e primogenitura tecnica nelle categorie giovanili. Dopo la vittoria ai campionati nazioali di Kingston ha collezionato solo sconfitte (Roma, Parigi, Londra, monaco), ma qui è stata chiaramente la più forte, ed è anche sensibilmente migliorata nel passaggio dell'ostacolo. Argento con 52"96 a Lashinda Demus, tornata meglio di prima dopo un parto gemellare, e bronzo a Trinidad, che dopo aver mancato di un niente il podio nella gara maschile col ragazzino Gordon, manda in orbita Josanne Lucas, terza in 53"20, primato nazionale disintegrato. 

Brathwaite bussava alla porta dei migliori del mondo sui 110 ostacoli da qualche tempo. Ottimo da under diciotto, semifinalista a Osaka e a Pechino, ha macinato consensi fin dalle gare indoor, ben tredici, per poi gareggiare moltissimo all'aperto. La finale mondiale è stata la sua ventiseiesima competizione all'aperto della stagione. A Londra aveva recuperato con un finale prodigioso su Robles, lasciandogli solo due centesimi. Con 13"14 ha migliorato il suo record nazionale, ed ha negato l'ennesimo oro agli Stati Uniti, uniti dallo stesso 13"15 sul podio con il sempre secondo Trammell e con David Payne. Clamoroso il quarto posto del bianco britannico Sharman, uno specialista che ancora un mese fa non aveva fatto nulla di particolare, e che si ritrova ad essere il primo dei bianchi con 13"30. Storia parallela a quella di David Greene sugli ostacoli bassi. 

La serata si è chiusa con l'assegnazione del titolo mondiale di decathlon, andato al venticinquenne americano Trey Hardee con 8.790 punti, uno che mette subito molti punti in cascina forte delle sue qualità di velocista (ieri 10"45 nella prima delle dieci fatiche) e saltatore. Aveva gareggiato anche a Pechino, ma si era ritirato. In questa stagione il salto di qualità con il secondo posto di Götzis, poi la netta vittoria dei Trials. Ha ridato fiato alla tradizione mondiale degli Stati Uniti, che quest'anno non hanno potuto contare sull'apporto del decatleta più forte dl mondo, Clay, e avevano Pappas in ritardo di condizione per i Trials. Argento al cubano Suarez con 8.640 punti, già a medaglia alle Olimpiadi, capace di un prodigioso recupero in classifica nella seconda cinquina di fatiche, terzo il russo Pogorelov che ha perso l'argento in extremis totalizzando 8.528 punti, alto due metri e zerouno, quarto a Pechino. Tutti sorridono. Hardee portato in trionfo. Stati Uniti con quattro ori, con quattro atleti diversi, Richards, Clement, Cantwell ed ora Hardee. Giamaica un gradino più in su grazie all'uno-due di stasera. Sono in arrivo le staffette, con tuoni, fulmini e saette.

Meucci eliminato sui cinquemila metri

Daniele Meucci conclude la sua avventura mondiale col quattordicesimo posto nella prima delle due batterie dei 5000 metri. E’ rimasto avanti con il gruppo fino al transito di metà gara, poi i migliori africani in gara hanno fatto la selezione aumentando il ritmo e l’atleta dell’Esercito ha perso progressivamente contatto, chiudendo comunque non lontano dal personale in 13:37.79.

Nella foto, Usain Bolt (Giancarlo Colombo per Omega/Fidal)

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