Mondiali Pechino: mezzofondo mozzafiato

17 Agosto 2015

Mo Farah per il bis dell'uno-due di Mosca, nella morsa africana. Genzebe Dibaba per il primo oro etiope sui 1500 e il bis sui 5000, dieci anni dopo la sorella Tirunesh. Siepi con Jager che ambisce a battere i keniani. Rebus Rudisha sugli 800.

di Marco Buccellato

Il mezzofondo dei Mondiali di Pechino offre sfide che più avvincenti non si può: Mo Farah pigliatutto contro gli africani, sulla carta più etiopi che kenyani sui 5000 e il contrario sui 10000. Il competitor più temibile per il britannico appare quel Geoffrey Kamworor che mantiene le promesse quando giura di vincere. L'ha fatto al mondiale di mezza maratona e a quello di cross, ora ha spostato il proposito sulla medaglia d'oro a Pechino.

Sul fronte femminile l'asso Genzebe Dibaba è chiamata a raccogliere l'eredità di Tirunesh e ha in animo l'inedita accoppiata al femminile 1500-5000, cosa che porterebbe anche al primo storico titolo mondiale etiope sui 1500. Finora, solo un bronzo nel lontano 1999 e un oro di sponda svedese a Mosca, della Aregawi trasferitasi a correre per l'Europa. Sui 5000 il pericolo potrebbe arrivarle soprattutto dalla compagna di team Almaz Ayana, mentre sui 1500 c'è l'olandese Hassan in prima linea. Non corre bella e rotonda come Genzebe ma ingrana la marcia superiore fino a sfiancarsi. Se la finale sarà sul piede dei quattro minuti, una mina USA quale la Simpson ha le qualità per scompigliare le carte.

Altro motivo di grande interesse sono le siepi maschili, il cui dominio kenyano non è mai stato in discussione come ora grazie all'ascesa dello statunitense Evan Jager, caduto a Parigi prima di firmare la vittoria su Jairus Birech. Impresa solo rimandata, parrebbe, dalle parole del mezzofondista USA. Il vecchio Kemboi, Brimin Kipruto ma soprattutto la freschezza di Conseslus Kipruto chiudono il gioco dei protagonisti. Partita aperta al femminile, con la tunisina Ghribi in grado di minare la sicurezza delle kenyane Nyambura e Kiyeng.

Anche qui USA con valore aggiunto, quello della bellissima Coburn, che giunge al mondiale meno spremuta delle avversarie.

Il panorama donne si chiude con l'alto chilometraggio (10000), dove solo una gara non a cadenze vertiginose può mettere in discussione un successo africano. Le etiopi presentano i numeri migliori ma, dal fronte kenyano, torna Vivian Cheruiyot dopo il baby break. A corto di munizioni, il Kenya ha recuperato per la causa Sally Kipyego, bocciata dai Trials ma salvata dal titolo africano.

Chiudiamo sull'asse 800-1500 uomini, roba da leccarsi le dita. Gli 800 offrono al grande palcoscenico la notivà più strepitosa del bosniaco a guida tecnica italiana Amel Tuka, la vera "breaking news" dell'anno, l'argento olimpico Amos e l'olimpionico e recordman mondiale Rudisha, meno abbonato alle vittorie che in passato. Nel mazzo anche i polacchi, gli altri kenyani e il campione mondiale uscente Aman. Brivido 1500: se Kiprop sarà quello di Montecarlo, l'algerino Makhloufi e il marocchino Iguider si disputeranno l'argento con Kiplagat, ma basta guardare la casistica per "leggere" la probabile finale: sul piede di 3:35, e in tanti nell'imbuto della volata fino alla fine. Se di questo si tratta, il gibutiano Souleiman, che intende sacrificare gli 800 per provare a prendersi i 1500, ha nel taschino la penna con l'inchiostro dorato.

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