Mondiali Mosca Schembri è ottavo

18 Agosto 2013

Il lombardo finalista nel triplo (16,74) dominato da Tamgho (18,04). Eliminate le 4x100 uomini (38.49) e donne (44.05). Bolt ottavo oro in carriera

 

Si chiude con l’ottavo posto di Fabrizio Schembri nel salto triplo (16,74) il Mondiale azzurro a Mosca. Eliminate in batteria le due staffette 4x100: sottotono le ragazze (quindicesime in 44.05), molto bene gli uomini, che con un quartetto ricostruito proprio nei giorni precedenti la gara (inserimento del quattrocentista Galvan in seconda frazione) corrono in 38.49, ottava prestazione italiana di sempre, mancando l’accesso alla finale di soli otto centesimi. Nel triplo il francese Tamgho atterra oltre i 18 metri (18,04) per la terza prestazione mondiale di sempre (a 15 anni dall’ultima volta oltre la quota fatidica). Usain Bolt centra l’ottavo oro vincendo con la sua Giamaica la staffetta 4x100 (37.36): nella lista dei medagliati di sempre, aggancia, a soli 27 anni, le icone Carl Lewis e Michael Johnson.

LA CRONACA DELLE GARE

Triplo uomini – Si sapeva che per vincere l’oro mondiale del triplo, quest’anno, si sarebbe dovuto andare lontano. Molto lontano. E così è stato. Teddy Tamgho ha atteso l’ultimo salto a disposizione, il sesto, per centrare finalmente uno stacco pulito e proiettarsi oltre i 18 metri: 18,04, la cifra della terza prestazione mondiale di sempre, preceduta solo dal 18,29 del record mondiale del britannico Jonathan Edwards, e dal 18,09 dello statunitense Kenny Harrison ai Giochi olimpici di Atlanta 1996. Per inciso, un uomo non saltava oltre i 18 metri dal luglio 1998, quando Edwards atterrò a 18,01. Fino a quel punto della gara, Tamgho era al comando con 17,68, davanti al cubano Pichardo (stessa misura, 17,68!) solo in virtù del secondo miglior salto (17,65 del francese, contro 17,52 di Pichardo). Ma in altre due occasioni, pari ad altrettanti salti nulli di un soffio, Teddy era atterrato lontanissimo, ben oltre la soglia visiva dei fatidici 18. Poi, quel salto conclusivo, capace di proiettarlo dritto filato nella storia della specialità. Il bronzo va allo statunitense Will Claye, con 17,52, a precedere il connazionale, e campione olimpico, Christian Taylor, 17,20. Lo spicchio d’Italia reduce dalla infernale qualificazione di venerdì (quella dell'infortunio a Greco e dell'eslcusione di Donato), guadagna anche l’accesso all’élite del triplo rimbalzo. Fabrizio Schembri è ottavo, risultato che rappresenta il giusto premio per il più in ombra tra i triplisti italiani, atleta che va elogiato perché spesso in grado di affermarsi nelle occasioni che contano. Il salto migliore è il terzo, ed è anche quello che consente all'azzurro di piazzarsi tra i primi otto. Dopo un nullo ed un 16,61, per il lombardo arriva il 16,74 che vale altri tre tentativi, un centimetro meglio del cinese Dong. Dopo, tre prove che non aggiungono sostanza (due nulli inframezzati da un 16,00). Ma la finale mondiale, è un traguardo che merita una tripla sottolineatura. Schembri è il sesto finalista italiano nel Mondiale moscovita.

4x100 donne – Fa male vedere l’Italia (Audrey Alloh, Marzia Caravelli, Ilenia Draisci e Martina Amidei) chiudere al penultimo posto tra le classificate, sedicesima.

Ma nemmeno se il cambio tra Caravelli e Draisci fosse filato via liscio (come invece purtroppo non è stato) ci sarebbe stato da aspettarsi un piazzamento molto diverso. Il 44.05 conclusivo è eloquente, e vede le azzurre chiudere al quinto posto la propria batteria (sarebbe il sesto, ma la formazione di Bahamas è squalificata). Stati Uniti (41.82) e Giamaica (41.87) fanno le prove generali per la battaglia finale, mentre il Brasile, quarto tempo (42.29) dietro la Francia (42.25) firma il record continentale del sud America. L’ultimo crono di accesso alla finale è il 42.99 del Canada (record nazionale).

4x100 uomini – La genesi assai tormentata di questa formazione, compresa l’inclusione del duecentista-quattrocentista Matteo Galvan (reduce da tre volate sul giro a Mosca), tutto avrebbe fatto presagire tranne che l'eccellente risultato finale. Quarto posto nella batteria (decimo complessivo) in 38.49, tempo che si piazza all’ottavo posto nella lista italiana di sempre. Bel colpo per Michael Tumi, Matteo Galvan, Diego Marani, e Delmas Obou, i cui cambi di sicurezza, a conti fatti, e salvo piccole sbavature, hanno pagato. Finale mancata di otto centesimi, una vera inezia, considerato anche l’esiguo spazio di tempo avuto da tecnici e atleti per oliare i meccanismi di trasmissione del testimone. Nella semifinale azzurra vince la Germania in 38.13, con il Canada (38.29) ad arpionare il secondo posto, utile alla qualificazione diretta. Obou, ultimo frazionista italiano, uscito dal peggiore dei tre cambi azzurri, ingaggia un vero e proprio corpo a corpo con l’Olanda per il terzo posto, che alla fine premia gli orange (38.41). Dal confronto, tutto europeo, esce proprio l’ottavo tempo della finale, mentre l’Italia, nel computo complessivo, si vede superare dalla Spagna (quarta in prima batteria), record nazionale con 38.46. Il miglior crono è degli Stati Uniti, con 38.06, davanti a Gran Bretagna (38.12) e Germania, mentre la Giamaica, priva di Usain Bolt, passeggia in 38.17. Prologo di una finale stellare. 

Le altre finali di giornata – Altro passaggio nella storia di Usain Bolt. L’oro vinto con la Giamaica nella staffetta 4x100 (37.36, il terzo alloro personale del Mondiale di Mosca) è l’ottavo titolo iridato in carriera: tanti quanti ne vinsero Carl Lewis e Michael Johnson, i capofila nella speciale classifica dei medagliati di sempre. Per Bolt è la decima medaglia mondiale (nel conto anche i due argenti di Osaka 2007), a soli 27 anni di età – li compirà mercoledì prossimo. La gara è avvincente perché gli Stati Uniti sono vicini alla Giamaica fino al cambio conclusivo: Rakieem Salam e Justin Gatlin però pasticciano (quest’ultimo finisce anche in corsia esterna, quasi tra i piedi di Bolt) lasciando strada aperta ai caraibici (con Bolt, anche Nesta Carter, Kema Bailey-Cole, Nickel Ashmeade). Argento USA (37.66), bronzo al Canada (37.92) dopo la squalifica della Gran Bretagna (37.80 il tempo cancellato).

Con Bolt, che nel giro di pista, improvvisa anche la Kalinka, la tipica danza russa, scatenando l’ovazione del pubblico.

L’oro della 4x100 donne va alla Giamaica, che combatte con gli Stati Uniti solo per due frazioni, fino al cambio a stelle e strisce tra Anderson e Gardner (completamente sballato) che manda all’aria i piani delle americane. Le due non si prendono, al punto che è necessaria una vera e propria frenata, con successiva ripartenza da ferme. A Shelly Ann-Fraser non resta che completare l’opera delle compagne Carrie Russell, Kerron Stewart, e Schillonie Calvert, tagliando il traguardo in 41.29, miglior prestazione mondiale 2013 e record dei campionati. Il tutto, a vendicare, in senso ovviamente sportivo, la sconfitta patita lo scorso anno a Londra, quando il team USA siglò anche il record del mondo (40.82). Gli Stati Uniti si lanciano in una incredibile rimonta che porta al bronzo (42.75), a soli due centesimi dall’argento della Francia (42.73).

L’urlo del Luzhniki, mai avaro di sostegno per gli atleti russi, accompagna le ottocentiste per almeno 200 metri, quelli della caccia alla lepre Alysia Montano, ancora una volta protagonista di una fuga solitaria dallo sparo all’arrivo. Nel gruppo, le atlete di casa sono due, con Marya Savinova che punta all'oro: la Montano è risucchiata nei metri conclusivi (finirà quarta), ma lo spunto vincente non è russo, bensì keniota, e premia Eunice Jepkoech Sum (1:57.38); Savynova è argento in 1:57.80, la statunitense Martinez è bronzo in 1:57.91. Non è la sola festa russa rovinata. La superstar Maria Abakumova non va oltre il bronzo nel giavellotto. Vince la tedesca Christina Obergfoll con 69,05, scrollandosi di dosso, per una volta, la scomoda veste di eterna piazzata. L’argento se lo prende, con relativa sorpresa, l’australiana Kimberley Mickle (personale a 66,60). Asbel Kiprop coglie il secondo titolo mondiale dei 1500 in carriera, dominando (3:36.28) una finale ovviamente tattica: podio completato dallo statunitense Centrowitz e dal sudafricano Johan Cronje, uomo emerso quest’anno al vertice (3:33.46 a Doha) dopo tante stagioni prive di picchi particolari. La Russia trionfa nel medagliere con 7 ori (17 medaglie), precedendo Stati Uniti (6 ori, ma ben 25 medaglie) e Giamaica (6 ori, 9 medaglie). L'argento di Valeria Straneo nella maratona mette l'Italia al 26esimo posto (38 i Paesi sul podio almeno una volta), mentre nella classifica a punti gli azzurri sono 19esimi (sei finalisti, sette - purtroppo solo virtuali - con il piazzamento della 4x400, squalificata dopo il traguardo). In cima alla classifica, con ben 99 punti di vantaggio (!), gli Stati Uniti, sempre più potenza assoluta dell'atletica mondiale.

Marco Sicari

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Usain Bolt (foto Colombo/FIDAL)


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