Mondiali, Alto roulette, Ciotti è undicesimo




 

La serata dell'Olympiastadion si apre con i turni eliminatori delle prove di mezzofondo. La Jamal (Bahrain) prenota l'oro dei 1500 metri, correndo agile la sua semifinale in un buon 4:03.64; nell'altra le risponde la Burka, su ritmi decisamente più lenti (4:10.19): la finale sarà verosimilmente una lotta tra le due, anche se un bel gruppo di europee (con la britannica Lisa Dobriskey in testa) sembra in grado di poter dire la propria. La prima delle semifinali degli 800 metri maschili vede l'eliminazione, imprevista e dolorosa (perché frutto di una caduta) del sudanese Abubaker Kaki, che finisce disteso dopo appena 250 metri, mentre si trovava in testa. Ne approfitta lo statunitense Symmonds, che fila a prendersi la finale. Nella seconda semifinale, che vede il precoce abbandono del keniota Asbel Kiprop, Yusuf Saad Kamel (1:45.01) doma la consueta rimonta di Yuri Borzakowski (1:45.16), volando con lui verso la finale. Il tentativo di doppietta dell'ex Gregory Koncellah, comincia a prendere forma. Il marocchino Lalou vince la terza semifinale, e completa il lotto dei pretendenti alle medaglie iridate.

Non c'è sorpresa nella finale dei 200 metri. Allyson Felix si prende l'oro senza patire più di tanto, concludendo la sua fatica in 22.02 (-0.1), tempo che va considerato anche alla luce delle condizioni della pista e della temperatura piuttosto bassa (17 gradi). All'avvio, come da copione, la giamaicana Veronica Campbell brucia metri su metri, avvicinando la statunitense, ma la sua spinta si esaurisce presto, tanto che all'uscita dalla curva, la Felix è già in testa. Sul rettilineo, la Campbell cede ma non si pianta, ed è seconda (22.35), mentre dietro di lei Debbie Ferguson (Bahamas) vince la battaglia per il bronzo contro Muna Lee (USA), rimontandola nei metri finali (22.41 contro 22.48).

Stati Uniti col vento in poppa. Dieci minuti dopo l'oro della Felix, ecco la doppietta nei 400 uomini, con LaShawn Merrit (44.06) a precedere il rivale di sempre Jeremy Wariner (44.60). La sorpresa è il bronzo del trinidegno Renny Quow, che sale sul podio con un normale 45.02, a certificare la difficoltà del giro nel 2009. All'avvio Wariner è il più lesto, ma ai 200 è addirittura Chris Brown a passare al comando, mentre Merrit sembra giocare al gatto col topo. Lascia sfogare i due e poi pennella una seconda curva a tutto gas, sbucando in testa sul rettilineo. Nel finale Brown si trova completamente privo di energie, e scivola indietro fino al quinto posto, mentre Quow avanza a forza di frequenze pazze, fino al podio.

Quando la pista ha chiuso i battenti, i concorsi si prendono definitivamente la scena. Nell'alto, la gara ha un'evoluzione stranissima. A 2,28, in otto (su tredici) finiscono per arrendersi. Tra loro, anche Giulio Ciotti, che paga gli errori commessi a 2,23 (due), la misura che determinerà la classifica di questo gruppo. Si passa dal quinto posto del ceco Baba, all'undicesimo, purtroppo, proprio del riminese. I tre tentativi a 2,28 di Ciotti hanno valore diverso: il secondo, è quello meglio riuscito, con l'asticella che finisce per cadere quando le cose sembrano aver ormai preso la piega giusta. Dal mancato decollo, al volo collettivo. I quattro rimasti (il russo Rybakov, il cipriota Ioannou, il polacco Bednarek, e il tedesco Spank) cominciano a ingranare, e salgono tutti e quattro oltre i 2,32, infiammando l'Olympiastadion. A 2,35, però le polveri di tutti si bagnano, lasciando la graduatoria immutata: oro a Rybakov, argento a Ioannou, bronzo in coppia a Bednarek e Spank.

ZONA MISTA: LE PAROLE DI GIULIO CIOTTI A FINE GARA
"Sono contento, l'undici del mio piazzamento lo considero come se fossi arrivato due volte primo: la prima per essere arrivato qui da solo grazie alla mia famiglia e alle Fiamme Azzurre, la seconda perchè non solo ho partecipato, ma sono arrivato anche in finale. Non è stato facile per nessuno iniziare la gara dopo essersi riscaldati e poi essere rimasti un'ora fermi, in attesa che smettesse il diluvio. I primi errori che ho fatto nascono dalla rincorsa che ho dovuto registrare da capo ad inizio gara dopo che, una volta tornato in pedana, avevo avuto la sensazione che i segni da me fatti in terra non fossero più al loro posto. Dopo il terzo salto a 2,23 ho avvertito un calo di energie e poi non ne avevo più".    

Nella foto, Giulio Ciotti a Berlino (Giancarlo Colombo per Omega/FIDAL)

File allegati:
- RISULTATI / Results
- Le foto della 7^ giornata (pomeriggio) / Photos



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