Magnani agli azzurri: ''Portland primo esame''

16 Marzo 2016

Il Mondiale indoor che comincia domani negli Stati Uniti (in realtà nella notte tra giovedì e venerdì per via della differenza di fuso) apre la stagione che porta all'Olimpiade di Rio.


 

di Marco Sicari

I numeri dicono che la squadra italiana che si appresta ad affrontare il Mondiale indoor di Portland (da giovedì a domenica sotto il tetto dell’Oregon Convention Center, otto ore di differenza oraria con l’Italia, poco meno di 540 atleti in rappresentenza di 148 Paesi, diretta TV su Rai Sport ed Eurosport) è la più contenuta di sempre. Cinque atleti (tre donne e due uomini), contro i sette di Maebashi 1999 e Doha 2010, che rappresentavano il precedente limite minimo. Il Direttore Tecnico Organizzativo delle squadre nazionali, Massimo Magnani, fornisce la sua chiave di lettura sulla composizione del team. “No, nessuna sorpresa – racconta - i numeri rispecchiano le scelte programmatiche di inizio stagione. Nel corso delle riunioni di Fiuggi del novembre scorso, abbiamo condiviso con la maggior parte degli atleti il concetto che gli appuntamenti invernali, sia per la collocazione in calendario, sia per la ricchezza di appuntamenti dell'estate, non dovessero essere vissuti come obiettivi, ma come strumento di preparazione. È il caso, per fare un esempio pratico, di Alessia Trost, che aveva bisogno di gareggiare dopo un 2015 sfortunato, o di Gloria Hooper, che sta affinando le sue qualità di partente, e dunque vive questa stagione sui 60 metri, lei che è una duecentista, come periodo di studio e formazione. Poi, è chiaro, qualcuno che ha fatto particolarmente bene in questo inverno è a Portland con delle velleità di piazzamento, e ovviamente il dato va registrato con soddisfazione”. All’interno di questa mini-formazione, c’è infatti una certa – innegabile – effervescenza, esito di un inverno che ha visto i tre saltatori in alto convocati per la rassegna (la già citata Trost, Marco Fassinotti e Gianmarco Tamberi) protagonisti sulle pedane di mezza Europa. Con piazzamenti nei ranking annuali che alimentano l'attesa: Tamberi è capolista mondiale 2016 con il 2,38 di Hustopece, Fassinotti è quarto - 2,35 a Banska Bystrica -, la Trost settima grazie all'1,95 di Madrid).

“Per Tamberi la prova di Portland può rappresentare una sorta di primo esame, anche se voglio dire che dal mio punto di vista, e restando nella metafora, l’atleta ha già superato lo scritto agli Assoluti di Ancona…In quella situazione, pur con la tensione provocata da tanti fattori diversi (l’attesa, il gareggiare in casa, la relativa competitività di parte degli avversari, ecc.) ha dimostrato un grado di maturazione molto significativo. Fassinotti è oggi un atleta di livello internazionale, in grado di puntare ai massimi livelli come Tamberi, vista la sua continuità di rendimento su certe misure. Insieme formano una coppia (in attesa di Chesani, ndr) che il Mondo ci invidia”. Alessia Trost non è sotto i riflettori, e forse è meglio così: “Anche la sua stagione invernale ha dato segnali confortanti: una certa consistenza su buone misure, e vittorie convincenti, una delle quali ottenuta a spese di una avversaria sempre difficile come la spagnola Beitia”. Chiude il gruppo Chiara Rosa, la capitana azzurra, che può puntare ad un piazzamento di prestigio in un contestio qualificato, con diverse big della scena mondiale del getto del peso. “E’ un’atleta in grado di reggere il confronto, e potenzialmente anche capace di superare molte delle avversarie presenti. Sta a lei dimostrare il suo valore, in una manifestazione che può darle soddisfazioni”.

Portland è l’occasione per ragionare sull’intero 2016. L’obiettivo stagionale della squadra azzurra, nelle parole del DTO, pur nella stagione olimpica, è rappresentato dagli Europei di Amsterdam (6-10 luglio). “Intendo dire che è lì che potrà essere valutata la squadra nel suo insieme, l’atletica italiana come corpo unico: sarà l’occasione per i tanti giovani visti per esempio agli Assoluti indoor di Ancona, di prersentarsi in azzurro in una rassegna di primissimo piano. L’Olimpiade, invece,  è un’altra cosa: sarà un appuntamento per pochi, ovvero per coloro che avranno dimostrato concretamente una consistenza tecnica ed una capacità competitiva consolidate. L’esperienza di tanti anni, peraltro vissuta in prima persona da molti atleti, insegna che la prestazione di un giorno non vuol dire competitività. Anzi, spesso è l’anticamera della controprestazione nell’occasione che conta”. Magnani rigetta l’obiezione che puntare su due rassegne internazionali così ravvicinate possa creare problemi proprio in termini di capacità prestativa. “Non è così. Preparandosi adeguatamente, si può mantenere un elevato livello di efficienza nell’arco temporale, poco più di quattro settimane, che separa i due eventi”.

Atleti in pista all'OCC di Portland

Nella giornata di ieri (la scorsa notte in Italia) i cinque azzurri convocati per i Mondiali indoor di Portland hanno affrontato il primo vero confronto con la pista e le pedane dell’Oregon Convention Center. La struttura è stata infatti aperta per una sessione di allenamento, e molti degli iscritti ne hanno approfittato per familiarizzare con superfici e materiali. Sulla pedana dell’alto, prime schermaglie tattiche tra gli atleti che saranno protagonisti nel weekend: con gli azzurri, ad alternarsi nelle rincorse, tra gli altri, anche Mutaz Barshim e Robbie Grabarz. Sulla pedana dell’asta il francese Renaud Lavillenie, tra le stelle più attese della manifestazione, ha infilato una serie numericamente molto consistente di salti – con il classico elastico al posto dell’asticella – su quote sconosciute alla maggior parte degli avversari. Per gli astisti, come noto, il programma del Mondiale ha creato una sessione apposita, anticipata di un giorno rispetto al resto del programma. Si andrà in pedana domani (in Italia saranno le 3:05 di venerdì), lo stesso giorno in cui è in programma l'incontro stampa d'apertura della rassegna (con Gianmarco Tamberi invitato a far parte del gruppo di atleti top). Le luci sono pronte per essere accese.

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