Lyles è un fulmine, 19.50 a Losanna

05 Luglio 2019

Il 21enne americano esagera in Diamond League: quarto uomo di sempre nei 200 dietro Bolt, Blake e Johnson. Mondiale stagionale anche nei 1500 (Cheruiyot 3:28.77) e Lisek 6,01 nell'asta. Bencosme ritirato nei 400hs


 

di Nazareno Orlandi

Un altro passo verso la storia. Soltanto Usain Bolt (19.19), Yohan Blake (19.26) e Michael Johnson (19.32) hanno corso i 200 metri più veloce di quanto fatto stasera da Noah Lyles a Losanna: un sensazionale 19.50 con vento praticamente nullo (-0.1) scuote il meeting Athletissima, in Svizzera, ottava tappa della Diamond League. Il fenomenale 21enne americano riscatta la sconfitta patita al Golden Gala da Michael Norman (19.70 a 19.72) e firma una straordinaria migliore prestazione mondiale dell’anno, con l’ottavo crono di ogni epoca e un miglioramento di quindici centesimi rispetto al personale dello scorso anno. La star della Florida si porta in scia, sotto i venti secondi, anche l’ecuadoriano Alex Quinonez (19.87), il canadese argento mondiale Andre De Grasse (19.92) e il connazionale Aaron Brown (19.95). È il meeting della velocità, e si sapeva, anche grazie alle due vecchie volpi Shelly-Ann Fraser-Pryce 10.74 (+0.2) e Justin Gatlin 9.92 (+0.2) nei 100 metri. Le altre “best performance” 2019 sono quelle del keniano Timothy Cheruiyot nei 1500 metri con 3:28.77 e il 6,01 nell’appassionante gara di salto con l’asta che segna l’ingresso del polacco Piotr Lisek nell’élite dei sei metri anche all’aperto (6,01), durante lo spareggio con l’americano Sam Kendricks (5,95). Otto ostacoli soltanto, poi José Bencosme (Fiamme Gialle) preferisce abbandonare la propria prova nei 400 ostacoli: “Purtroppo ho avuto un problema al piede sinistro - informa Bencosme - già al primo ostacolo non avevo la giusta ritmica a causa del dolore. Ci ho provato ma all’ottavo ostacolo era troppo forte e mi sono dovuto fermare per non andare a peggiorare la situazione. Al rientro in Italia farò i dovuti controlli sperando non sia nulla di grave”.

LYLES DIMENTICA ROMA - Il record del meeting apparteneva a sua maestà Usain Bolt: era il 19.58 stabilito nel 2012 dopo i fuochi d’artificio dei Giochi di Londra. E proprio dalla finale olimpica di sette anni fa non si correva sul pianeta un 200 metri così indiavolato. Noah Lyles abbatte quel primato con una volata imperiale e spedisce un curriculum che sa di candidatura fortissima per l’oro mondiale: sarà... Doha Lyles? Norman permettendo, of course. Amareggiato per la sconfitta dello stadio Olimpico, pur con tempo da urlo, il fuoriclasse USA impressiona per facilità di corsa e fa paura soprattutto nella fase lanciata. Imprendibile. 

CHE SPRINT: FRASER-PRYCE 10.74 - E quindi è tornata veramente. Shelly-Ann Fraser-Pryce a 32 anni è il fenomeno di sempre: in Svizzera la giamaicana due volte campionessa olimpica sfreccia di nuovo su tempi già snocciolati ai campionati nazionali e spadroneggia con 10.74 (+0.2), maltrattando la britannica oro europeo Dina Asher-Smith, comunque più che dignitosa con un 10.91 che quest’anno non aveva ancora contabilizzato, e il doppio argento mondiale Marie-Josée Ta Lou, a sua volta allo stagionale in 10.93. Dopo Stanford, si conferma anche Justin Gatlin: 37 anni e una sparata da 9.92 (+0.2) nei 100 metri di cui è ancora padrone mondiale in virtù del titolo di Londra e in attesa di Doha. La concorrenza non lascia graffi: sopra i dieci secondi l’altro USA Mike Rodgers (10.01), il canadese Aaron Brown (10.07), l’ivoriano Arthur Cissé (10.08). Losanna dice pure che c’è una rivale per Salwa Eid Naser nel giro di pista: la quattrocentista del Niger Aminatou Seyni piomba con prepotenza sotto i cinquanta secondi per la prima volta e impensierisce la vicecampionessa del mondo fin sul traguardo. Insieme segnano la seconda (49.17) e la terza (49.19) prestazione dell’anno sulla distanza, con il tempo migliore mai corso a La Pontaise. Duecento “non Diamond” al femminile per l’americana Gabrielle Thomas (22.69).

1500: CHERUIYOT SUPER E “JAKOBING” VOLA - Ritmo forsennato sui 1500. I pacemaker Sein (53.86 ai 400) e Kiprugut (1:49.41 agli 800) compiono il proprio dovere alla perfezione, il keniano Timothy Cheruiyot resta “al vento” all’alba dell’ultimo giro e veleggia fino al traguardo premendo il bottone della migliore prestazione mondiale stagionale (3:28.77). È l’etiope Samuel Tefera a incaricarsi della rincorsa, tentativo vano perché dopo la curva conclusiva esce come un tuono Jakob Ingebrigtsen sempre più vicino al territorio dei 3:30 (3:30.16 PB, record europeo U20 e anche migliore del primato U23, terzo al mondo di sempre nella categoria U20, ottavo europeo assoluto alltime), e sulla sua ruota viaggiano Ayanleh Souleiman (3:30.79) e un altro degli Ingebrigtsen, Filip (3:30.82). 

5000: HA VINTO GEBRHIWET, ANZI NO! -  Ventiquattro partecipanti nei 5000, è una partita a scacchi nei primi 4000 metri, salvo un primo chilometro piuttosto sostenuto (2:32.96). La miccia s’accende ai 650 metri dal finale con la frustata di Hagos Gebrhiwet, ma è un “epic fail”: l’esperto etiope crede di trovarsi già all’ultimo giro e quindi si ferma al suono della campana, festeggiando per la (presunta) vittoria. Quando si accorge del qui pro quo è troppo tardi: sfrutta la situazione l’altro etiope Yomif Kejelcha, il più brillante nell’ultimo giro (finale 13:00.56), nonostante il tentativo di rimonta del connazionale Selemon Barega (13:01.99). Soffre, eccome se soffre negli 800 il keniano Emmanuel Korir che non ne ha più negli ultimi cinquanta metri. A chiudere forte e approfittarne sono gli altri keniani Wyclife Kinyamal (1:43.78) e Ferguson Rotich (1:43.93) che invece capitalizzano una prima metà di gara “soft” e riescono a terminare in spinta, con tempi nemmeno lontani dalla migliore prestazione mondiale dell’anno siglata al Golden Gala Pietro Mennea da Donavan Brazier (1:43.63). 

ORTEGA 13.05 - Negli ostacoli, a cinque giorni dal Prefontaine Classic, Orlando Ortega detta ancora legge: lo spagnolo, cubano d’origine, tiene a bada con 13.05 nei 110hs l’emergente americano Daniel Roberts (13.11), meno preciso di quanto era apparso alle Finals NCAA di Austin dove aveva stupito in tredici secondi netti. E se nei 400 ostacoli del ritiro di Bencosme il vincitore è il tedesco Luke Campbell (49.54, stesso tempo dell’estone Rasmus Magi), al femminile la statunitense Shamier Little (53.73) distanzia Zuzana Hejnova e Ashley Spencer, entrambe a 54.11.

LISEK-KENDRICKS, GRAN DUELLO - In tre vanno a caccia dei sei-metri-e-zero-uno. Piotr Lisek non era mai volato così in alto all’aperto, forte invece del 6,00 indoor. Il campione del mondo Sam Kendricks, con queste quote, ha un rapporto già consolidato, ma questa è la serata del 26enne polacco che si arrampica fino a 6,01, quota mancata sia dall’americano sia dal folletto Armand Duplantis (5,81). Nessuno più su nel 2019. Più del nuovo 2,02 di Mariya Lasitskene nell’alto, che quasi non fa più notizia (prima di tre errori a 2,07) la novità di oggi è il primo 2,00 per la bielorussa Karyna Taranda. Il “duello” latino nel triplo è una fiesta per Caterine Ibarguen: la colombiana campionessa olimpica allunga a 14,89 con vento nullo e atterra sette centimetri più lontana dell’oro mondiale Yulimar Rojas, 14,82 (-0.6) per la venezuelana. Si avvicina anche la cubana Liadagmis Povea cresciuta a 14,77 (+0.9). Nel lungo maschile il suo connazionale Juan Miguel Echevarria non decolla come potrebbe (8,32/+0.5). Per il resto, a Losanna anche un doppio successo tedesco nei lanci: Christin Hussong allo stagionale con 66,59 nel giavellotto, Christina Schwanitz 19,04 nel peso.  

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