Losanna, Tamberi 2,25, show di Lyles e Shubenkov

05 Luglio 2018

Il saltatore marchigiano si conferma sui livelli del primato stagionale. Lo sprinter statunitense corre i 200 metri in 19.69 (+0.4), mentre l'ostacolista russo scende ancora al di sotto dei 13 secondi (12.95, v. +0.6).


 

Nella prima tappa svizzera della Diamond League IAAF, Gianmarco Tamberi è nono nell’alto con 2,25, nella gara vinta dal russo Lysenko con 2,37 (per quest’ultimo cinque soli salti in tutta la serata!). Ancora Russia nei 110hs: Sergey Shubenkov corre in 12.95 (+0.6), secondo crono al di sotto dei 13 secondi nel giro di soli tre giorni, unico al mondo nel 2018 ad essere riuscito nell’impresa. Lo statunitense Noah Lyles illumina la serata con un fantastico 19.69 nei 200 metri (+0.4), mondiale stagionale eguagliato (gli apparteneva in coabitazione con il sudafricano Munyai) e balletto di festeggiamento finale; alle sue spalle, il connazionale Michael Norman, anche lui poco più che ventenne, corre in 19.88. Difficoltà nei cambi (e l’indisponibilità della Bongiorni) costringono la 4x100 azzurra ad un poco più che normale 43.82 (vittoria alla Svizzera, con il primato nazionale portato ad un clamoroso 42.29).

di Marco Sicari

Gianmarco Tamberi non aggiunge centimetri al fresco stagionale di 2,26, ma tutto sommato, nella fresca serata di Diamond League a Losanna, seconda tappa del trittico di gare che l’azzurro affronterà nel giro di una settimana, conferma una relativa stabilità sulla misura. Il marchigiano conclude la gara con 2,25 (asticella superata al terzo tentativo), arrendendosi poi dopo tre prove ai successivi 2,29, per il nono posto finale. Il terzo salto alla quota conclusiva mostra anche un buon Tamberi, sufficientemente veloce nella rincorsa, ma poi frenato nella fase di valicamento da una tempistica di esecuzione ancora perfettibile. A vincere, in maniera convincente, è il russo Danil Lysenko: il suo 2,37 è la misura conclusiva di una gara composta di soli cinque salti, con altrettante quote superate alla prima prova (2,20; 2,25; 2,29; 2,33 per la vittoria, 2,37). Un chiaro avviso per chiunque intenda fare progetti per il titolo continentale.  

VIDEO | GIANMARCO TAMBERI SALTA 2,25 E POI MANCA DI POCO 2,29

Dalle pedane alla pista, l’impressione è che il mondo dell’atletica dovrà presto abituarsi al balletto finale di Noah Lyles. Lo show post gara dello statunitense è inferiore, per spettacolarità, solo a quello andata in scena in pista. Lyles è superlativo per efficacia ed eleganza, ed il travolgente finale (figlio di un’ottima distribuzione) vale il 19.69 del mondiale stagionale eguagliato (vento regolare a +0.4), peraltro da lui già detenuto in coppia con il sudafricano Munyai. Vent’anni appena, rivelatosi al mondo nell’estate 2016, quando battè Filippo Tortu nella finale mondiale Under 20, Lyles impressiona per facilità di corsa e di interpretazione; il connazionale Michael Norman, più giovane di soli cinque mesi, è secondo con 19.88 (appena 4 centesimi peggio rispetto a Parigi), ma finisce quasi per sparire, davanti alla luce accecante emanata da Lyles. Da quel che si è visto negli ultimi otto giorni di Diamond League, sembra che una nuova, incredibile generazione di sprinter a stelle e strisce sia pronta per dare un nuovo volto allo sprint, e forse, all’atletica.

Impressionante rova di forza per Sergey Shubenkov nei 110hs. Il russo si impone in 12.95 (+0.6), secondo crono in fila nel corso di tre giorni al di sotto dei 13 secondi, danzando in maniera pressoché perfetta tra le barriere. Il giamaicano Omar McLeod, il campione olimpico e mondiale in carica, parte bene, prova a resistere, ma deve arrendersi per un contatto con l’ottava barriera (quando Shubenkov è comunque già avanti), e finisce quinto in 13.41. Seconda piazza per lo statunitense Devon Allen, 13.29. Ancora ostacoli, quelli sul giro di pista maschile, per una delle gare più attese della serata. Il record del mondo, avvicinato a Parigi sabato scorso (con un clamoroso 46.98, due soli decimi più lento del primato di Kevin Young), questa volta rimane lontano, ma per il qatariota Abderrahman Samba è ancora vittoria, la sesta consecutiva nella Diamond League 2018. Il rettilineo finale è irresistibile, per l’ennesima volta, e nulla può il norvegese Karsten Warholm, pur capace di un eccellente 47.94, ma secondo al traguardo.  

Marie-Josee Ta Lou conferma la sua superiorità stagionale nello sprint, vincendo i 100 metri in 10.90 (+1.3) e lasciando a poco meno di un decimo (10.99) la giamaicana Elaine Thompson, l’oro olimpico di Rio; alle loro spalle, spunta Jenna Prandini, terza in un 11.00 che ne conferma l'ottima condizione. In chiave europea, detto del quarto posto di Dafne Schippers (11.02), spicca il record nazionale svizzero di Mujinga Kambundji, scesa a 11.03. En-plein di record nazionali per la Svizzera appena un’ora più tardi, con la staffetta 4x100 donne che si impone sulla Germania (!) in 42.29. C’è anche l’Italia, con quartetto privo di Anna Bongiorni (tenuta a rioso in via precauzionale dopo la prova nei 100 individuali; al suo posto Jessica Paoletta, a precedere Gloria Hooper, Irene Siragusa, e Audrey Alloh). Per loro, un 43.82 – quinto posto – che non aggiunge molto rispetto a quanto di buono già visto sabato scorso a Tarragona, in occasione dei Giochi del Mediterraneo.

Sorpresa nei 1500 metri donne. Tra tante protagoniste pluridecorate, in un cast arricchito anche dalla presenza inconsueta della sudafricana Caster Semenya, dominatrice degli 800 metri, a vincere è la 25enne statunitense Shelby Houlihan, con il primato del meeting fissato a 3:57.34. In cinque finiscono al di sotto dei 4 minuti (Muir 3:58.18, Hassan 3:58.39, Tsegay 3:59.07, Arafi 3:59.15), ma quello che resta negli occhi è l’imponente finish della Houlihan, che già si era imposta quest’anno a Eugene: nei 50 metri finali infila la Muir, superandola nettamente. Per Caster Semenya, il sesto posto con 4:00.44.  

Nuova bordata di Tom Walsh nel getto del peso: il neozelandese, campione iridato a Londra lo scorso anno, e capolista mondiale stagionale con 22,67, tocca i 21,92, per il secondo successo personale dell’anno in Diamond League. In assenza di Semenya, il doppio giro di pista vede il successo di Francine Niyonsaba, in un eccellente 1:57.80; in scia si conferma la statunitense Ajee Wilson (1:58.20), a ricomporre il duo che abitualmente completa il podio alle spalle della sudafricana. Bel confronto nei 400hs donne: la statunitense Shamier Little, l’argento mondiale di Pechino 2015, lo fa suo con 53.41, costringendo la giamaicana Carter, seconda, al personale (53.46). Grande equilbrio nell'asta donne: la greca Katerina Stefanidi alla fine prevale, ma il suo 4,82 è la stessa misura superata dalla statunitense Jen Suhr (battuta per minor numero di salti alla quota precednete, 4,72) e dalla russa Sidorova (bandiera bianca solo dopo un tentativo in più).

Ancora un centro, il quarto consecutivo in Diamond League (con Roma, non valida per il diamante, si sale a cinque) per Saiwa Eid Naser nei 400 piani: a Losanna il suo giro termina dopo 49 secondi e 78 centesimi, unica performance inferiore ai 50, con tre americane (Beard 50.40, Wimbley 50.58, Stepter 50.63) a finire in scia. Crono superiore ai 50 secondi (50.07) per Jose Bencosme nella serie B dei 400hs, mentre le velociste azzurre, prima di gareggiare nella prova di staffetta, si concedono, senza brillare particolarmente, anche un 100m individuale: 11.60 per Anna Bongiorni e 11.85 per Jessica Paoletta (vento nullo).

VIDEO | HIGHLIGHTS ATHLETISSIMA LOSANNA 2018

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