La transizione di Marco Fassinotti

17 Marzo 2016

L'altista piemontese si racconta alla vigilia del Mondiale indoor di Portland: ''Ho modificato il mio modo di correre: così, adesso manca un po' di stabilità tecnica. Ma in gara ci sarò anche io''


 

di Marco Sicari

Il secondo cavaliere italiano dell’alto ai Mondiali indoor di Portland ha le fattezze ed i modi gentili di Marco Fassinotti. Il piemontese ha centrato il primato personale nel corso dell’inverno, a Baska Bystrica, superando l’asticella posta a 2,35, un centimetro meglio di quanto era riuscito a fare nel corso del 2014 e del 2015. Piazzandosi al quarto posto della graduatoria mondiale di quest'anno. “Poi è arrivata la gara di Hustopece, il 13 febbraio – racconta – e quello stacco con meccanica sbagliata che mi ha consigliato di rientrare in cantiere per ritrovarmi al meglio in vista di Portland. Nessuna lesione, ma la consapevolezza di dovermi fermare per evitare guai più seri alla caviglia sinistra, quella di stacco, dopo i guai passati nel 2015 con l’altra”.

Fassinotti vive un momento di transizione tecnica: “L’analisi biomeccanica che avevamo iniziato con Stefano Serranò già nel 2015, aveva evidenziato una discontinuità nella lunghezza dei passi di rincorsa che certamente ha influito ai fini dell’infortunio. Da lì è nato un cambio nell’impostazione della corsa, ulteriormente rivisto durante questo inverno. Ora sono praticamente a metà del guado: i vecchi gesti non sono più recuperabili, mentre i nuovi non sono del tutto stabilizzati. Da qui nasce una mia relativa incertezza, ma sono sereno, so di aver imboccato la strada giusta per il futuro”.

Prima, però, c’è da affrontare il confronto mondiale. “Mi sembra che l’equilibrio sia l’elemento principale di questa vigilia. Non ho visto nessuno nettamente superiore agli altri, anzi, direi che tutti hanno della carte da giocare, me compreso, anche se non in primissima fila. Per me sarà decisiva la quota di 2,32, che potrebbe seguire nella progressione i 2m29. Chi va al di là dell’asticella al primo tentativo, guadagna il podio. Oltre, scatteranno meccanismi diversi, difficili da prevedere”.

Portland è un vero e proprio passaggio. “Ricomincerò subito a lavorare, tra Roma, Birmingham e Formia, dove tra l’altro sarò per un lungo periodo in aprile, anche con il mio allenatore Fuzz Ahmed ed il suo gruppo di atleti britannici. L’Olimpiade è l’obiettivo finale, e voglio arrivare a Rio nelle migliori condizioni, anche per riscattare un po’ dell’amarezza che mi deriva dall’aver vissuto da bordo campo le due finali in cui avrei potuto essere protagonista (gli Europei di Praga e i Mondiali di Pechino, ndr)”. L’Italia dell’alto viaggi a velocità supersonica. Fassinotti sintetizza il momento con una frase. “Individualità tecniche interessanti. Siamo tutte persone diverse, che cercano strade diverse per arrivare allo stesso obiettivo. Saltare più in alto di tutti”.

LA SCHEDA DI MARCO FASSINOTTI

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