La marcia italiana fa i conti per Pechino




 
Due medaglie, e la consapevolezza di avere in squadra un campione di livello mondiale. La marcia italiana torna da Cheboksary con un bottino chiaro, sorgente di speranze, nemmeno tanto velate per l’ormai imminente avventura olimpica. Il bronzo di Alex Schwazer nei 50 chilometri, e l’argento della squadra nella stessa distanza, hanno rappresentato i momenti più alti di una spedizione complessivamente da promuovere, dove più di un azzurro ha meritato gli elogi, vuoi per la capacità di confermarsi ad altissimo livello (un nome: Marco De Luca), vuoi per i progressi fatti segnare in una occasione tanto importante (Jean Jacques Nkouloukidi). Resta adesso da chiudere il discorso sulle convocazioni olimpiche, che per marcia (e maratona) hanno visto chiudere il periodo di riferimento. In attesa di definire il quadro dei 42 chilometri, il tacco e punta sembra aver raggiunto un punto di equilibrio. Il Dt Nicola Silvaggi, su questo in piena sintonia con il responsabile di settore Vittorio Visini, proporrà per Pechino un pacchetto di sei atleti, comprendente Ivano Brugnetti (il campione olimpico dei 20 chilometri di Atene), Giorgio Rubino (il quinto dei Mondiali di Osaka, al momento in ripresa dopo un infortunio), Diego Cafagna (al personale sui 50km, artefice della splendida medaglia d’argento della squadra a Cheboksary), Marco De Luca (nono nei 50km a Cheboksary, e vicino ad un clamoroso piazzamento negli otto, impedito da un problema fisico negli ultimi 5000 metri di gara), Alex Schwazer (una delle più chiare speranze per l’atletica italiana ai Giochi), Elisa Rigaudo (non brillantissima a Cheboksary, ma in ripresa e soprattutto impegnata in un contesto dove il vertice, russe a parte, tutto sembra tranne che irraggiungibile). In più, entra in “zona calda” Jean Jacques Nkouloukidi, personale demolito a Cheboksary e portato ad un soffio dal minimo richiesto dalla FIDAL (1h21:45 il suo risultato, 1h21:30 il limite); per lui le porte della convocazione olimpica potrebbero aprirsi inaspettatamente. Una decisione in tal senso verrà presa però solo nelle prossime settimane, mentre a breve verrà ufficialmente definito il numero dei “designati” all’azzurro nella marcia e nella maratona. Intanto, Alex Schwazer ha già pianificato con Sandro Damilano le prossime tappe di preparazione. Nel mese di giugno verrà il momento del lavoro in altura, che l’altoatesino effettuerà a Livigno. Nessun altro impegno agonistico da qui all’Olimpiade (a parte probabilmente un test alla fine di luglio), in quella che può probabilmente essere definita la fase cruciale di costruzione dell’assalto alle medaglie di Pechino. Il menù: chilometri, ritmi gara, e tanta tranquillità, per un atleta immenso, un vero computer, che ha costretto lo squadrone russo ad uno sfiancante lavoro d'assieme per domarlo nella Gara di Coppa. Strada diversa per un altro degli uomini da tenere d’occhio nella pattuglia italiana: Ivano Brugnetti. Non tragga in inganno il suo sedicesimo posto in Coppa. L’uomo di Atene 2004 era alla seconda 20 chilometri in dieci giorni (dopo quela felice di Sesto San Giovanni), entrambe chiuse dalle parti dell’ora e 21 minuti: un’esperienza nuova, studiata con Antonio La Torre nell’ambito del percorso di preparazione all’Olimpiade. Per Brugnetti ancora un impegno agonistico: a Cracovia il 24 maggio, nuova tappa del Challenge IAAF prima dell’avvio del mese in altura (fino al 24 giugno) al Sestriere. Dopo la discesa a casa per la nascita della secondogenita, Brugnetti continuerà probabilmente a Dimaro, per poi affrontare un test importante (sui 10000 metri) ai Campionati Italiani Assoluti di Cagliari 19-20 luglio. Poi, sarà già Pechino. m.s.


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