La determinazione di Leonardo Puca

13 Giugno 2017

Inizio folgorante di stagione per il numero uno dei 400 ostacoli U. 18 in Italia


 

di Orlando Del Grosso

Dopo una lunga parentesi di interviste a tecnici e i dirigenti, per il periodo estivo, ci concentreremo maggiormente sugli atleti, ed in particolar modo, su quegli atleti che si stanno rendendo protagonisti di ottime prestazioni da inizio stagione. Dare visibilità, dare loro possibilità di farsi conoscere è un modo per ringraziarli e cristallizzare, attraverso le parole, questi bei momenti. Il primo a dover essere reclutato è sicuramente Leonardo Puca, quattrocentometrista dell’Atletica L’Aquila, allenato da Corrado Fischione, che in questa stagione sta facendo incetta di record regionali sulle distanze dei 200, 400 e 400 ostacoli. Non conosco personalmente Leonardo ma, se le specialità praticate ci possono dire qualcosa di immediato sulla persona, di lui sappiamo che è un ragazzo determinato, pronto al sacrificio e che ama le sfide. Sbaglio? C’è da aggiungere qualcosa? Vedremo, in fondo come dicevo poc’anzi questa rubrica è stata creata per conoscere meglio il nostro mondo.
Prima di passare alle domande, voglio fare una veloce carrellata dei risultati più importanti ottenuti da Leonardo. Campione italiano cadetti nel 2015 a Sulmona sui 300hs, recordman regionale Allievi sui 200 con 22”13, sui 400 con 48”76 e sui 400hs 52”28
Leonardo è un ragazzo da scoprire anche per chi scrive, quindi bando alle ciance e partiamo con le domande.

Ciao Leonardo, benvenuto sulla rubrica “L’atletica raccontata” e complimenti per la bellissima stagione. Partiamo con qualche domanda di riscaldamento. Sei fratello di un altro campione italiano Cadetti dei 300, ovvero Samuele Puca. Sei arrivato all’atletica leggera per sfidarlo, emularlo o il tuo approdo nel track & field deriva da qualcos’altro? Raccontaci la storia che ti ha portato a praticare quello che viene chiamato il “giro della morte”.

Ciao Orlando e grazie per l’invito e i complimenti. L’inizio della mia carriera sportiva risale al periodo dell’infanzia, quando trascorrevo le giornate a giocare a calcetto con i miei coetanei nel campetto sotto casa. Dopo una breve parentesi di nuoto, ho praticato anche calcio nella squadra del paese. Ma la passione per la corsa è qualcosa che ho sempre sentito dentro. Ho iniziato a praticare atletica a livello agonistico nel 2013 con la mia attuale società l’Atletica L’Aquila, spinto dal desiderio di emulare mio fratello Samuele che, nel frattempo, aveva già vinto diverse gare regionali. Tuttavia mi ero già avvicinato al mondo dell’atletica in passato, nel lontano 2009 quando, dopo il terremoto che scosse la città di L’Aquila, mi trasferii con la famiglia a Giulianova: qui partecipai alla mia prima gara nel salto in lungo, vincendo la mia prima medaglia.

Hai 17 anni e sicuramente nella tua vita non ci sarà solo l’atletica. Quali sono i tuoi interessi una volta slacciate le scarpe chiodate? Come ti vedi in questo momento? Io alla tua età mi vedevo come un atleta musicista.

Oltre all’atletica ho anche altri interessi. Infatti, una volta slacciate le chiodate impugno le bacchette e mi fiondo nel garage per suonare la batteria al ritmo dei miei gruppi preferiti quali Blink e Sum! Inoltre mi piace molto disegnare e aspiro a diventare un designer. Ovviamente non mi tiro mai indietro quando c’è da divertirsi con gli amici!

Scuola, amici, interessi, atletica, come riesci a gestire il tutto? Molti tuoi coetanei, come saprai bene, faticano a mantenere tutto sotto controllo. C’è un trucco nel riuscire a farlo o il segreto risiede nella volontà di realizzare un sogno?

Ritengo che lo sport in generale sia un’importante palestra di vita. Insegna che, per ottenere qualcosa, qualsiasi cosa, bisogna lavorare duramente perché nessuno ti regala niente. Il trucco per riuscire a gestire tanti impegni risiede nella motivazione che hai nel perseguirli. Comunque vi assicuro che non è affatto facile!

Tu sei allenato da un esperto della velocità, ovvero Corrado Fischione. Raccontaci il vostro rapporto, quanto è importante per te Corrado? Se puoi, e se ce ne sono, raccontaci qualche aneddoto divertente intercorso tra te e lui. Non so, avete un modo particolare di festeggiare i risultati, vi lanciate scommesse pregara, frasi ricorrenti che vi dite come rituale scaramantico. Insomma, scegli tu cosa condividere con noi.

Corrado è il mio allenatore già da diversi anni, tuttavia sono stato avviato in questo mondo dalla figlia, Giulia. È sicuramente un grande amante dello sport, un pezzo grosso dell’atletica aquilana; molto attento e scrupoloso con i propri atleti a cui dedica intere giornate in programmazioni e allenamenti. Ho un ottimo rapporto con Corrado, lui è sempre calmo e apparentemente distaccato riguardo ai miei risultati. Anche se so benissimo che dentro di se è molto fiero e orgoglioso di ciò che faccio. Questa modalità di rapporto, in fondo, credo sia la nostra forza. Diciamo che non esternando in maniera evidente la sua felicità o la sue paure nei miei riguardi, riesce a starmi vicino, ma allo stesso tempo a tenermi con i piedi per terra.

Devo a lui il successo sugli ostacoli, dato che, grazie alla sua insistenza, ho provato questa specialità che all’inizio non amavo affatto. Strano vero?

Credo che l’allenatore, insieme alla famiglia, sia la figura più importante per un atleta perché costituisce un punto di rifermento, oltre che a livello tecnico, anche dal punto di vista umano.


Passiamo al qui e ora. Questo sembra essere il tuo momento, Stai facendo segnare record su record, passando con una facilità estrema dai 200 ai 400 fino alla variante con ostacoli di quest’ultima. Quali sono le tue aspettative, i tuoi obiettivi, pensavi durante l’invernata di poter raggiungere questo livello? Ti stai stupendo di te stesso o in cuor tuo lo hai sempre saputo?

Sono molto esigente con me stesso, quindi le mie aspettative sono ampie e non circoscritte. Per adesso l’obiettivo principale sono i campionati italiani di categoria dove correrò nella gara dei 400 ostacoli. Avevo intenzione di andare forte quest’anno, quindi sì, in fondo, ma molto in fondo, ho sempre saputo di essere capace di tali risultati.

 

Siamo all’ultima domanda, e come accadeva agli inizi della rubrica, voglio chiudere l’intervista con un gioco. Ti consegno virtualmente una lampada di Aladino con cui poter esprime tre desideri da indirizzare alla Fidal. Cosa chiederesti?

È difficile scegliere soltanto tre desideri, ho così tante cose in mente! Tuttavia in questo momento in cima alla mia lista c’è la convocazione in maglia azzurra. Come secondo desiderio, chiederei una pista vicino casa, dato che per allenarmi impiego quasi mezz’ora di macchina all’andata e altrettanto al ritorno, sottraendo così tempo prezioso allo studio o altre attività.

Chiederei, quindi, alla Fidal di creare centri sportivi e accademie per consentire agli atleti di conciliare lo studio con l’attività agonistica, tipo college americani.



 

 

 

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