L'azzurro più azzurro del 2014

29 Dicembre 2014

Tra maratona, salti, pista e corsa i montagna ecco i protagonisti al maschile della stagione appena conclusa: Meucci, Fassinotti, Marani, Desalu e Bernard Dematteis

 

di Giorgio Cimbrico

L’Euro2014 ha ormai vita breve, sta per aprirsi il 2015 Mondiale: dopo l’anno zurighese, quello pechinese, dopo il Letzigrund, il Nido d’Uccello intrecciato in uno studio di architetti svizzeri. Buttar giù il ranking azzurro legato a quel che abbiamo alle spalle è già metter sul tavolo le carte per quello che ci aspetta. Con un giochetto di parole, aruspici per trarre buoni auspici. Chissà.

Daniele MEUCCI

Sui saliscendi di Zurigo, percorsi nella storia da Richard Wagner, Gustav Mahler, James Joyce, Vladimir Lenin (e molti altri, residenti volontari o in esilio), l’ingegnere ha offerto un canto pisano e un trattato di strategia degno del generale Sun-tsu. Mai dubitato un attimo che la sua condotta non fosse quella buona, né lui, né noi. La fuga del polacco aveva accenti ciclistici, disperati. In Daniele, occhi ardenti e razionalità, gli ingredienti necessari per chi ha imboccato una strada che lo porta verso Oriente, prima per erodere secondi, magari a decine, dal record personale, a seguire per riportare una maglia azzurra nel gruppo di testa di una maratona che assegna il titolo più importante dopo quello olimpico.

Marco FASSINOTTI

Nell’anno delle meraviglie – sei sopra il muro dei 2,40, Sotomayor minacciato a più riprese dalla ditta B&B, Barshim&Bondarenko, detto per esteso -– il torinese delle Midlands si pone con il 2,34 invernale al quinto posto nella lista indoor e al nono nella combinata. Elegante, dotato di eccellente dialettica: anche questo conta per chi vuole salire in alto, spingersi ben al di là di un settimo europiazzamento.

Diego MARANI

E’ piacevole lodare l’allievo di un vecchio amico come Giovanni Grazioli, il giovanotto mantovano che ha deciso di abbandonare il calcio per inseguire qualcosa di assoluto che sta alla fine di una curva e di un rettilineo e che per noi italiani ha un mare di piacevoli riferimenti. Gli sta riuscendo bene: settimo a Helsinki 2012, quinto a Zurigo e soprattutto, con 20”36, terzo nella lista italiana di tutti i tempi, alle spalle di Pietro Mennea e di Andrew Howe. Chiude la stagione al 40° posto mondiale ma viene voglia di imbastire una scommessa: a Pechino sarà tra i sedici?

Eseosa DESALU

Secondo nome, Fostine e per tutti Faustino. Fresco, leggero, giovane (vent’anni, ventuno nel febbraio che verrà), nigeriano di radice, cremonese per residenza e cadenza. Uno Stradivari che ha saputo suonare la sua parte a Zurigo – 20”55 – e che venti giorni dopo, nella scia di Matteo Galvan, ha dato a vedere che raddoppiare potrebbe diventare la chiave del suo successo.

Bernard DEMATTEIS

Chi ama la montagna vera, selvaggia, vada in Val Varaita, dove Bernard è nato, pochi minuti prima del gemello Martin. Con lui ci troviamo di fronte a un vero “hombre vertical”, ancora campione europeo e bronzo a squadre nei marmorei mondiali di Casette di Massa e in grado di domare i 1000 metri di dislivello in poco più di mezz’ora. La corsa in montagna è atletica con tutti i crismi ed è un piacere e un onore ospitarlo nel nostro ranking.

Fuori classifica - Daniele GRECO
In qualche modo è necessario ricordare quel fulmine che si è abbattuto sullo stesso albero. Dicono che non capiti mai e invece capita, a lui è capitato. E, se è questo, gli è capitato anche di peggio: un incespicare sulle grucce, l’operazione bis. Ricordi amari e ora parole che non vogliono esser vuote, ma trasformarsi in affettuose pacche sulle spalle. Lo rivedremo a Rio, la terra di Adhemar Ferreira da Silva che ebbe una parte in un capolavoro, Orfeo Negro. Noi tra un anno e mezzo vorremmo assistere a Orfeo Greco.

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