L'Italia e la Hall of Fame

12 Novembre 2014

Non ci sono ancora azzurri nella Hall of Fame della IAAF, da poco arrivata a 48 eletti

 

di Giorgio Cimbrico

La Hall of Fame della IAAF non è un paese per italiani. Capita lo stesso per la Hall of Fame del rugby dove, in mezzo a legioni di inglesi, irlandesi, australiani e neozelandesi, sono stati accettati un vecchio sovietico, un giocatore dello Zimbabwe, un samoano, ma neppure un azzurro. E’ vero che, con tutto l’amore che nutriamo per la palla ovale, l’apporto alla storia del gioco da parte italiana non può essere paragonato a quello fornito dall’atletica azzurra. In ogni caso, zero nel rugby e sempre zero nell’atletica, anche dopo la recente quarta infornata che porta gli eletti a 48, con schiacciante maggioranza degli uomini sulle donne: 31 contro 17.

All’inizio, per entrare nel tempio degli iniziati era necessario aver conquistato due titoli olimpici o mondiali e aver firmato un record mondiale. Ora le maglie dei parametri si sono allargate e si tiene conto di particolari traguardi e acquisizioni che hanno contribuito alla storia dell’atletica. E’ grazie a questa nuova chiave che si sono aperte le porte, ad esempio, a Cornelius Warmerdam, l’olandese volante di California che, attivo durante la seconda guerra mondiale, non ebbe la chance di salire sul podio olimpico e lasciò un lungo testamento di record mondiali di salto con l’asta. Anche Horine e Harbig hanno regalato importanti acquisizioni ma non figurano.

Non è partigianeria dire che quanto a traguardi, record e successi, per di più prolungati nel tempo, Adolfo Consolini, Sara Simeoni e Maurizio Damilano meritano l’ingresso, così come Livio Berruti per il triplo capolavoro del 3 settembre 1960 : due record mondiali e l’oro olimpico in un paio d’ore. E un posto doveva essere riservato, se non altro sull’onda della commozione, a Pietro Mennea. Inutile andare avanti con le valutazioni, con gli esempi, magari anche con le polemiche. Valutazioni e risposte devono esser fornite da chi ci segue in rete, dopo aver consultato l’elenco degli ammessi. Lo meritano tutti (o quasi) ma lo meritano anche le nostre vecchie glorie.

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